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SPADOLA (VV) – OMICIDIO LACARIA, UN INTRICATO ROMPICAPO


Da sinistra: Lacaria e Zangari

Punti oscuri nella vicenda. La salma restituita in questa settimana

di REDAZIONE 

SPADOLA (CZ) –  “Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male, qualche assassinio senza pretese lo abbiamo anche noi qui in paese”. George Brassens, celebre cantautore francese, incominciava cosi una sua celebre canzone per descrivere un clima di mistero nato e sviluppatosi attorno ad una vicenda che ha visto coinvolto un piccolo paesino della Francia.

E cosi sembra essere successo a Spadola qualche tempo addietro nel caso della scomparsa e nel successivo rinvenimento del cadavere di Bruno Lacaria. Ci sono due punti fermi e molti lati oscuri: Bruno Lacaria, il commercialista scomparso l’8 febbraio scorso da Spadola è stato ucciso; a compiere il delitto sarebbe stato il suo compare d’anello e amico, Giuseppe Zangari di 46 anni con il quale era stato avvistato nei momenti antecedenti la scomparsa.

Il resto è tutto ancora avvolto nel mistero, un rompicapo intricato che gli investigatori stanno cercando di decifrare. I punti oscuri non mancano a cominciare dal movente che sembrerebbe puramente economico, le modalità dell’assassinio e del rinvenimento del cadavere. Insoma ancora non si esclude nulla. S’inserisce in quest’ottica la decisione della Procura della Repubblica di Vibo Valentia di tenere a disposizione per ulteriori accertamenti che hanno il carattere della irripetibilità ancora la salma del povero Lacaria fino a questa settimana quando dovrebbe essere restituita ai parenti per effettuare funerali e sepoltura.

Zangari, dopo essersi presentato spontaneamente presso la Stazione dei Carabinieri di Serra San Bruno, avrebbe chiesto di parlare con l’ufficiale che indaga sulla morte di Lacaria, e che mai era stato del tutto convinto dalle dichiarazioni precedenti date dallo stesso, e avrebbe confessato l’omicidio davanti al Pm Filomena Aliberti della Procura di Vibo Valentia ed al Capitano dei carabinieri Mattia Ivano Losciale, comandante della Compagnia di Serra San Bruno. Per uccidere, avrebbe usato un’arma impropria, circostanza confermata dall’autopsia.

Se da un lato sarebbero state proprio le sue ammissioni, che intanto si trova in custodia cautelare in carcere, a portare al rinvenimento del cadavere di Lacaria, qualcosa ad inquirenti ed investigatori non torna e prima di chiudere il caso vogliono effettuare ulteriori riscontri e vederci molto chiaro. Zangari, il giorno successivo alla scomparsa del commercialista spadolese, aveva raccontato di essere stato vittima di un tentato omicidio quando due persone sotto la minaccia delle armi lo avevano costretto a bere un potente pesticida. I verbali dei suo interrogatori erano stati secretati.

Poi il colpo di scena della confessione. Bisogna comprendere il movente e sopratutto se l’omicidio possa essere scaturito in seguito ad una lite degenerata per come raccontato da Zangari che è difeso dall’avvocato Enzo Galeota

 

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