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PREVENZIONE ALZHEIMER, IMPORTANTE PASSO AVANTI TUTTO “MADE IN ITALY”: C’E ANCHE L’UMG DI CATANZARO


L’acido folico come integratore per prevenire l’AD, scoperto il possibile meccanismo

di REDAZIONE 

PRESERRE (CZ)  – 6 LUGLIO 2021 –  Importante il risultato della ricerca condotta da un team multidisciplinare di ricercatori italiani nell’ambito della malattia di Alzheimer; la più comune causa di demenza, in relazione alla quale nonostante siano trascorsi più di cento anni dalla sua prima descrizione, ancora oggi non se ne conoscono chiaramente le cause.

I ricercatori provengono da importanti Atenei italiani, l’Università Magna Grӕciadi Catanzaro (Dipartimento di Scienze della Salute),di Milano (Dipartimento di Chimica),di Trento (Dipartimento di Biologia Cellulare, Computazionale e Integrata), di Pavia (Dipartimento di Scienze del Farmaco) e dallo Spin-Off Universitario Net4Science e dall’Associazione CRISEA.

La ricerca, i cui risultati potrebbero rappresentare una vera e propria svolta nell’ambito della prevenzione e della gestione della malattia, è stata pubblicata sulla più importante rivista di Chimica Farmaceutica,il “Journal of MedicinalChemistry”, con il titolo “Identification of compoundstargetingHuD. Another brick in the wall of neurodegenerative diseases treatment”. (https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acs.jmedchem.1c00191)

HuD è una proteina legante l’RNA espressa nei tessuti neuronali e coinvolta nelle malattie neurologiche. L’approccio ha combinato le tecniche in silico e STD-NMR e hanno portato all’identificazione dell’acido folico come un potente legante di HuD. Questo composto può rappresentare un nuovo candidato per lo sviluppo di migliori trattamenti contro le malattie neurologiche.

 Ma ora lasciamo la parola ai protagonisti, a coloro che hanno lavorato in modo importante sul progetto e che stanno continuando a farlo,contribuendonella lotta contro le malattie neurodegenerative.

 “Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla collaborazione di un team multidisciplinare” spiega Simona Collina dell’Università degli Studi di Pavia , “… l’indagine scientifica, è il frutto di un lavoro interdisciplinare che ha visto la collaborazione di più gruppi di ricerca. Alessia Pascale dell’Università di Pavia studia da parecchi anni il ruolo fisio-patologico della proteina HuD, che svolge un ruolo cruciale nel controllo post-trascrizionale dell’espressione genica durante lo sviluppo neuronale e la sua disfunzione/disregolazione può contribuire alla patogenesi di numerosi disturbi che coinvolgono il sistema nervoso, sia a livello centrale che periferico. Il nostro Gruppo di Ricerca, aveva già dimostrato come HuD sia implicato nella patogenesi della malattia di Alzheimer(AD) contribuendo all’accumulo di peptidi Aβ nei cervelli di AD, alla stabilizzazione di APP e BACE1 e alla sovraregolazione della neuroserpina…”.

In questo lavoro,  che ha anche “conquistato” la copertina della prestigiosa rivistaJournal of MedicinalChemistry…” spiegaGiosuè Costa dell’Università degli Studi Magna Græcia di Catanzaro, “…tramite tecniche in silicodi virtual screening, che consiste di processare da un punto di vista teorico un database anche di milioni di composti per arrivare ad un numero ragionevole di molecole potenzialmente attive per il  target, abbiamo cercato di identificare dei composti che potessero riconoscere e stabilizzare HuD, una RNA bindingprotein (RBP).

Tra le circa 55.000 molecole esaminate, tra farmaci già approvati dall’FDA e prodotti naturali, tre delle quattro migliori hit cha abbiamo identificato nel nostro laboratorio (acido folico, cefazolina ed enalapril) sono farmaci già in commercio per il trattamento di altre condizioni patologiche. Questi quindi,potrebbero essere riproposti, tramite un processo di drugrepurposing, come nuovi candidati per il trattamento delle malattie neurodegenerative.

Il loro processo di sviluppo sarebbe notevolmente più rapido poiché sono già stati testati in termini di sicurezza in modelli preclinici e sperimentazioni umane”. “I risultati teorici però non erano sufficienti”, aggiunge Francesca Vasile dell’Università degli Studi di Milano, “…occorreva confermare che i tre composti selezionati interagissero realmente con HuD. Gli esperimenti non solo hanno convalidato i dati teorici, ma hanno anche confermato che è effettivamente l’acido folico ad interagire con una maggiore forza verso la proteina HuD….”… “e la conferma finale è arrivata con il saggio cellulare”, conclude Alessia Pascale.

I risultati di questa ricerca potrebberodunque chiarire un meccanismo d’azione ancora sconosciuto dell’acido folico, una vitamina ampiamente utilizzata, suggerendone il suo uso nella prevenzione di alcune malattie neurodegenerative.

Siamo tutti molto entusiasti delle prospettive che la nostra ricerca apre”, riprende ancora Collina, “dato  il ruolo di HuD nella genesi e nell’accumulo di Aβ, l’integrazione di acido folico potrebbe rappresentare, insieme ad altri micronutrienti, un valido intervento nutrizionale nell’AD.Certo, occorre essere prudenti, ma siamo fiduciosi.

Una recente ricerca condotta da altri ricercatori, ha infatti evidenziato come i pazienti con AD avevano livelli più bassi di folato rispetto ai controlli sani, e come un’assunzione giornaliera sufficiente di acido folicosia in grado di ridurre il rischio di insorgenza di AD. Gli studi hanno quindi già dimostrato che l’integrazione di acido folico può rallentare il declino cognitivo e l’atrofia cerebrale nei pazienti con lieve deterioramento cognitivo”.

 “Siamo convinte che i nostri risultati possano aprire la strada alla convalida dell’HuD come bersaglio farmacologico e potrebbero portare alla scoperta di agenti innovativi per contrastare le malattie neurodegenerative”, concludono iprimi nomi del lavoro, Francesca Alessandra Ambrosio e Adriana Coricello, due giovani ricercatrici entusiasteche hanno lavorato al progetto con grande passione e determinazione, portando il loro valido contributo “Ci crediamo, e Nicoletta (ndr, Nicoletta Marchesi, un’altra giovane ricercatrice impegnata su progetto) sta già lavorando insieme alla Pascale per approfondire l’aspetto biologico. Incrociamo le dita!”.

Infine, Stefano Alcaro, presidente del centro CRISEA e coordinatore del Dottorato in Scienze della Vita presso l’ateneo catanzarese, aggiunge che “il collegamento tra acido folico e l’innovativo target HuD coinvolto nelle neurodegenerazioni, evidenziato per la prima volta nel suddetto studio, contribuisce in maniera significativa a rafforzare la reputazione scientifica,anche per il trattamento e la prevenzione dell’Alzheimer, della Dieta Mediterranea, notoriamente molto ricca di tale vitamina”.

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