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PRESERRE (CZ) – ORDINE NAZIONALE GIORNALISTI, DIMESSO PRESIDENTE ENZO JACOPINO


“Basta divisioni e settarismo”

di REDAZIONE 

PRESERRE (CZ) – 17 MARZO 2017 –  Il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, si e’ dimesso.

La decisione e’ stata comunicata ieri mattina al termine del Consiglio nazionale. “L’equo compenso, una battaglia dell’Ordine tesa a dare dignita’ e speranza alle migliaia di ‘ultimi’ di tante eta’, e’ morto assassinato da fuoco amico – afferma Iacopino -. Da chi ha accettato che si codificasse il prezzo della schiavitu’: 4.980 euro (tasse, spese, foto, video, abstract per l’on line) per il lavoro di un anno. Vergogna, non per chi lo impone, ma per chi tra noi se ne e’ fatto complice. Il recupero della credibilita’ della categoria si e’ rivelato un vero fallimento. Prevalgono un gioco perverso e irresponsabile di opposte militanze, il settarismo, la superficialita’, le urla, le volgarita’”.

“Ho sognato di imporre una svolta nella vita e nella gestione dell’Ordine – afferma Iacopino -. L’avvenuta moralizzazione nell’impiego dei soldi dei colleghi, un obiettivo che sembrava impossibile, grazie all’aiuto di tanti, e’ cosa che mi inorgoglisce. Abbiamo una ‘casa’, la ‘casa dei giornalisti’, frutto di una sana amministrazione e di un impiego responsabile dei soldi dei colleghi. Dubito si possa ritornare alle spese allegre del passato o ad un impiego improprio, comunque mascherato, delle risorse. Il resto e’ buio pesto”.

“No – conclude – non riesco a ritrovarmi piu’ in questo modo di fare informazione. Il “padrone” non e’ il lettore, come scriveva Indro Montanelli, ma per alcuni l’interesse a volte personale, il businnes, il burattinaio di riferimento, contribuendo ad alzare barriere, a creare ghetti, ad alimentare un clima che non portera’ a nulla di buono per il Paese. Ho provato, ho tentato di evitare questa deriva legata anche a norme che consentono ad editori improvvisati non solo di maramaldeggiare sfruttando i colleghi, ma di piegare il bene primario dell’informazione ai loro interessi. Non ne sono stato capace. Scusatemi, se potete. Ne prendo atto e ne traggo, appunto, le conseguenze”.

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