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POLISTENA, I “FUORI … CLASSE”


Alunni istituto “G. Renda” hanno pubblicato in un libro i loro testi scritti

Articolo e foto di Gianni ROMANO

POLISTENA (RC) –  18 GIUGNO 2018 –  La scrittura come segno distintivo, un mezzo per comunicare,stati d’animo, sensazioni da trasmettere creando un legame con chi legge.

Ed in questa ottica gli studenti della classe 1° F dell’Istituto d’Istruzione Superiore “G. Renda” di Polistena hanno scritto a più mani un libro,”Noi come classe abbiamo deciso di pubblicare i nostri testi per dimostrare, questi gli studenti, come la scrittura ci aiuti a riflettere su noi stessi e le nostre paure adolescenziali.

È uno sfogo, nel quale possiamo proiettare noi stessi e prendere confidenza con le nostre emozioni. Il libro nasce per caso, da alcuni temi che l’insegnante ci dava per casa. All’inizio non eravamo d’accordo sul farli … erano troppi compiti!

Poi è diventata una scommessa su chi faceva il tema più bello, una sfida. Allora abbiamo proposto alla Prof di unirli in un unico libro e con tanti sacrifici ci siamo riusciti. Vogliamo dimostrare che la scrittura è uno dei modi più belli per esprimerci e che basta un po’ di fantasia e spirito di iniziativa per farlo!”

Un libro con tante citazioni raccontando di amicizie perdute, di giorni,sull’amore,sui miti,tanti insomma gli spunti che i creativi studenti hanno messo nero su bianco. Di seguito la prefazione della docente Rosamaria Scarfò,”Molto spesso si dice che la scuola insegna a leggere, ma non educa alla lettura, e questo vale, a maggior ragione, se si tratta di un Istituto Professionale, dove, nell’immaginario collettivo, l’insegnamento della Letteratura appare quasi un’inutile astrazione. È anche vero che oggi la lettura isolata e contemplata, ricca di contenuti su cui riflettere, è stata sostituita dalla veicolazione, più rapida e breve, delle informazioni virtuali.

Leggere, tuttavia, rimane indubbiamente, il miglior modo di scoprire e amare il bello dentro di sé e nel mondo che ci circonda.”Ebbene è proprio da queste premesse che si conforma questa sil- loge di breve racconti. Dalla volontà, cioè, di leggere per interpretare noi stessi e il mondo, riscrivendone la storia e reinventandoci. Nell’arco dell’anno scolastico in corso, infatti, ho affrontato con gli alunni della classe IF alcuni argomenti, corredati da nozioni letterarie e letture anto- logiche, su cui loro erano invitati a riflettere e a scrivere la loro opinione, producendo brevi testi, come pura esercitazione in classe o a casa.

 Ma quelle che io intendevo come brevi considerazioni, diventavano per loro intere pagine di quaderno, dimostrando così, sin da subito, di avere una grande voglia, se non anche esigenza, di narrare, di raccontarsi, di scrive- re e decodificare le loro emozioni.

La silloge, quindi, non nasce come un lavoro programmatico unitario preventivamente concepito, ma si origi- na e prende forma dal desiderio degli stessi alunni, che di volta in volta hanno raccolto le loro riflessioni, le hanno auto- corrette e raggruppate in un unico testo che li rappresentasse come classe.”Lo stesso titolo vuole mettere in evidenza il lavorio che li ha impegnati “fuori dalla classe” appunto, ma vuole anche alludere, con un’acce-zione scherzosa e autoironica, alla volontà di distinguersi dagli altri.

Ciò non significa che tale raccolta vuole essere un’ostentazione velleitaria, in quanto gli alunni sono ben consci dei loro limiti e consapevoli di quanta limatura occorra per affinare le tecniche narrative, ma piuttosto deve essere concepita come una sfida personale di chi ha voluto mettersi in gioco e sperimentare; come un’esigenza interiore, proficua e ragguardevole, di alcuni alunni, che hanno pensato di raccogliere insieme i pensieri individuali e metterli a disposizione di chiunque abbia voglia di leggerli e trarne spunti creativi”.

I brani, dunque, sono suddivisi in base alle direttive e alle richieste formulate di volta in volta in classe, in cui ciascuno allievo ha sviluppato il proprio centro d’attenzione (pertanto per la stessa richiesta-tematica si possono ritrovare più brani)”.

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