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PRIMA DELL’ETERNO SILENZIO

Gli sbagli certamente allontanano, ma quando ci si impegna per rimediare, tutto dovrebbe essere in secondo piano; una possibilità bisogna darsela e superare perché fra genitore e figlio non dovrebbe esserci lontananza ma comprensione

di Rossella NASSO

PRESERRE (CZ) –  5 SETTEMBRE 2019 – Ho vissuto abbastanza a lungo da sentire la stanchezza degli anni e quando si è giunti al capolinea tutto ciò che sei stata e hai vissuto si ripresenta nella mente attraverso i ricordi, l’unica fotografia mai sbiadita.

Sono nata in un’epoca in cui era difficile essere solo bambini, l’impegno dei genitori era quello di sopravvivere senza tener conto dei sentimenti, quelli purtroppo erano in secondo piano.

Tra fratelli ci si aiutava a crescere e a sopperire alle mancanze ricevute.

Avevo un padre mite di carattere ed una madre più dura, forse per ciò che a sua volta aveva vissuto. Spesso mi sono sentita sola, ma mi sono sempre fatta forza perché non c’era alternativa.

Crescendo ho sposato un uomo che ho scelto e non imposto, sono diventata madre generando tre figli, uno per il cielo e due alla terra, ai tempi questa era purtroppo una consuetudine.

Ho vissuto poco il primo figlio, perché perso troppo presto e ho avuto il secondo con il forte timore di perderlo.

Proprio perché ho ricevuto poco affetto ho cercato di essere una buona madre, donando ai figli tutto ciò di cui ero capace, d’altronde genitori non si nasce ma ci si diventa, anche sbagliando. L’amore donato ai figli è quasi sempre uguale, salvo poche eccezioni, ma l’amore ricevuto,  quello ha molti volti.

Ci sono madri che piangono la scomparsa fisica di un figlio e poi ci sono madri che loro malgrado devono fare a meno della loro presenza perché nella loro vita non vogliono esistere.

Gli sbagli certamente allontanano, ma quando ci si impegna per rimediare, tutto dovrebbe essere in secondo piano; una possibilità bisogna darsela e superare perché fra genitore e figlio non dovrebbe esserci lontananza ma comprensione.

Se potessi riavvolgere il nastro della mia vita rifarei tutto, tutto quello che ho potuto l’ho fatto, un figlio deve conquistarsi il posto che occupa nella società con le proprie forze, i genitori non possono tutto, sono persone fatte di carne e anima e l’Onnipotenza non è di questo mondo.

Non mi aspetto più nulla, non merita più le mie lacrime versate in silenzio cercando di avere pazienza, un giorno anche la campana della sua coscienza suonerà, chissà se non sarà troppo tardi. Non siamo padroni del tempo come della vita, essa è un dono e dovremmo vivere d’amore, l’unico vero sale della vita, “insaporandola” per gustarla, non per insanguinarla.

Le ferite fisiche si rimarginano, ma quelle dell’anima sanguinano ed una madre con un padre non dovrebbero mai piangere di tale dolore.

Non dovrebbero piangerne la sua mancanza ed un figlio non dovrebbe seppellire un genitore se ancora in vita, in fondo basterebbe dirselo un “mi manchi” piuttosto che continuare a mancarsi in silenzio, perché rimarrà sempre il punto e l’interrogativo di un amore non vissuto.