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SOVERATO (CZ) – “LE GIARE” 17 ANNI DOPO: PER NON DIMENTICARE


Commemorate ieri le vittime dell’alluvione  che spazzò via tutto e tutti. Inaugurata targa allo scomparso Vinicio Caliò

Articolo e foto di Gianni ROMANO (Il Quotidiano del Sud)

SOVERATO (CZ) – 11 SETTEMBRE 2017 –  Si rinnova come ogni l’anno il ricordo e la commemorazione per le vittime che l’alluvione  del 2000  causò, tredici vittime tra cui uno Vinicio Caliò, mai ritrovata.

Presso il camping “Le Giare”, presenti molte autorità civili e religiose, il sindaco Ernesto Alecci con l’amministrazione comunale che ha deposto un mazzo di fiori davanti alla stele commemorativa, inaugurato anche un monumento in marmo bianco a forma di vela e dedicata proprio a Vinicio Caliò recante la scritta ”E spazzò via ogni cosa e tu solcasti il mar per meta ignota” in memoria di Vinicio Caliò.

Presenti il consigliere regionale Arturo Bova, per il comune di Catanzaro il consigliere Giuseppe Pisano, Luca Caliò fratello di Vinicio, Simona la figlia di Franca Morelli volontaria Unitalsi  morta nella tragedia, il parroco don Pasquale Rondinelli, Antonio Sinopoli dell’associazione “0967” che in questi giorni aveva invitato i sindaci del comprensorio “ad avere più attenzione all’alveo di fiumi e torrenti, in modo particolare ancora oggi, dice Sinopoli, il letto del Beltrame si presenta con molte criticità importanti.”

Presenti l’arma dei carabinieri, della guardia di finanza, dei vigili del fuoco, della polizia municipale di Soverato, dell’Unitalsi e di altri volontari. Parole di fede e di speranza,ma anche di monito per il lavoro dell’uomo che spesso è causa scatenante di simili accadimenti, un intervento sentito, quello di don Pasqule Rondinelli,

”Come ogni anno, diceva il sindaco Alecci, ricordiamo le 13 vittime delle “Giare” presso la piazzetta all’interno della quale sorge il monumento a loro memoria.” Era infatti il 10 settembre del 2000, continuava Alecci, quando le violenti piogge fecero esondare il torrente Beltrame che investì con un fiume di acqua e fango le persone ospitate nel campeggio -Le Giare- tra le quali tanti volontari e invalidi dell’Unitalsi raccolti in occasione di un campus estivo.

”Un saluto,continuava Alecci,oltre alle autorità civili e militari .” Ma il dieci settembre non deve essere solo una data di commemorazione, ma deve essere soprattutto, un monito ad imperatura memoria, agli amministratori, regionali, provinciali e comunali, tutti i livelli devono essere attenzionati .”

Cosa era successo quella notte tra il 9 e il 10 settembre del 2000 a Soverato nel camping “Le Giare”? L’ondata assassina è arrivata poco prima delle 5. Ed ha sorpreso nel sonno tutto il campeggio, dove insieme ai soliti turisti c’erano tanti disabili organizzati in una specie di colonia. È stata una strage. Il fango ha travolto tutti e tutto, lasciando pochissime vie di scampo: i tetti dei bungalow in muratura ed i salici centenari.

Chi non ha avuto la forza, la prontezza ed il coraggio di saltare sui muri e sugli alberi non ha trovato scampo, a meno di un miracolo. Il teatro della tragedia è il camping Le Giare, alle porte di Soverato, una trentina di chilometri da Catanzaro lungo la jonica. In tanti si sono resi conto solamente il giorno prima che la piccola struttura turistica sorgeva troppo vicina all’alveo di un torrente.

Dopo quarantotto ore di pioggia battente quel torrentello è diventato un fiume. I detriti ed i resti degli innumerevoli incendi che si sono succeduti durante l’estate hanno fatto da tappo, ad una decina di chilometri a nord, nel comune di Petrizzi, poi le migliaia di metri cubi d’acqua accumulati nel vallone hanno avuto la meglio.

La “diga” che s’era formata per l’incuria dell’uomo ha ceduto, e giù alla foce dell’ex torrentello è arrivata un’ondata di fango. L’acqua si è riappropriata del suo spazio originario. Tempesta di fango. Nello spazio di qualche minuto il camping è stato cancellato.

È cambiato lo stato dei luoghi, molti bungalow sono completamente ricoperti, le auto del parcheggio raggomitolate ed ammassate quasi tutte sulla sponda sinistra del torrente dando l’impressione di uno sfasciacarrozze. Un vasto e folto canneto è stato messo giù in pochi secondi. Il letto del torrente è aumentato di almeno venti volte.

Erano circa trecento gli uomini impegnati nelle ricerche dei dispersi. I fuoristrada erano inutilizzabili. L’unico modo per tentare il salvataggio di qualcuno era ripercorrere le sponde scrutando con attenzione sulla superficie fangosa.

L’altro sistema adottato è stato l’elicottero. Che però s’è potuto alzare fino alle 13. Dopo è ricominciata la pioggia abbondante. Soccorritori e volontari non si sono arresi, e sotto l’acqua hanno continuato il tentativo di salvare qualche altra vita. 

 

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