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REFERENDUM, I PARTIGIANI DICONO “NO” AL TAGLIO DEI PARLAMENTARI


“Riforma mal congegnata, risponde ad una logica populista ed antiparlamentarista, che aumenta il discredito verso la democrazia”. Nei prossimi giorni al via campagna d’ascolto per sensibilizzare i cittadini

di Franco POLITO

CATANZARO –  28 FEBBRAIO 2020 –  «Se ne parlava già poco, oggi, al tempo del coronavirus di fatto l’argomento è scomparso dalle cronache politiche, dai giornali e dalle televisioni.

Eppure, a meno di un auspicabile rinvio considerate le condizioni del paese, il 29 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimere il loro voto al referendum sul taglio dei parlamentari».

Lo afferma in una nota il Comitato Provinciale Anpi di Catanzaro.  

«Noi  – aggiunge il Comitato –  siamo per il “No”, un no netto deciso e motivato. Si tratta di respingere la mistificazione prima di tutto del risparmio. Se l’obiettivo fosse davvero questo ci sono mille altri modi per risparmiare cifre decisamente superiori a quanto si otterrà con il taglio dei parlamentari.

Si poteva raggiungere lo stesso obiettivo riducendo drasticamente stipendio ed emolumenti di tutti i deputati e senatori, che invece rimarranno esageratamente alti a prescindere dal taglio annunciato.

Si possono recuperare – solo per fare qualche esempio – somme ingenti dagli spropositati stipendi di manager e dirigenti in tutti gli apparati dello Stato, dalle migliaia di “Partecipate” a tutti i livelli. Oppure si potrebbe fare una rapida analisi di quanto spendiamo per le spese militari».

«E’ bene – sottolineano ancora i Partigiani –  che le cittadine e i cittadini sappiano che nel 2018 si sono spesi 25 miliardi, pari a 70 milioni al giorno, più di quanto si risparmia in un anno con il taglio dei parlamentari.

Togliamo di mezzo allora, per rispetto della verità, la questione del risparmio e si abbia almeno il coraggio di dire che si vuole attaccare la Costituzione.

Infatti, come abbiamo già ribadito a livello nazionale, questa riforma mal congegnata, risponde ad una logica populista ed antiparlamentarista, che aumenta il discredito verso la democrazia, insistendo sul tema dei suoi “costi”, spesso necessari per un suo corretto funzionamento, verso le istituzioni democratiche, riducendole a “poltrone”, verso gli eletti, sprezzantemente definiti “la casta”».

«Non solo – si evidenzia ancora dal Comitato – : questa riforma pone l’Italia fra i Paesi europei col più alto rapporto fra numero di cittadini e numero di parlamentari, rendendo più difficile proprio la rappresentanza, difformemente dall’orientamento dei Costituenti che avevano invece inteso garantire un corretto rapporto fra numero di eletti e di elettori.

 Per di più occorrerà riscrivere immediatamente la legge elettorale, al fine di garantire la presenza in parlamento, a rischio, con tale riforma, di tante forze politiche, e rivedere i criteri di elezione del Presidente della Repubblica da parte dei grandi elettori delle Regioni».

Per queste ragioni l’Anpi prende posizione per il “No” al prossimo referendum.

«A partire dai prossimi giorni  – concludono i Partigiani –  il Comitato provinciale dell’Anpi impegna tutte le sue strutture per una campagna di incontri con la cittadinanza sui contenuti del referendum».

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