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PRESERRE (CZ) – Faida dei boschi, emessa sentenza d’appello


Tre condanne e cinque assoluzioni per il delitto Vallelunga

di REDAZIONE

PRESERRE (CZ ) – 30 GIUGNO 2015 –  Sulla “Faida dei boschi”, la cruenta guerra di ‘ndrangheta consumatasi nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro e Vibo Valentia è arrivata la sentenza.

L’ha emessa la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, presieduta da Roberto Lucisano. La Corte ha ridotto l’ergastolo inflitto in primo grado ad Angelo Natale Misiti, ora condannato a 18 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e per il tentato omicidio del boss Damiano Vallelunga.

Conferma, invece, della condanna a sei anni e 8 mesi per Domenico Ruga, figlio del defunto boss di Monasterace Andrea, accusato di associazione mafiosa; e quella a 2 anni e 8 mesi inflitta al collaboratore di giustizia Michael Panajia, le cui dichiarazioni, assieme a quelle del pentito Antonino Belnome, hanno fatto partire le indagini.

Assolti per non aver commesso il fatto, invece, Vincenzo Franzè, Renato Comito, Cosimo Franzè, Bruno Vallelonga (a cui verranno restituiti un’impresa e un appartamento), e Luigi Vallelonga, che erano accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Cosimo Franzè e Luigi Vallelonga erano già stati assolti in primo grado dall’accusa di aver ucciso Vallelunga, rimediando 8 anni di carcere ciascuno; mentre 6 anni e 4 mesi furono inflitti a Bruno Vallelonga, 6 anni a Renato Comito e 4 anni ed 8 mesi a Vincenzo Franzè. L’unico assolto fu Piero Vallelonga.

La “faida dei boschi” cominciò con la morte del boss dei “Viperari” di Serra San Bruno, Damiano Vallelunga, freddato davanti al Santuario, a Riace, il 27 settembre del 2009, nel giorno della festa dei santi Cosma e Damiano.

La sentenza emessa dalla Corte presieduta da Roberto Lucisano mette un altro punto sullo stralcio degli abbreviati. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dal sostituto Sara Ombra, portò a sedici arresti l’8 agosto del 2012, tra i quali anche quelli dei presunti boss Cosimo Leuzzi e Vincenzo Gallace.

Loro, giudicati col rito ordinario al tribunale di Locri, hanno rimediato il carcere a vita per l’omicidio di Damiano Vallelunga.

 

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