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SOVERATO (CZ) – CRISI AL COMUNE – «Ecco perché ci siamo dimessi»


Soverato, il municipio

Soverato, il municipio

Conferenza stampa dei tre consiglieri di maggioranza dopo la rinuncia all’incarico che ha fatto cadere la Giunta Alecci

Fonte: articolo di Dario Macrì (Il Quotidiano del Sud, in precedenza Il Quotidiano della Calabria )

 SOVERATO (CZ) – 24 OTTOBRE 2014 – A ben cinque giorni dalle dimissioni che hanno affossato l’amministrazione Alecci, gli ex consiglieri di maggioranza Emanuele Salatino, Gabriele Francavilla e Vittoria Ciaccio hanno spiegato, in conferenza stampa, le motivazioni della loro decisione.

 Nella sala convegni dell’Hotel degli Ulivi la tensione si tagliava con il coltello: frequenti sono state le interruzioni di sostenitori di Alecci ma anche dei tre dimissionari, tanto che il luogotenente Di Cello ha dovuto riportare la calma obbligando gran parte dei presenti ad abbandonare la sala.

 Il primo a prendere la parola è stato Salatino. Rabbioso e determinato ha illustrato le ragioni della sua scelta: un esagerato – a suo dire – accentramento dei poteri nelle mani del sindaco e di un suo assessore (il riferimento è a Vittorio Sica, mai nominato in conferenza stampa) ed il contestuale esautoramento dai rispettivi ruoli degli altri assessori (compreso il vicesindaco Riccio), dell’ex capogruppo, del resto della maggioranza.

 In secondo luogo, i provvedimenti di carattere economico: piano di riequilibrio e bilancio di previsione. Secondo Salatino il sindaco, al fine di ottenere il consenso della sua maggioranza, avrebbe continuamente minacciato di dimettersi qualora non avessero accettato i piani proposti. Eppure questi progetti di risanamento non erano per nulla condivisi dai tre consiglieri dimissionari. Tant’è vero che il bilancio è stato poi bocciato in Consiglio.

 «Avremmo dovuto sottoscrivere una polizza assicurativa per proteggerci da eventuali ripercussioni che sarebbero potute scaturire dall’approvazione del piano di riequilibrio» ha denunciato Salatino. Che poi ha aggiunto: «Dopo l’ultimo Consiglio comunale il sindaco ha provato a convincere Francavilla a tornare sui suoi passi, dopo che nei mesi scorsi lo ha trattato come una pezza da piedi». L’ex presidente del Consiglio ha concluso: «Noi tre siamo traumatizzati dal modo di agire di questa politica. Ce ne siamo vergognati ed abbiamo deciso di staccare la spina per la tutela di tutti i cittadini». Salatino ha poi citato azioni amministrative da lui non condivise: la gestione dei rifiuti, le tariffe della mensa discriminatorie nei confronti dei non residenti, le transazioni sui debiti del comune che sarebbero state condotte con poca trasparenza.

 Dopo aver dichiarato di non accettare lezioni politiche da personaggi come il sindaco di Torre di Ruggiero che «dovrebbe pensare ai tanti problemi del suo territorio», Salatino ha passato la parola a Francavilla. Che, con pacatezza, ha evidenziato  «linearità e coerenza» della sua posizione: «dal luglio scorso avevo manifestato dei dubbi sul piano di riequilibrio, così mi sono dimesso da capogruppo. Era impensabile poi approvare il bilancio senza conoscere la quantificazione esatta del debito del comune». Che il sindaco aveva promesso di portare alla luce entro dieci giorni dall’insediamento o comunque il prima possibile.

 Quindi è stata la volta di Vittoria Ciaccio: «E’ risaputo che la mia è stata una candidatura dell’ultimo secondo» ha chiosato, con l’emozione che rischiava di tradirla. «Non c’erano le condizioni di rispetto personale e politico per continuare questa brutta avventura».

 Da segnalare la presenza dei consiglieri di minoranza in supporto dei tre. Manti ha dichiarato che il ricorso al Tar per la presunta irregolarità nella presentazione della lista “Verso il futuro” non sarà ritirata. Gagliardi prima ha denunciato la liquidazione di transazioni su debiti di bilancio non riconosciuti e poi ha sentenziato: «Non c’è nessun politico o inciucio dietro questo nostro doveroso passaggio».

 Dopo la conferenza, altri momenti di tensione: un gruppo di sostenitori di Alecci ha atteso l’uscita dei tre transfughi inscenando una rumorosa protesta.

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