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SEI ANNI SENZA RETRIBUZIONE E SENZA CONTRATTO AL CAF CISL CALABRIA


Una storia già sentita, simile a tanti altri casi di “sfruttamento” in un mondo in cui il lavoro ha quasi smesso di essere un diritto. L’interessato ha presentato ricorso al Tribunale di Catanzaro 

di REDAZIONE

PRESERRE (CZ) –  9 MAGGIO 2018  – Ha lavorato per sei anni, senza contratto e senza retribuzione, se non per dei brevi periodi.

Legato solo dalla promessa di essere un giorno regolarizzato, assunto magari a tempo indeterminato. E invece, improvvisamente, il “ben servito”. Naturalmente “a voce”, considerata l’assenza di un formale rapporto di lavoro.

Una storia già sentita, simile a tanti altri casi di “sfruttamento” in un mondo in cui il lavoro ha quasi smesso di essere un diritto. Ma che in questo caso, se confermata, assumerebbe un significato ancora più grave, visto che il cosiddetto datore di lavoro è il Caf di un grande sindacato, che, dei lavoratori, dovrebbe esserne – almeno secondo la Costituzione Italiana – l’organizzazione di tutela.

E così il signor Massimo Pinna (tra le altre cose, giornalista del Quotidiano del Sud), ha deciso per tramite del suo legale di fiducia, l’avvocato Giuseppe Pitaro, di rivolgersi al Tribunale di Catanzaro, Sezione Lavoro, presentando un ricorso contro la Società Calabria Servizi Cisl Srl (di seguito “Caf Cisl Calabria) per la quale avrebbe lavorato ininterrottamente, con la mansione di operatore fiscale presso le sedi di Catanzaro e Girifalco, dall’aprile 2012 al 15 marzo 2018, data in cui è stato “licenziato” verbalmente senza un motivo specifico e senza che gli venisse fornita alcune spiegazione scritta.

Un ricorso con cui Pinna chiede la verifica della sussistenza tra le parti di un rapporto di lavoro nel periodo specificato; la corresponsione da parte del Caf Cisl Calabria tutte le retribuzioni maturate e non corrisposte, le eventuali differenze retributive, gli oneri previdenziali e assicurativi, il Tfr e le ferie non godute.

E per finire, ma non per ultimo, la riammissione nel posto di lavoro precedentemente occupato. Cosa di fondamentale importanza per un padre di famiglia, con una bimba piccola da crescere e un’altra in arrivo. 

Nel lungo e dettagliato esposto l’avvocato Pitaro, ricostruisce dunque la vicenda, avvalorando la stessa con una serie di prove documentali raccolte dal Lavoratore durante i suoi anni di lavoro, le numerose mail medianti le quali, si legge nel ricorso, “il direttore regionale del Caf Cisl Calabria, trasmetteva al lavoratore le direttive e gli ordini concernenti le attività da svolgere” e che dimostrerebbero “il perfetto inserimento del Lavoratore all’interno della struttura aziendale”.

Circostanze che, per l’avvocato, potrebbero essere dimostrate attraverso le testimonianze dei tanti utenti (iscritti al sindaco Cisl, lavoratori, pensionati, studenti ecc.) che negli anni si sono rivolti al Lavoratore come operatore fiscale e i diversi colleghi che hanno lavorato insieme a lui (nella sede di via Spasari, a Catanzaro, perché in quella di via Macchiavelli a Girifalco, secondo quanto ricostruito, Pinna sarebbe stato, in tutti questi anni, l’unico e solo operatore).  

Il rapporto tra l’uomo il Caf Cisl, viene illustrato nell’esposto, è iniziato nel mese di aprile del 2012, quando il Lavoratore viene incaricato verbalmente  di occuparsi della gestione della sede di Girifalco, presso la quale avrebbe lavorato fino  al marzo 2013 (dal lunedì al venerdi, dalle 14.30 alle 18.30) senza percepire alcun compenso e senza che tra le parti venisse instaurato un formale rapporto di lavoro.

Con la sola promessa di assunzione. Qualcosa, a questo punto, sembra cambiare. Il 2 aprile 2013 il LAvoratore viene assunto tramite un’agenzia di somministrazione con contratto part-time (20 ore settimanali) fino al 5 luglio 2013 per svolgere la mansione di operatore fiscale alle dipendenze del Caf Cisl Calabria.

“In questo periodo – si legge nel ricorso – ha svolto il suo lavoro sia presso la sede di Catanzaro (tre giorni a settimana) che in quella di Girifalco (per gli altri due) percependo una distribuzione di 737 euro mensili”, ma in realtà, viene aggiunto, “lavorando a tempo pieno, per circa 50 ore settimanali”. Scaduto il contratto, il Lavoratore continua a prestare servizio tutti i pomeriggi, fino al marzo 2014. 

Dal 27 marzo 2014 al 26 settembre 2014 “il lavoratore pur avendo sottoscritto per tramite della Regone un contratto di “tirocinio” retribuito con il Fai Cisl Catanzaro-Crotone-Vibo ha continuato a prestare in realtà l’attivita lavorativa di operatore fiscale al Caf Cisl”. 

Al termine di questo periodo, ricomincia il balletto tra periodi di lavoro “in nero” e piccoli periodi contrattualizzati (dal primo aprile 2016 al 31 luglio 2017; dal 18 aprile 2017 al 21 luglio 2017), fino al 15 marzo 2018, quando arriva il “licenziamento” definitivo. 

“E così – scrive l’avvocato Pitaro – dopo svariati anni in cui il Caf Cisl Calabria ha sfruttato in maniera illecita e illegittima l’attività lavorativa del ricorrente (facendolo lavorare per un maggior numero di ore rispetto a quelle previste nei contratti, ovvero senza nemmeno retribuirlo nei periodi in cui era sprovvisto di regolare contratto) il Lavoratore si è ritrovato di punto in bianco e senza alcuna spiegazione abbandonato dal suo datore di lavoro e dalla sua azienda che per anni aveva diligentemente “servito””.

Prima di presentare ricorso in Tribunale, il LAvoratore aveva diffidato il Caf Cisl Calabria e gli altri enti ritenuti interessati nella vicenda (Cisl Nazionale, Cisl Calabria, Fnp Cisl Calabria, Inas Cisl Calabria) perché ponessero fine a quella situazione di irregolarità. “Ancora una volta però – si legge nel ricorso – le legittime pretese  del lavoratore sono state disattese”.

 La parola, a questo punto, passa i giudici.

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