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“PREGHIERA IN GENNAIO”, IL NUOVO LIBRO DI ROSARIA DI DONATO


La fede non si risolve in acquisizione di certezze. È piuttosto una guida che agevola il percorso dell’uomo nella sofferenza del mondo

di Maria ALLO

PRESERRE (CZ) –  11 MARZO 2022 –  La nuova raccolta Preghiera in gennaio(Macabor Editore), esempio dell’impegno civile e morale che penetra la poesia di Rosaria Di Donato, si presenta con una dimensione religiosa prepotentemente centrale, unica forma di dignità umana.

La fede non si risolve in acquisizione di certezze. È piuttosto una guida che agevola il percorso dell’uomo nella sofferenza del mondo. A questa la poetessa aggiunge la fiducia in un senso assoluto e perfetto di ciò che appare ai suoi occhi come lacerante.

Ma i conflitti e le ingiustizie richiedono l’impegno e non l’indifferenza. A questo controllo vigile sembra richiamare la poesia: “prima che sia notte/ ancora vorrei qualcosa/ qualcosa di mio/ qualcosa che irrompa/ nel tempo mostrando/ un seme nuovo/ un germoglio/ e non disamore (pag.15).

La riflessione sulla morte passa attraverso il recupero di una dimensione atavica dell’esistenza, nella quale la poetessa riconosce i valori che danno senso alla vita con la loro carica di salvezza, così in Lazzaro e Gesù” lazzaro chiamasti/ e il grido perforò/ la morte/ vieni fuori dicesti/ con voce calda/ e buona come il pane/ ti udii e quel calore / sciolse il gelo/ a rinnovare istanti/ di vita esuberante/ come il mare che smosso/ il sasso fuoriuscì dal buio(pag.21).

L’immaginario biblico, l’evocazione di luoghi ed episodi della predicazione di Gesù e le molte metafore evangeliche richiamano la Terra santa (1984), opera della Merini del secondo periodo e, in entrambe, agisce un medesimo bisogno di ancorarsi a un ordine,a valori sicuri e consacrati.

La poesia sembra caratterizzata da grande semplicità e può dare l’impressione di essere nata” spontaneamente “, senza alcun lavoro da parte dell’autrice. In realtà, l’analisi rivela che l’impressione di semplicità e di spontaneità è ottenuta dalla poetessa attraverso un sapiente lavoro di elaborazione formale e la riflessione sulla fragilità dell’uomo e sulla brevità della vita in confronto all’eterno, è al centro dell’opera.

Per dare centralità alla parola, la poetessa si serve spesso di poche parole in cui si condensa il significato di un’esperienza complessa e ciascuna parola si carica di una grande ricchezza di significati così ciascun elemento della frase acquista il massimo rilievo come in madonna ai monti” al tuo manto rivolti/ ci copriamo di stelle/ sussurro di mare/ cingi il mondo di grazia (pag.41).

In un mondo lacerato dalla pandemia, in cui l’intera civiltà sembra ridotta in frantumi, la poetessa va alla ricerca dell’essenziale, di ciò che nella sua esperienza individuale, ha valore universale e riguarda tutti gli uomini.

Sente infatti  il bisogno di recuperare l’amore per la vita come in renovatio: “al tuo spazio interiore/ volgi lo sguardo/ profondamente/ cerca la luce/ dentro te troverai/ ruscelli e laghi/ e tutto ciò che fuori/ non esiste più (pag.53).

Il riferimento alla pandemia  è presente enon a caso, come dice la stessa autrice, uno dei primi testi con cui si apre la raccolta è lockdown, “…come immaginare il futuro/ fatto di incontri senza abbracci/ distanze invalicabili/ sorrisi coperti da mascherine/ mani guantate oppure/ spalmate di gel disinfettante/ mani che non si sfioreranno mai ( pag.16).

Ecco  da questa esperienza è di importanza fondamentale la riscoperta della fratellanza e  solidarietà che nasce dall’animo della poetessa, tuttavia, la circostanza contingente, per quanto drammatica , viene trascesa e la riflessione si estende alla generale condizione umana  così in speranze: “svegliarsi un giorno/ e scoprire che tutto/ non è ancora perso/ rinnovare speranze/ rinverdire pensieri/ rimuovere dai calzari/ la polvere/ e di nuovo solcare/ le vie che conducono/ al cuore al centro/ al senso segreto/ di tutte le cose ( pag.32).

Il sentimento di fratellanza non nasce da un generico sentimentalismo, ma dalla considerazione della fragilità umana, del comune destino di morte, una sofferenza cosmica, che accomuna tutti gli esseri viventi, ma nello stesso tempo li strappa alla loro condizione di umanità Ecco che fil rouge ci riporta alla situazione iniziale (prima che sia notte).

Il carattere circolare della poesia è confermato dalla presenza di immagini come quella della notte nella prima strofa e quella della realtà nell’ultima che, tuttavia, prospetta un’apertura verso il futuro e un ritorno alla speranza: “nata invano dalla notte/ anelo un pertugio/ un filo che conduca/ il respiro oltre la barra/ del più vasto sentire/ che tutto accoglie/ parallelo alla realtà” (pag.61).

Certamente il cammino verso gli approdi (Dio, la fede) è sempre tormentato da ansie e dubbi, ma in grazia della speranza che Rosaria Di Donato sente rinascere in sé, potremo cogliere i segni dell’armonia con un mondo che, a sua volta, si umanizza.

Questa, ritengo sia la vera funzione  civile che la poesia è in grado di svolgere.

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