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“RISTORINSIEME”, A CAMINIA IRROMPE LA CUCINA DEL FUTURO


Nelle sale del ristorante “La Cabana” primo incontro operativo fra cuochi e fornitori per rafforzare la sinergia

di Franco POLITO

STALETTÌ (CZ) –  29 MAGGIO 2019 –  Rafforzare la sinergia tra cuochi e fornitori.  

Un obiettivo utopico? No, se a sedersi insieme sono l’Associazione Provinciale Cuochi di Catanzaro e le imprese fornitrici di prodotti e servizi.

Lo hanno fatto ieri pomeriggio al ristorante “La Cabana”, a pochi metri dalle splendide acque dello Ionio, gestito dall’imprenditore Mario Iannelli e dallo chef Tommaso Proganò.

Entrambi hanno vestito i panni dei perfetti padroni di casa per “Ristorinsieme”, il primo incontro operativo messo in piedi dall’Apc Catanzaro di concerto con la Fic (Federazione Italiana Cuochi) e l’Urcc (Unione Regionale Cuochi Calabria).

Moderato dal presidente dei Cuochi Catanzaresi, Domenico Origlia, è venuto fuori un costruttivo scambio di vedute per tracciare linee di sviluppo e condivisione di obiettivi di comune interesse. 

In tanti, non solo operatori del settore ma anche semplici appassionati, accorrono alla chiamata. Ci sono anche Francesco Corapi, consigliere regionale Urcc, lo chef Francesco Aretino, il presidente onorario dei cuochi provinciali  Felice Vono  e di quelli regionali  Franco Mungo.

Ne è venuto fuori un punto fermo condiviso dalla numerosa presenza in sala: lo stato di innovazione e crescita qualitativa della ristorazione territoriale  esclude l’improvvisazione. 

Ecco perché la formazione e la specializzazione del personale rappresentano l’inevitabile passaggio che conduce alla soddisfazione del cliente.

Che, oggi, sempre più esigente e affascinato dalle nuove tendenze gastronomiche, impone la conoscenza dei prodotti. Soprattutto quelli locali e km zero. Conoscenza vista nella doppia idea di abilità nel lavorarlo e intrinseca qualità.

In questa direzione tanto si chiede alla scuola, con cui si auspica il rafforzamento del rapporto di “collanza”, spesso staccata dal mondo del lavoro. I talenti ci sono, ma vanno accompagnati in un ambiente in cui la sola predisposizione naturale non basta.

Da qui l’idea che la crescita culinaria “chiama” quella del territorio. Diventa, specie fuori dei confini regionali, sua immagine.

Occorre dare sfogo ai punti di forza. La formazione rimane insostituibile. Il tradizionalismo, che nessuno rinnega, deve allinearsi al nuovo che avanza. Anche in cucina. La passione da sola non basta. Occorre sacrifico e studio. Approfondimento e tenacia.

Per non rimanere spiazzati serve “fare rete”. Bisogna che i rapporti svicolino dalla dimensione ad personam. Crescere e “fare cucina del futuro” significa (anche) che la conoscenza delle cose deve avvenire in maniera condivisa, passando dalle associazioni di categoria.

Dal dire comune di ieri questa è la via che aumenta la possibilità di sviluppo (anche del territorio) e di conoscenza innescando un meccanismo a cascata  sulle opportunità.

Un’idea di sviluppo nuova. Fare ristorazione significa affrontare un complesso di cose. Prima fra tutte le esigenze del mercato. Per stargli al passo urge poca filosofia e molto pragmatismo.

Poi, come al solito, la bontà del risultato finale la giudicherà il cliente.

Ma se tutta la “macchina operativa” che lo propone ha i giusti ingranaggi (cuochi e fornitori  li hanno) non può che funzionare.

E di conseguenza si alza il prestigio del settore culinario e del territorio di riferimento. 

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