Stampa Stampa
92

SANTA LUCIA, AD AMARONI “RIESPLODE” LA TRADIZIONE CHE RISVEGLIA LA FEDE


Dopo la solenne concelebrazione eucaristica spazio al caratteristico “Ballo del Ciuccio”. Don Roberto Corapi: “Siate luce per gli altri”

 di Franco POLITO

 AMARONI (CZ) –  15 DICEMBRE 2021 – «Siate sempre luce per gli altri. Non facciamo morire le tradizioni». 

È duro il monito che don Roberto Corapi, arciprete di Amaroni, lancia durante la messa solenne celebrata nel giorno dedicato a Santa Lucia Vergine e Martire. 

Le sue parole risuonano forte nella chiesa dedicata a Santa Barbara, gremita da tanta gente venuta anche dei paesi limitrofi. 

Il richiamo della festa in onore di Santa Lucia è forte. Capace di unire fede e tradizione, da queste parti è uno degli appuntamenti religiosi più attesi dell’anno. 

Accanto a don Roberto c’è anche don Andrea Gasparro sacerdote amaronese  che  “coltiva la vigna del Signore” a Serra San Bruno, nel Vibonese. 

Nel corso  della sua omelia Don Roberto ha evidenziato il ruolo del cristiano, soffermandosi, in particolare, sulla vocazione di ogni cristiano alla santità. 

Dopo aver illustrato la vita di Santa Lucia, il sacerdote si sofferma sulla santità e sulla vita di ogni uomo ad essere luce per gli altri. 

«Abbiamo bisogno  – dice –  di cristiani che danno una testimonianza di amore ,in una società oggi presa sempre di più dal relativismo e dall’indifferentismo, vogliamo risplendere come gli astri nel cielo attraverso una vita santa. 

Santa Lucia stasera vuole darci a tutti noi un messaggio di speranza in un mondo disperato in questa società dell’ipermercato dove si vive purtroppo un cattolicesimo convenzionale un cattolicesimo fatto di riti e di tradizioni ma manca l’amore per il Signore. 

Tutto questo è esteriorità. Dobbiamo curare l’interiorità, la nostra spiritualità vivendo una vita unita a Cristo». 

Nel corso della celebrazione c’è anche spazio alla preghiera che il giovane religioso riserva a tutti gli ammalati della comunità e per i giovani che definisce «nuova generazione incredula». 

Al termine del rito, con parole forti che risvegliano la fede e le coscienze Don Roberto lancia la manifestazione civile del “Ballo del ciuccio”,  cosiddetto “Bagagghhiadu”, e “da zia Rachela”. 

L’evento, l’anno scorso stoppato dal Coronavirus, affonda le sue radici nel folclore locale ed è un tuffo nella genuina tradizione del posto. 

«Dobbiamo ringraziare di vero cuore il sindaco Luigi Ruggiero – aggiunge don Roberto –  che insieme a me ha voluto fortemente questa manifestazione riscoprendo quest’antica tradizione, il comandante dei vigili urbani Domenico De Giorgio, l’architetto Paolo Scicchitano, tutti i collaboratori del comitato festa, grande squadra che mi supporta nella vita della parrocchia, i volontari della protezione civile e tutti i presenti che hanno collaborato per la riuscita della festa e  i Carabinieri della compagnia di Girifalco».

 L’anfiteatro “Nicolas Green” è il degno scenario della manifestazione. Molto suggestiva e molto partecipata, lo spettacolo esalta la voglia dello stare insieme e l’assaporare in pieno le tradizioni che sono il risveglio della fede. 

Ecco perché, nel concludere, don Roberto evidenzia: «Quando muoiono le tradizioni muore un popolo».

Contatti

Blog Traffic

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.