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PROCESSO JONNY, REGGE L’ACCUSA: 65 CONDANNE


Inchiesta sulle infiltrazioni delle cosche di Isola Capo Rizzuto nel centro di accoglienza per richiedenti asilo

di REDAZIONE 

PRESERRE (CZ) –  19 GIUGNO 2019  – Il giudice delle indagini preliminari di Catanzaro Carmela Tedesco ha inflitto sessantacinque condanne nell’ambito del processo scaturito dall’operazione della Direzione distrettuale antimafia denominata Jonny sulle infiltrazioni delle cosche di Isola Capo Rizzuto nel centro di accoglienza per richiedenti asilo.

Quel Cara che – secondo le accuse della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro – era diventato il bancomat dei clan mafiosi della zona.

Il giudice Tedesco, che ha celebrato il processo con rito abbreviato a carico di 85 imputati, ha emesso il suo verdetto nella tarda mattinata di oggi, infliggendo pene pesantissime che nella maggior parte dei casi rispecchiano le richieste che erano state avanzate dai rappresentanti della pubblica accusa nelle loro requisitorie, i sostituti Domenico Guarascio e Debora Rizza e i procuratori aggiunti Vincenzo Capomolla e Vincenzo Luberto, segno che il giudice ha ampiamente condiviso l’impianto accusatorio che ha svelato le infiltrazioni della cosca Arena nel tessuto economico di Isola Capo Rizzuto ed in particolare nella gestione del Centro di accoglienza per migranti di Sant’Anna attraverso i vertici della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, soprattutto attraverso l’appalto del servizio di mensa.

Non a caso tra le pene più pesanti spiccano i 17 anni e 4 mesi inflitti dal giudice a Leonardo Sacco, ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto ente gestore del Cara; o ancora i 20 anni di reclusione inflitti ad Antonio Poerio e i 19 anni e 4 mesi a Fernando Poerio, titolari del Quadrifoglio, l’azienda che svolgeva il servizio mensa nel Cara.

Pene esemplari anche per i vertici della cosca. Giuseppe Arena, considerato il reggente del clan, è stato condannato 16 anni e 4 mesi di reclusione; mentre Pasquale Arena, che aveva guidato la cosca fino alla scarcerazione del fratello e che aveva un ruolo preminente nel settore delle scommesse e del gioco d’azzardo nel crotonese ed in Italia attraverso la Kroton Games, è stato condannato a 20 anni e 2 mesi di reclusione, due mesi in più della richiesta del pm.

I sessantacinque imputati condannati, che hanno goduto dello sconto di un terzo della pena per effetto del rito abbreviato, erano accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti reati aggravati dalla modalità mafiose e dalla finalità di avvantaggiare l’organizzazione criminale.

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