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NOMEN OMEN, GRAZIOSO MANNO


Riceviamo e pubblichiamo:

PRESERRE (CZ) –  28 MAGGIO 2020 –  Qualche giorno fa, un amico, un caro amico, un impareggiabile amico, è scomparso: Grazioso Manno. .

Apparteneva a una generazione diversa dalla mia, una generazione, politica, che tuttavia ho incrociato e della quale sono debitore: per maturazione, senso civico, visione, modello etico, sentimenti.

Una generazione cresciuta sotto l’ala autorevole di Ernesto Pucci, nella Coldiretti, durante gli anni cruciali della ricostruzione e del “boom”, quando nel Meridione d’Italia, in Calabria, la concretezza delle opere costituiva il riscatto dalla marginalità.

E la politica aveva ancora l’energia del sogno: sognava il progresso e il benessere diffuso.

Di quegli anni vissuti con gli occhi di bambino, Grazioso Manno si portò sempre l’ottimismo e la bonomia solidale, il culto della partecipazione e il valore inestinguibile dell’amicizia.

Gli si schiusero tante volte le porte della politica: ma il cinismo e la malizia della lotta non costituivano punti di forza nel suo carattere.

Che erano altri: il garbo, la convivialità, il dialogo pacato, un’innata nobiltà d’animo e di rango.

Mai, avrebbe accettato di barattare gli affetti e le relazioni d’amicizia con l’ambizione.

In un’epoca che mutava e s’irrigidiva, divennero la cifra delle sue fragilità.

L’onestà di pensiero e di comportamento fecero il resto.

Eppure, la rettitudine morale e la stretta relazione con la coscienza, si sono imposte, plasmando la figura di un galantuomo, di un amico sincero, sempre entusiasta, incapace di indietreggiare di fronte alla battaglia giusta, quella che possiede chiaro il valore dell’interesse generale.

Lo ha fatto in modo assai diverso dalla teatralità esplosiva di Vincenzino Menniti, cui è sempre rimasto legato da affetto filiale e con il quale condivise un lungo percorso, affiatati nell’integrità di visione e in un generoso sguardo alla “polis”.

Così, nelle asprezze della società calabrese, Grazioso, “nomen omen”, ha incarnato nel nome un destino.

Un destino di grazia, di leggerezza e di fraternità.

Un destino di autentici, buoni sentimenti.

Quelli che appaiono nelle espressioni di questa foto d’archivio: risale al 1962 e racconta il giorno della cresima dei fratelli Manno, al centro dello scatto, con il piccolo Grazioso, sorridente, a sinistra.

Accanto a lui mia zia Rosetta. A destra, per chi guarda, in sequenza compaiono mia madre Lina e mio padre Vincenzo che ha vicino a sè un giovanissimo  Cesare Pucci.

Non ero ancora nato.

Ma appartengo anch’io a quel mondo.

In chi resta s’impone il dovere della memoria.

Gianpiero MENNITI

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