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SCRIGNO DEL PASSATO, “RIVIVE” IL CROCIFISSO DEL SANTUARIO DI S.PIETRO MAGISANO


Opera molto antica, era sotto una “corazza” di stucco

Fonte: Clemente ANGOTTI –  (ANSA) –

SAN PIETRO MAGISANO (CZ) –  12 NOVEMBRE 2020  – E’ tornato all’originario splendore l’antichissimo SS. Crocifisso, di autore ignoto, scolpito in legno di pero e custodito da secoli all’interno del Santuario della Madonna della Luce a San Pietro di Magisano.

L’opera, la cui fattura era stata attribuita ad un periodo più recente, intorno al 1800, mentre in realtà sarebbe databile in un periodo che va dalla fine del Quattrocento agli albori del Cinquecento, è da tempo collocata nella prima arcata laterale sinistra del santuario, edificato pochi decenni dopo l’anno Mille (1064), proprio laddove vi era un altare ligneo poi rimosso negli anni Cinquanta.

A restituire l’originaria bellezza alla scultura è stato il restauro effettuato nell’ambito del progetto “RestauriAmo”, realizzato in collaborazione con l’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Catanzaro-Squillace diretto da don Maurizio Franconieri e sotto l’egida della Soprintendenza di Cosenza.

Il lavoro di recupero del manufatto, che a breve sarà riposizionato nella sua sede naturale, è stato attuato per volontà di don Franconiere e del parroco di San Pietro Magisano don Simone Marchese, con l’apporto gratuito del restauratore Giuseppe Mantella coadiuvato da Dante Palmerini, ricercatore e operatore della Diocesi di Catanzaro-Squillace.

Una scoperta, la nuova datazione, avvenuta poco a poco.

Il Crocifisso per secoli, infatti, è rimasto avvolto da una sorta di corazza di stucco ridipinto che ne aveva celato la condizione naturale. Sono stati necessari sei mesi di meticoloso lavoro al restauratore Mantella per riuscire ad avere ragione di un intervento attuato anche grazie a moderne indagini diagnostiche che hanno consentito di portare alla luce la particolare tecnica esecutiva.

Il manufatto è stato realizzato all’epoca in legno mediante assemblaggio delle varie parti del corpo: testa, tronco (fino all’altezza delle ginocchia), arti superiori, gambe e porzioni di legno applicate anche nella realizzazione del perizoma.

“Non c’è un chiodo di ferro in questa scultura – ha spiegato Mantella – ma tutto è stato realizzato con particolare maestria in legno di pero stagionato perfettamente, al punto che il materiale è privo di tarli.

Il restauro dell’opera – ha aggiunto – è stato condiviso ed è questo il sistema con il quale in sinergia dobbiamo guardare al nostro patrimonio artistico per valorizzarlo nel migliore modo possibile”.

Non si hanno notizie certe sull’autore dell’opera, anche se è presumibile che la fattura sia da collegare al contesto produttivo di un’ignota bottega presente nel territorio di Taverna, di cui San Pietro Magisano all’epoca era casale.

Elemento questo sottolineato da Palmerini e suffragato dalla ricca presenza di sculture molto simili distribuite in tutte o quasi le chiese della zona presilana.

Il Santuario della Madonna della Luce di San Pietro Magisano, meta di un pellegrinaggio religioso che si rinnova da secoli il 7 e l’8 settembre di ogni anno con la processione del quadro e della statua della Vergine originariamente custoditi nell’Abbazia basiliana di Peseca, oltre che luogo di autentica spiritualità per tutta la realtà presilana catanzarese, si conferma scrigno di tracce di un passato storico artistico di grande importanza, come ha dimostrato anche la presenza di una Croce Astile, anche questa riscoperta e catalogata da qualche anno, che ricorda i manufatti delle botteghe napoletane.

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