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PRIMO PIANO – MONTEPAONE (CZ) – Vertenza Aiello Sas, quando la giustizia è “kafkiana”


iustitia

Nonostante la sentenza che ha ordinato di restituire i locali concessi in locazione, i proprietari non sono ancora tornati in possesso dei loro beni

Fonte: articolo di Gianni Romano (Il Quotidiano del Sud, in precedenza denominato Il Quotidiano della Calabria)

MONTEPAONE (CZ) – 26 SETTEMBRE 2014 – Per i proprietari di un immobile sito in Montepaone, il tribunale sta creando un episodio kafchiano di pessima giustizia. La Società Aiello di Aiello Sas è proprietaria di alcuni magazzini  siti in Montepaone Lido, che  erano stati concessi in locazione a terzi.

Con sentenza emessa dal Tribunale Civile di Catanzaro il 26 febbraio 2014  è stato dichiarato risolto il contratto di locazione e  ordinato al conduttore di lasciare libero l’immobile, nella disponibilità della proprietà. Nelle more del giudizio di sfratto, tutti i beni mobili custoditi nei magazzini concessi in locazione sono stati sottoposti a sequestro preventivo con decreto penale emesso dalla Procura della Repubblica di Catanzaro.

Essendo trascorso un notevole lasso di tempo, senza che l’amministratore e custode giudiziario  provvedesse  a restituire l’immobile di che trattasi ai suoi legittimi proprietari, la  Società Aiello si attivava per procedere ad esecuzione forzata. Poiché i beni erano sottoposti a sequestro occorreva , però, un provvedimento del Giudice Delegato, che autorizzasse l’Ufficiale Giudiziario a trasferire i beni in altro luogo.

Pertanto,  la  Società rivolgeva istanza al Tribunale Penale di Catanzaro – Misure di Prevenzione, al fine  <<di disporre lo spostamento dei beni custoditi nei locali del ricorrente presso altro luogo, per permettere agli Ufficiali Giudiziari di procedere all’esecuzione forzata, al fine di dare esecuzione alla sentenza su  citata>>.

A tale istanza ne seguivano altre due, con le quali si chiedeva l’autorizzazione del Giudice per  liberare i locali,   ma oltre alla  comparizione delle parti,non è stato disposto alcun provvedimento. Sembra, infatti, che la preoccupazione principale di chi per legge è tenuto ad attivarsi per far rispettare una sentenza, e quindi far liberare i locali e riconsegnarli ai proprietari, non sia quella di tutelare il diritto di proprietà costituzionalmente garantito, né di far eseguire una sentenza, bensì altro. 

Non  sapendo  dove portare i beni, invece di trovare un  posto  dove riporli, l’amministrazione giudiziaria ha pensato che la cosa migliore fosse quella di lasciarli dove si trovano,  fino a quando le farà comodo, non considerando che, nel frattempo, i proprietari non solo non hanno la disponibilità dei propri beni, ma che, oltre a non aver percepito un solo centesimo durante tutto questo periodo, non possono neppure incassare gli introiti derivanti da una possibile e certa  locazione.

Ebbene alla data odierna, a sette mesi di distanza dall’emissione della sentenza legittima i proprietari di questi locali, non possono accedervi, non possono fittarli, non  possono possederli e goderli,  ma devono, comunque, pagare le tasse e i tributi di loro  competenza,   ed attendere che un Giudice, deputato a far rispettare la legge, decida, quando gli farà comodo, di immetterli nel loro possesso.

E questa la possiamo chiamare “giustizia”?

 

 

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