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RSA CHIARAVALLE CENTRALE, I DIPENDENTI: «RIPORTARE I “NONNINI” NELLA STRUTTURA»


Inviata lettera a ministero della Salute, alla Regione Calabria, all’Asp di Catanzaro, al prefetto, ai carabinieri di Soverato, alla Salus e al Comune di Chiaravalle

Fonte: ILVIZZARRO.IT

PRESERRE (CZ) –  27 MAGGIO 2020 –  «Adottare ogni opportuno provvedimento affinché i degenti già ospiti della struttura “Domus Aurea”, previo loro consenso, possano essere ricondotti all’interno della stessa, nel pieno rispetto dei protocolli sanitari».

A chiederlo, tramite l’avvocato Salvatore Giunone, è la rappresentanza di un nutrito gruppo di lavoratori della “Salus MC Srl”, titolare della casa di cura “Domus Aurea” di Chiaravalle Centrale, dove nelle scorse settimane si è registrato un focolaio a causa dell’elevato numero di persone risultate positive al Coronavirus e dei 28 decessi tra i ex degenti. 

Sul “caso”, comunque, la Procura della Repubblica di Catanzaro – guidata da Nicola Gratteri – ha già avviato un’inchiesta.

Nella lettera – inviata al ministero della Salute, alla Regione Calabria, all’Asp di Catanzaro, al prefetto, ai carabinieri di Soverato, alla Salus e al Comune di Chiaravalle – i lavoratori sostengono che «la struttura, in data 6 aprile 2020, è stata oggetto di un’accurata ispezione igienico-sanitaria a opera dei carabinieri dei Nas, i quali non hanno riscontrato né carenze, né rilevato criticità alcune, né, tantomeno, hanno impartito prescrizioni di sorta.

Circostanze che evidenziano la idoneità della stessa a proseguire la propria attività recettiva.

Ciononostante, la struttura è risultata destinataria di un provvedimento di sospensione apparentemente motivato dall’esigenza di compiere imprecisate e anacronistiche ulteriori verifiche in ordine alle generiche e imprecisate condizioni della stessa, provvedimento che sembrerebbe sorretto più da ragioni mediatiche che da valide argomentazioni giuridico-fattuali scaturite dalla inadeguatezza della gestione emergenziale ad opera degli Enti competenti».

A giudizio dei lavoratori, infatti, «non risulterebbe, allo stato, accertata, anzi neppure contestata, alcuna forma di responsabilità per quanto avvenuto, in capo alla direzione della struttura, né tantomeno in capo ai dipendenti totalmente abbandonati a sé stessi da tutte le istituzioni». 

 Nella lettera, i dipendenti, riferendosi agli «indifesi» e «inascoltati» ospiti della struttura, precisano che gli stessi chiedono di «poter fare ritorno presso la loro casa, individuando quest’ultima nella residenza della “Domus Aurea”, per riacquisire la serenità perduta nei continui spostamenti generati dall’inadeguatezza di chi ha incautamente “gestito” l’emergenza. 

I “nonnini” chiedono con forza di poter riappropriarsi della loro quotidianità, in quell’ambiente “familiare” tanto caro, fatto di una continua e premurosa cura, di rapporti umani veri e sinceri instaurati con le assistenti, di attività di svago, ludiche e spirituali che consentivano lo svolgimento di una vita serena ed equilibrata».

I lavoratori, nel ritenersi «orgogliosi di aver contribuito a rendere la “Domus Aurea” una struttura di eccellenza sul territorio», pretendono di «dar voce ai loro “nonni” non potendo in alcun modo accettare che, nell’ambito del medesimo territorio regionale, contrariamente a quanto verificatosi alla “Domus Aurea” e a fronte della stessa situazione di emergenza verificatasi in altre strutture, la prontezza di intervento da parte degli enti preposti e la predisposizione di tempestive misure volte a preservare l’ambiente “domestico” degli ospiti – consentendo loro di permanere presso lo stesso, nonostante l’emergenza in atto – si risolvesse in una disparità di trattamento tra i nonni calabresi meritevoli tutti dei medesimi diritti e delle stesse garanzie costituzionali».

In conclusione, quindi, i lavoratori chiedono agli organi preposti, ciascuno per quanto di competenza, «di adottare ogni opportuno provvedimento affinché i degenti già ospiti della struttura “Domus Aurea”, previo loro consenso, possano essere ricondotti all’interno della stessa nel pieno rispetto dei protocolli sanitari.

Resta evidentemente inteso che un eventuale mancato riscontro o in denegata ipotesi di diniego all’invocato trasferimento e riattivazione della stessa, cui potrà far seguito una definitiva compromissione del posto di lavoro degli scriventi, imporrà di agire nelle sedi opportune per ogni accertamento di responsabilità e risarcimento danni».

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