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SOVERATO (CZ) – 110 ANNI SALESIANI, ARRIVA DON PASCUAL CHAVEZ VILLANUEVA


Nono successore di Don Bosco  ha tenuto una relazione su “I giovani ed il senso della vita”

Articolo e foto di Gianni ROMANO

SOVERATO (CZ) – 15 MAGGIO 2018 –  Nel salone don Bosco della Parrocchia  Salesiana di Maria Ausiliatrice in Soverato si è tenuta la relazione del Rettor Maggiore Emerito don Pascual Chavez  IX successore di  Don Bosco sui “Giovani ed il senso della vita”.

Ci sono stati prima i saluti di benvenuto di Francesco Cuteri, presidente della Unione Exallievi di Soverato, seguito da quello del sindaco della città di Soverato Ernesto F. Alecci, che ha ringraziato Don Pascual, per quanto i Salesiani hanno fatto per la formazione morale e sociale della città. Riconoscimento  che ha portato gli amministratori di Soverato, già in passato, ad insignire il Rettor Maggiore della cittadinanza onoraria.

Don Matteo Di Fiore, direttore della casa salesiana, ha ricordato invece che don Pascual, nonostante i suoi molteplici impegni,  è la terza volta che viene a Soverato: la prima nel gennaio 2008, quando all’epoca  Rettor Maggiore in carica  è venuto per i festeggiamenti del  primo centenario dei Salesiani a Soverato, la seconda, quando non più Rettor Maggiore è tornato  per una relazione nel febbraio 2017 ed ora maggio 2018 per i festeggiamenti dei 110 anni.

Don Pascual ha iniziato la sua relazione, parlando dei giovani a 360 gradi,  partendo  dalla  loro diversa caratterizzazione in funzione dei tempi. Si è passati dopo le grandi guerre del 900, dalle generazioni impegnate su ideali sociali, formati sulle idee socialiste e comuniste, che si contrapponevano ad un capitalismo buonista, fondato sulla democrazia, caratterizzati comunque  dall’impegno al lavoro, all’attuale società tecnologica e della comunicazione veloce, ma anche del pensiero debole e peggio delle “fake news”. In mezzo ci sono stati i giovani  del 68, caratterizzati dalla ribellione alle regole precostituite, dalla rivoluzione sessuale e dei costumi, e dalla prevalenza dell’individualismo sulla società, seguita poi dall’epoca del pugno chiuso e del black power, fino ad arrivare a familismo ed ai  “bamboccioni”, per finire con la società dei ragazzi iperconnessi, ma sempre più soli, dove in famiglia non ci si parla, dove la realtà virtuale ha la prevalenza sulla realtà reale.

La società attuale è caratterizzata quindi dalla caduta degli ideali sociali, con l’affermazione del capitalismo duro,  dalla crisi della politica,  dalla crisi della famiglia, dalla crisi della religione, dalla  crisi d’identità e soprattutto dalla  mancanza di prospettive per i giovani, che vedono un futuro incerto, dove le aspettative offerte dal mondo, almeno ai ragazzi del mondo occidentale, ed italiano in particolare,  sono molto inferiori a quelle vissute dai propri genitori.

La crisi della religione è determinata da una situazione  agnostica verso Dio e spesso da un dichiarato, ma superficiale ateismo. Quello che in realtà non riconoscono molta parte dei giovani sono le strutture ecclesiastiche ed i formalismi.

 Non è che i giovani di adesso siano più  malvagi o superficiali rispetto al passato, solo non riconoscono le strutture organizzate dalla attuale società, portata a difendere il vecchio rispetto al nuovo  a discapito dei giovani, dei deboli, degli emarginati, che tendono in realtà  ad essere ostacolati, usati più che aiutati. I giovani si trovano in una società, dove non ci sono più maestri riconosciuti e pertanto possono essere accettati solo compagni di viaggio, non guide.

 La società attuale è caratterizzata dalla perdita delle regole sociali anche da parte degli adulti, dalla prevalenza dell’individualismo, dalla cultura del frammento, dalla ricerca dell’edonismo e del culto dell’apparire,  anche da parte di questi.. I giovani però sono sempre per istinto portati  a slanci ideali, tant’ è che molti si dedicano ad opere di volontariato, vedono positivamente organizzazioni umanitarie,ed organizzazioni che s’ interessano della salvaguardia dell’ambiente.

Riconoscono poco il valore etico della religione, perchè i pastori non riescono spesso a parlare un linguaggio chiaro ed universale e non mantengono un comportamento coerente.

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