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PRESERRE (CZ) – STEFANIA CRAXI A SAN VITO SULLO IONIO, ORGOGLIO SOCIALISTA NEL NOME DI BETTINO


Presentati il libro e il docufilm “La notte di Sigonella”

Articolo e foto di Francesco PUNGITORE

 PRESERRE (CZ) – 15 MARZO 2016 –  Da Saverio Zavettieri a Piero Amato, c’era un bel pezzo di storia socialista calabrese, il 12 marzo scorso, a San Vito sullo Ionio.

 Tutti presenti nella nuovissima e splendida sala convegni del polo culturale della “Filanda” per omaggiare la figura dello scomparso leader del garofano, Bettino Craxi. Tanta nostalgia ma anche altrettanta voglia di tornare a contare sulla scena politica nazionale e locale. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del volume “La notte di Sigonella”, edito da Mondadori e realizzato a cura della “Fondazione Craxi”. 

 Ospite d’onore, l’on. Stefania Craxi, figlia di Bettino e presidente della stessa Fondazione. La serata è stata introdotta da Nicola Carnovale, giovane calabrese ormai trapiantato a Roma, che da anni sta dedicando alla causa socialista un forte impegno personale e politico. Al suo fianco, il sindaco e il vicesindaco di San Vito, Alessandro Doria e Sergio Montisano.

 La proiezione del docufilm “La notte di Sigonella” ha preceduto la presentazione dell’omonimo libro che raccoglie documenti inediti, appunti personali dell’ex presidente del consiglio, dossier dei servizi segreti e materiale d’archivio. Una mole enorme di informazioni che raccontano la drammatica sequenza temporale di avvenimenti che, 30 anni fa, portò dal dirottamento della nave italiana “Achille Lauro” fino al braccio di ferro tra Usa e Italia che sfiorarono un clamoroso conflitto armato.

 La vicenda risale al 7 ottobre 1985: quel giorno, quattro terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina, al largo di Port Said, in Egitto, sequestrano la nave da crociera “Achille Lauro” con a bordo più di 400 passeggeri. Il commando vuole la liberazione di 52 prigionieri palestinesi. Craxi, allora presidente del consiglio, intende risolvere la questione senza spargimenti di sangue e si rivolge a Yasser Arafat, leader dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, che invia due mediatori, fra i quali Abu Abbas, fondatore dell’Flp. In effetti, la strategia italiana funziona. Il 9 ottobre i dirottatori si consegnano nelle mani delle autorità egiziane. Ma a quel punto gli eventi precipitano. I terroristi, infatti, in quelle ore drammatiche, avevano ucciso e gettato in mare Leon Klinghoffer, un cittadino americano paraplegico di religione ebraica. Gli Stati Uniti entrano così in azione costringendo l’aereo egiziano che, come da accordi, sta portando in Tunisia gli uomini del commando e i due mediatori, ad atterrare, nella notte fra il 10 e l’11 ottobre, alla base Nato di Sigonella, in Sicilia.

 Gli americani chiedono la consegna dei dirottatori e dei due mediatori. Craxi si oppone e invia sul posto cinquanta carabinieri che circondano il Boeing egiziano opponendosi agli uomini della Delta Force che, a loro volta, accerchiano i nostri militari. Sono ore convulse e drammatiche. Il presidente Usa Reagan e Craxi si parlano più volte al telefono e, alla fine, la spunta il premier italiano: i terroristi hanno preso di mira una nave italiana in acque internazionali, dunque devono essere processati a Roma. Craxi decide anche il destino di Abu Abbas, lasciato libero di tornare in patria nonostante gli Usa lo considerino complice dei dirottatori (sarà processato in contumacia e condannato come mandante di quell’azione).

 «Una bellissima pagina di coraggio e orgoglio nazionale che resterà per sempre scolpita nella nostra storia» ha commentato Stefania Craxi, denunciando  «le mistificazioni di chi ha tentato e ancora oggi tenta di gettare fango su Bettino Craxi, stravolgendo la verità dei fatti». «In quelle ore mio padre – ha continuato – non ha mai sfidato l’America ma ha solo fatto rispettare le leggi italiane, quelle internazionali, il nostro interesse nazionale e la sovranità del nostro Paese».

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