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SOVERATO (CZ) – L’EDUCAZIONE ALTERNATIVA CONTRO LA “PEDAGOGIA MAFIOSA”


Presentato il libro “Cattivi Maestri” di  Don Giacomo Panizza

Articolo e foto di Gianni ROMANO

SOVERATO (CZ) – 29 MARZO 2018 –  Doppio appuntamento a Soverato per Don Giacomo Panizza con la presentazione del suo ultimo libro “Cattivi maestri” la sfida educativa alla pedagogia mafiosa con la prefazione di Goffredo Fofi.

E’ dalla quarta di copertina che già si entra nel merito del saggio laddove si legge che: “In molti luoghi del nostro Paese la mentalità mafiosa si insinua nel modo di pensare comune. È la mentalità dei boss, delle donne di mafia e dei giovani in carriera nelle cosche, ma anche quella che si respira nelle relazioni, nelle parole e nei silenzi delle città. Una vera e propria «pedagogia mafiosa» che si può contrastare solo con un’educazione alternativa.”

L’iniziativa promossa dalla Libreria Incontro e dalla sezione Anpi di Soverato ha visto al mattino la partecipazione di alcune scuole nel Teatro Comunale con l’autore e al pomeriggio la presentazione del libro presso la libreria. Dopo i saluti del libraio Bruno Valenti e di Fausto Pettinato della locale sezione Anpi, ha introdotto i lavori dei due appuntamenti Mario Vallone che si è soffermato sia sulla biografia dell’autore, sia sull’importanza del libro.

Non il solito pamplhet antimafia di denuncia e lamentela delle cose che non vanno nella nostra regione e nel paese, ma piuttosto un saggio propositivo; un incitamento all’impegno e all’azione perché è sempre possibile ribellarsi al malaffare e alla criminalità senza eroismi e cose eccezionali. Basta impegnarsi quotidianamente senza scambiare i diritti per favore e senza scendere mai a patti con la criminalità.

Molto importante la testimonianza della psicologa Serena Peronace della Comunità Progetto Sud nel portare la sua esperienza con le donne tolte dalla tratta e dalla sfruttamento. Don Giacomo Panizza non si è risparmiato a rispondere alle tante domande poste dalle ragazze e dai ragazzi. Ripercorrendo la sua scelta di giovane prete bresciano di trasferirsi nel sud Italia, e in una regione difficile come la Calabria per occuparsi delle persone svantaggiate.

Scelta difficile ma fatta con convinzione, certificata dai tanti successi ottenuti in oltre 40 anni di attività dalla Comunità Progetto Sud da lui fondata. Non ha nascosto le difficoltà e il clima spesso ostile contro cui ha dovuto combattere, sino alle minacce di morte e al programma di protezione a cui si è dovuto rimettere. Aver deciso di occupare alcuni beni immobili confiscati alla mafia lo ha esposto per molto tempo ad ogni tipo di violenza contro la comunità.

Ha ribadito Don Giacomo la differenza tra paura e vigliaccheria e da qui, con la sua gente fatta di disabili, malati, immigrati, donne tolte dalla strada e altre figure considerate a torto marginali, la voglia e la decisone di andare avanti. Questo è il vero significato dei Cattivi maestri, una pedagogia attiva per opporsi all’oppressione di ogni tipo di criminalità mafiosa.

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