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‘NDRANGHETA, BLITZ CON GLI ALVARO: NOVE ARRESTI


Sequestrati beni per 2 milioni

di REDAZIONE 

REGGIO CALABRIA – 28 SETTEMBRE 2020  – Nove persone sono state arrestate – 4 in carcere e 5 ai domiciliari – dalla Squadra mobile di Reggio Calabria che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda reggina.

Si tratta di capi, elementi di vertice e prestanome della cosca di Sant’Eufemia d’Aspromonte, funzionalmente dipendente della famiglia mafiosa Alvaro di Sinopoli, imperante anche a San Procopio, Cosoleto, Delianuova e zone limitrofe.

Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa.

L’inchiesta è il seguito dell’operazione “Eyphemos” che nel gennaio scorso ha portato all’arresto di numerosi esponenti di ‘ndrangheta a Sant’Eufemia d’Aspromonte. Ma anche di politici come l’ex sindaco Domenico Creazzo che era stato appena eletto consigliere regionale nella lista Fratelli d’Italia, partito da cui è stato poi espulso.

Nel corso dell’operazione – denominata “Eyphemos II” – la Squadra mobile di Reggio ha anche sequestrato beni per due milioni di euro tra imprese, società, bar, ristoranti e beni immobili, non solo in provincia di Reggio ma anche ad Ancona, Pesaro Urbino e Milano.

L’inchiesta della Dda reggina guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, fa luce su un’ampia serie di delitti posti in essere per occultare i beni derivanti dalle attività criminali e colpisce il complesso imprenditoriale, societario e immobiliare utilizzato dal boss Domenico Laurendi, detto “Rocchellina”, e da altri sodali.

È proprio Laurendi, già arrestato nel febbraio scorso, il principale indagato di questo troncone di inchiesta nell’ambito della quale il gip ha emesso nei suoi confronti un’altra misura cautelare per autoriciclaggio e intestazione fittizia.

In sostanza, Laurendi e gli altri indagati hanno cercato di infiltrarsi negli appalti per ripulire i proventi illeciti, penetrare nel tessuto economico-commerciale e mascherare i beni stessi da apprensioni giudiziarie.

Coordinata dal procuratore aggiunto Gaetano Paci dal pm Giulia Pantano, l’inchiesta “Eyphemos 2” ha portato all’arresto anche di un commercialista, di un imprenditore e di un’impiegata. 

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