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PRESERRE (CZ) – “CHIASMO APPARENTE”, IL NUOVO LIBRO DI PAOLO MAZZOCCHINI


Gli autorevoli giudizi di Manzoni, Pardini, Vincenzi

di Fra. PO.

PRESERRE (CZ) – 10 APRILE 2016 –  “L’intersezione che dà equilibrio momentaneo, – scrive il giornalista del Corriere della sera Franco Manzoni –  è il punto immaginario dove si vengono a fondere la realtà individuale quotidiana con il valore collettivo delle esperienze vissute. Un’armonia fittizia , che dura soltanto un attimo. Nel regno dell’immaginazione illusoria la frequenza di contatto si frantuma, la visione stabile si spezza e gli esseri umani tornano nel loro allucinante percorso a essere travolti dal perenne caos. È quanto evidenzia con sarcasmo e corrosiva consapevolezza Paolo Mazzocchini nella raccolta poetica , Chiasmo apparente  edita da LietoColle. Grecista e raffinato filologo, nato a Castelfidardo (Ancona) nel 1955, l’autore sceglie di mettere in esergo alle tre sezioni in cui è divisa la silloge, altrettanti testi di Seamus Heaney, il poeta cattolico irlandese premio Nobel per la letteratura nel 1995, scomparso nel 2013. Non c’è rassegnazione nella poetica di  Paolo Mazzocchini  né ci sono tracce di fragilità interiore. Semmai il dolente riscontro che l’essere umano vive spaccato a metà tra sogno e raziocinio.”

Listener (2)

Anche il poeta e scrittore toscano Nazario Pardini ha parlato positivamente di questa raccolta del poeta marchigiano. “Poesia fresca, innovativa, energica, – scrive Pardini –  quella della plaquette di Paolo Mazzocchini, i cui versi, con ritmi di prolungata partecipazione emotivo-descrittiva, e simbolico-allusiva danno forza e concretezza agli intenti di un animo  volto a fare del mare, del nettare, dell’ambrosia, delle amiche, degli amici, della melanconia, dell’Ipotesi d’assenza, dell’arcana pace, della pioggia rimbalzante, e del Chiasmo apparente (poesia eponima), un gioco di riflessi di visiva metaforicità. Un assemblaggio di parole in corpose intuizioni rilucenti di ontologica essenza umana; di perspicaci oggettivazioni esistenziali con riferimenti a una realtà spicciola e concreta, dacché è da lì che parte il Nostro: dagli elementi di quotidiana natura per farne un trampolino di lancio verso meditazioni che travalicano il particolare per approdare a riflessioni di carattere filosofico-vicissitudinale; a intrecci saporiti di umana solitudine in affollamenti “pirandelliani”; tutto volge all’uomo, al suo esistere, ai paradossi del suo esserci; alla rappresentazione di una poesia simile ad un’ostrica nell’urna; alla vita nel suo complesso evolversi sotto gli occhi di uno scrittore che la rovescia, la strizza, la esamina, e la personalizza con visioni di epigrammatica intensità.”

Infine, riportiamo uno stralcio della recensione dello scrittore calabrese Bonifacio Vincenzi :“Occorre – scrive Vincenzi  – lo squarcio perché l’anima esca e finché la ferita continua a sanguinare ci sarà spazio, attraverso la sofferenza, per un sentire che porti alla luce parte di quel mistero dell’anima che solo la Poesia riesce a rappresentare nella sua straordinaria grandezza. E il fare poesia di Mazzocchini, a mio avviso, cerca di esprimere tutto questo.”

E questa poesia di Mazzocchini tratta dalla raccolta e che qui presentiamo  ci sembra la prova che quanto espresso da tanti autorevoli giudizi  trovi poi  un reale riscontro nella lettura:

 “Sette e ventisette del ventisette sette:/ campeggia luminoso sul display del market/ chiuso per le ferie. M’arresto al rosso/ del semaforo. Fili di fata morgana/ sguisciano per l’asfalto tenero di precoce/ calura. Il becco finto antico di fontana/ asciutta è una amletica maschera/ teatrale. Un’aura ad onde piatte /solletica la barba aurea appena/ rasa delle aiole. Nitida teoria in fermo/ scenario da città ideale sfilano alberi /e palazzi lungo il viale. Docile muove/ il coro nudo delle forme nel geometrico/ ritmo di un’orchestra intima, densa/ di senso. Fuori dal golfo mistico infero/ scorre il magma sordo e viscido del tempo /e dello spazio. Lenta, una perla di sudore/ colma l’incavo lacrimale. Di colpo/ dallo Stige ruggisce una belva/ di grossa cilindrata. M’affianca/ minacciosa. Verde al semaforo. Riparto. /Sette e ventotto del ventisette sette.”(Chiasmo apparente)

LIETOCOLLE

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