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SOVERATO (CZ ) – Salesiani, in scena le Troadi di Euripide


Nel cortile dell’istituto rivive l’antico dramma a cura dei ragazzi del liceo

Articolo di Gianni ROMANO (Il Quotidiano del Sud)

SOVERATO (CZ) – 1 GIUGNO 2015 –  Il Liceo Classico dell’Istituto Salesiano di Soverato non si ferma davanti alle nuove sfide che tenta con forza e determinazione di portare a compimento. Il Direttore, Don Luigi Martucci,  il Preside, Prof. Saverio Candelieri ed il tutor del progetto prof. Fabio Barletta,  sulla scia del successo delle rappresentazioni degli studenti del Laboratorio di Teatro Classico condotto dalla Compagnia “Teatro del Carro” e diretto da Anna Maria De Luca e Luca Maria Michienzi, anche quest’anno e per la quinta volta consecutiva, scommettono sull’innovazione nel rispetto della tradizione.

L’appuntamento è per venerdì 12 giugno alle ore 21.00 nel cortile dell’Istituto. Il Laboratorio, quest’anno mette in scena “Le Troadi “ di Euripide. La tragedia scritta nel 415 a.C.  è una condanna senza tempo delle atrocità della guerra. La chiave di chi si accosta oggi a questo testo tiene imprescindibilmente conto della forte denuncia che vi è contenuta: prima drammaturgia “pacifista” della storia, le Troadi non smettono di svelare, con la cruenta realtà del teatro, l’insensatezza della violenza del forte sul debole, del conquistatore sul soccombente.

Dopo la presa di Troia, Atena e Poseidone decidono di distruggere l’armata greca: l’uno è benevolo ai troiani perché fondatore della loro città, l’altra odia i Greci perché Aiace ha violentato Cassandra nel tempio consacrato alla dea. Intanto i Greci si sorteggiano le donne troiane, prede di guerra, come schiave. Destinata ad Agamennone è Cassandra, lucidamente presaga della sorte di entrambi. A Neottolemo, figlio di Achille, è destinata Andromaca, straziata dal ricordo di Ettore morto, alla quale i Greci sottraggono anche il tenero figlio Astianatte per ucciderlo gettandolo giù dalle mura. La vecchia regina Ecuba è data ad Ulisse.

Polissena, sua figlia, sarà immolata sulla tomba di Achille la cui ombra l’ha richiesta come condizione per dare venti favorevoli ai suoi connazionali in procinto di salpare alla volta della patria dopo dieci lunghi anni di guerra. Appare poi sulla scena la causa di tante sciagure, la splendida Elena, che Menelao, suo marito, vuol ricondurre in patria per ucciderla, vendicando così le molte vite dei Greci stroncate per colpa sua. Ecuba la maledice ed essa si difende con un abile discorso, consapevole che Menelao, vinto dalla sua fatale bellezza, l’avrebbe risparmiata. Infine, dopo aver ricomposto il corpo devastato del nipotino, Ecuba con le altre prigioniere sia avvia verso le navi greche mentre la città crolla tra le fiamme.

Sul palcoscenico si alternano le drammatiche vicende delle donne della città di Troia conquistata, legate dalla narrazione della regina Ecuba, madre di Ettore, di Paride, delle sfortunate principesse Cassandra e Polissena. Il dolore delle donne di Troia sembra voler essere un dolore universale, il dolore della donna rispetto all’insensatezza della guerra, di tutte le guerre.

Tragedia attuale, purtroppo ancora vivibile e visibile in molte parti del mondo ancora oggi. Già di per sé nostra contemporanea e quindi non bisognosa di attualizzazioni. Contenuti di alto profilo culturale anche in questa occasione dunque, e di estrema attualità.

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