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MONTAURO, ANTICO QUADRO CHIESA SAN PANTALEONE: FATTA LUCE SULLA PROVENIENZA


Lo storico Pisano ha scoperto che appartiene alla nobile famiglia Finardi di Bergamo

Articolo e foto di Gianni ROMANO

MONTAURO (CZ) –  3 AGOSTO 2019 – Un particolare quadro da secoli esistente nella chiesa di San Pantaleone di cui quasi nulla si sapeva ed ora grazie ad una ricerca effettuata dallo storico soveratese Giuseppe Pisano si è potuto stabilire esattamente la provenienza e la famiglia di appartenenza di questo importante dipinto seicentesco, opera di Tommaso La Rosa datata 1668 rappresentante la Gloria del Cielo e il Purgatorio.

Si notava in basso a sinistra il volto del probabile committente con una scritta: “ Cus Finardi” e a destra uno scudo (diviso in due) certamente non noto e forse inesistente in altri luoghi di Calabria.

“Cominciai a fare uno studio – ci dice Pisano – sulla famiglia Finardi e notai che su 460 famiglie censite in Italia ben 304 vivevano a Bergamo tra cui quella del famoso cantautore Eugenio che vanta “cinquecento anni di ascendenti”.

Notai anche che a pochi metri di distanza da questa tela, collocata al piano superiore del tempio montaurese, è presente da secoli una statua di sant’Alessandro Martire, patrono di Bergamo (!). Mi sono posto la domanda se in altre chiese calabresi esistessero statue di questo Santo o se Sant’Alessandro fosse patrono (o compatrono) di qualche paese calabrese e ciò non mi risulta”.

Esisterebbe una chiesetta in Calabria dedicata a Sant’Alessandro Martire esattamente nella frazione di Silvana Mansio (Serra Pedace) ma fu eretta, peraltro da un imprenditore varesino, nel 1932 mentre il culto di questo Santo (da non confondere con Alessandro Papa, patrono di Alessandria del Carretto) esiste già in documenti del ‘700 pubblicati dallo stesso Pisano nella sua opera “I misteri di Montauro: la Rennes le Chateau italiana”.

Probabile, quindi, che tal Franciscus Finardi (o la sua famiglia) abbia portato a Montauro questo busto di sant’Alessandro. “Noto anche sulla “Nuova Guida de Forastieri…” del Parrino, stampata a Napoli nel 1725, – aggiunge lo studioso soveratese – che a pagina 95 è riportato che “nella cappella de’ Finardi sono tre quadri del Caravaggio”(!).

Infine, dopo una ricerca non facile trovo lo stemma antico di questa antica e nobile famiglia bergamasca che indica proprio uno scudo diviso in due con San Giovannino mistico e San Giorgio con il drago e, in alto, l’agnus dei esattamente come nello stemma della tela montaurese (!)”.

Pochi giorni fa Pisano ha deciso di contattare telefonicamente la signora Alessandra d’Amico Finardi, proprietaria della meravigliosa villa Finardi (dove peraltro campeggia in diversi punti lo stemma prima detto).

L’erede della nobile famiglia Finardi è rimasta letteralmente sorpresa dalle parole di Pisano perché non era assolutamente a conoscenza della presenza della tela di un suo antenato in Calabria. Poche ore dopo avere ricevuto la foto ed alcune notizie del quadro in questione la signora Finardi ha inteso inviare una lettera di ringraziamento al professore Pisano per la preziosa informazione.

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