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PRESERRE (CZ) – DA MONTAURO A SAN MARCO ARGENTANO PER PARLARE DEI TEMPLARI


Lo storico Giuseppe Pisano ne ha illustrato la presenza in Calabria

Articolo e foto di Gianni ROMANO (Il Quotidiano della Sud)

PRESERRE (CZ) – 28 SETTEMBRE 2015 –  Si è tenuto, presso la sala consiliare del Comune di San Marco Argentano il convegno dal titolo “Presenze Templari in Calabria” organizzato dall’associazione socio-culturale “Aletheia” che ha visto la partecipazione dello storico soveratese Giuseppe Pisano.

 I lavori, coordinati da Esperia Piluso, hanno avuto inizio con l’intervento del sindaco Virginia Mariotti la quale ha voluto sottolineare l’importanza di tale tematica che potrebbe riguardare anche San Marco Argentano vista la presenza dell’abbazia della Matina e considerato il fatto che in questo borgo medievale ricco di storia visse per molti anni Boemondo I di Antiochia, uno degli eroi della I Crociata. E’ seguito l’intervento di Emilio Tricanico, presidente dell’associazione culturale “Aletheia”.

Tricanico ha voluto elogiare l’impegno di Pisano che quasi da solo conduce, oramai da alcuni anni, una ricerca sulla presenza templare in Calabria, argomento trascurato dai templaristi nazionali e dagli storici locali. Il presidente dell’associazione “Aletheia” inoltre ha espresso il suo auspicio affinchè proseguano questi studi che potrebbero portare al recupero di un importante pezzo di storia calabrese. Successivamente è intervenuto lo studioso locale, Paolo Chiaselotti il quale ha rivelato al folto pubblico presente di avere da tanto tempo avuto il sospetto che nel territorio di San Marco Argentano e dintorni ci possa essere stata una presenza templare e del cosiddetto Ordine di Sion.

“Non bisogna dimenticare – ha affermato Chiaselotti – che l’abbazia della Matina (che fu consacrata intorno al 1065 alla presenza di Roberto il Guiscardo e che divenne cistercense nel 1222) ci fu, nel 1092, un papa: Urbano II, il promotore della Prima Crociata; che la chiesa di questa abbazia fu dedicata a Santa Maria e che la relativa cerimonia fu officiata dall’arcivescovo Arnolfo, fondatore, secondo alcuni studiosi, dell’Ordine di Sion; che l’abbazia della Matina ha comunanze architettoniche con l’abbazia di Orval in Belgio, luogo dove si stabilirono nell’XI secolo un gruppo di monaci provenienti dalla Val di Crati al seguito di un certo Ursus (il misterioso principe Orso) e sotto la protezione di Matilde di Toscana (che era anche contessa di Bova); che l’Orso è raffigurato nella cattedrale San Marco Argentano!”.

Infine, molto atteso dal pubblico, si è registrato l’intervenuto del professore Pisano, autore di alcuni testi e documentari che trattano della possibile presenza templare in Calabria. Pisano ha affermato che “è davvero assurdo notare che nelle tante opere sui Templari in Italia non viene mai menzionata la Calabria, al massimo se ne fa qualche brevissimo cenno, e ciò è soltanto il risultato di un’ingiusta sottovalutazione culturale che dura da troppo tempo. Se è vero che la documentazione riguardante la presenza templare in Calabria è piuttosto scarsa è anche vero che numerose sono le tracce templari rilevabili in alcuni edifici e quelle conservateci dall’onomastica e dalla toponomastica. Se molta documentazione non c’è è perchè si è provveduto a farla sparire da quando i beni dei Templari sono passati ad altre gestioni. E non si dimentichi che, ad esempio, dopo la drammatica sospensione dell’Ordine dei Templari avvenuta nel 1312, una bolla di papa Giovanni XXII del 1318 e un successivo decreto del 1345 ordinavano persino di rimuovere o scalpellare tutte le croci templari. Si doveva cancellare quindi qualsiasi memoria dei Templari ed è per questo che ci troviamo in difficoltà a ricostruire la storia Templare, nello specifico in Calabria”.

“Tuttavia – ha aggiunto Pisano – non si è potuto però far sparire due lettere papali, oggi conservate presso l’archivio vaticano, che danno prova che i Templari erano presenti in Calabria e possedevano diverse chiese. La prima, risalente al 1178, riguarda Alessandro III il quale scriveva ai prelati di Puglia e Calabria affinchè non esigessero dai Templari la quarta dei beni che venivano loro lasciati; la seconda lettera, datata 1191, riguarda invece Celestino III, il quale raccomandava ai prelati e altri ecclesiastici di Puglia, Calabria e Sicilia di non opporsi alla sepoltura nelle chiese Templari a quelli che l’avevano scelta”.

Dunque due inequivocabili documenti che dovrebbero servire da stimolo per affrontare nuove ricerche al fine di ricostruire la storia della presenza in Calabria di questo importante Ordine cavalleresco. Infine sono stati proiettati due documentari inediti realizzati da Pisano riguardanti le realtà di Montauro e di Umbriatico. Numerose sono state e domande dal pubblico visibilmente soddisfatto.

 

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