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MA QUALE PONTE? I SOLDI USIAMOLI PER CIÒ CHE SERVE VERAMENTE AI TERRITORI


Ci sono zone in cui manca la banda larga, mancano le infrastrutture per i centri giovanili, mancano le strade, i treni, con territori interi con il binario unico (per non parlare dell’alta velocità)

Giuseppe Nunziato Belcastro

 – PRESERRE (CZ) –  22 NOVEMBRE 2021 –  È davvero incredibile come ciclicamente si riaccenda il dibattito relativo al ponte sullo Stretto di Messina. Il meraviglioso Stretto di Messina… Ponte sullo Stretto? Mi sembra fuori luogo parlarne. Comunichiamo ai consiglieri del Presidente del Consiglio Mario Draghi, Simona Genovese, Alessandro Aresu, ed ai componenti della delegazione dell’intergruppo parlamentare sul Ponte sullo Stretto, Silvia Vono, Tiziana Drago, Matilde Siracusano, Marco Siclari e Valeria Sudano, che siamo contrari al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.

Ogni volta che sento parlare di Ponte sullo stretto di Messina mi chiedo: è questa la priorità per il nostro paese?

Ci sono zone in cui manca la banda larga, mancano le infrastrutture per i centri giovanili, mancano le strade, i treni, con territori interi con il binario unico (per non parlare dell’alta velocità).

Abbiamo da realizzare tutti gli impegni del PNNR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

E il Ponte non mi pare sia uno di questi.

Sono in arrivo miliardi di euro di fondi europei per investimenti in innovazione tecnologica, digitale, infrastrutturale, e dovremmo concentrarci sugli investimenti di cui si parla da decenni, soprattutto da parte di Ministri e Sottosegretari che si occupano di Sud, per portare il Mezzogiorno e i suoi cittadini al livello che meritano!

Del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, si continua a parlare dal 1953, usato come specchietto per le allodole negli ultimi 30 anni da vari leader di partito per raccogliere qualche voto.

La valutazione dell’impatto ambientale di una possibile costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina parla di ingenti problematicità a livello ecologico, oltre che costi insostenibili.

La prima grande conseguenza del Ponte sarebbe la deturpazione di un’area ampiamente vincolata per i suoi straordinari valori paesaggistici e tutelata anche dalla Ue, poiché la costruzione andrebbe a ricadere sulla Costa Viola in Calabria e l’area dei Monti Peloritani in Sicilia.

Abbiamo già visto come frane, alluvioni, smottamenti ed altre calamità naturali dovute ai cambiamenti climatici abbiano un impatto devastante su un territorio privato delle sue difese naturali, diretta conseguenza delle speculazioni edilizie selvagge avvenute nei decenni scorsi: facile comprendere le ricadute su tutta la zona circostante.

L’area interessata alla costruzione del Ponte presenta un elevato rischio sismicità: difficile pensare di poter costruire qui, secondo il progetto originario, un ponte sospeso ad unica campata di 3,3 chilometri di lunghezza, per il traffico stradale e ferroviario, sorretto da torri di circa 400 metri di altezza.

Immaginiamo anche che il Ponte venga costruito e che il traffico auto sia elevato, e non sottodimensionato come apparirebbe da alcuni studi previsionali di settore: c’è davvero bisogno di ulteriori emissioni di CO2 proveniente dagli scarichi delle automobili in un’area naturale di tale livello?

Gli studi di Geomorfologia aggiungono che vi sono due grandi versanti franosi, larghi 3 chilometri e lunghi 5. L’Area interessata è una delle zone più critiche d’Italia. Immaginate cosa significa costruire delle campate su delle frane sottomarine.

Secondo molte ONG ambientaliste ed animaliste, il Ponte avrebbe conseguenze anche sulla migrazione degli uccelli, in particolare rapaci, aironi e cicogne, che dallo Stretto transitano per andare e tornare dall’Africa.

Fino ad oggi, l’Italia ha investito, invano, sul fronte del progetto centinaia di milioni di euro, si dice per una sorta di “accanimento analitico” su una soluzione impossibile. Il progetto del ponte sullo Stretto è stato lo strumento finanziario per creare ingenti fondi neri che sono stati utilizzati tra l’altro per pagare campagne elettorali di favore. E ancora ci provano, con la coalizione per il Ponte sullo Stretto con i Renziani che si alleano alla Lega e Forza Italia!

La Calabria e la Sicilia sono state ultime sui vaccini e con molte lacune nel settore della Sanità, si deve partire da questo e dalle infrastrutture interne prima di aprire altri capitoli.

Nei giorni scorsi i nostri territori (Calabria e Sicilia) sono stati colpiti da frane e allagamenti, a dimostrazione dello stato di abbandono totale in cui versano. Eppure, nonostante le tante tragedie che avrebbero dovuto metterci in allarme, ulteriori cementificazioni e la mancata manutenzione delle città hanno aggravato il rilevante processo di dissesto esistente.

Le bonifiche promesse dalle due Regioni, inoltre, non sono mai partite e non è stato predisposto nessun freno alla crescente desertificazione dei territori.

Bisogna invertire la tendenza, dobbiamo migliorare le infrastrutture del territorio piuttosto che finanziare opere che accentuano desertificazione e abbandono dei centri minori.

Viviamo in un Sud pieno di contraddizioni, inserito in una delicata ed intricata rete di relazioni ecologiche, sociali, economiche e culturali che regolano le nostre esistenze. Se vogliamo raggiungere uno sviluppo sostenibile ed equo della Calabria, della Sicilia e delle altre regioni del Sud, dovremo dimostrare una maggiore attenzione e responsabilità nei confronti di tutti i cittadini e delle cittadine dell’area, dovremo curare e promuovere la bellezza dello stretto di Messina e gli ecosistemi dai quali dipendono molte forme di vita.

Il futuro, il nostro futuro è nelle nostre mani, è soprattutto nelle mani della gente di buona volontà, nelle mani della gente attiva e fattiva, e dei tanti giovani dimenticati. Non abbiamo bisogno del ponte sullo Stretto, abbiamo bisogno di tanti piccoli progetti e trasporti sostenibili, di servizi adeguati nei vari settori della vita e di equità sociale, abbiamo bisogno di una Sanità pubblica, di qualità, efficiente e a servizio di tutti.

Quello del ponte sullo Stretto di Messina è un tema periodicamente tirato fuori da alcune parti politiche di certo non nell’interesse dei cittadini. Come Attivisti del Movimento 5 Stelle riteniamo che per rilanciare il Sud Italia ci sia bisogno di pensare a progetti sostenibili, seri, fattibili e interconnessi.

Il Ponte che non c’è è già costato quasi 1 miliardo di euro per dipendenti, gare, appalti vari e fantasiosi studi e progetti. e per le opportunità del Recovery Fund, il Ponte continua a costare 1.500 euro al giorno, secondo l’ultimo bilancio approvato dalla società Stretto di Messina.

La società Stretto di Messina non ha più dipendenti o attività, ma la liquidazione non si chiude per il contenzioso ancora in corso con l’ex gruppo Impregilo, oggi Eurolink, che chiede 700 milioni di euro, e per altri piccoli contenziosi con i proprietari dei terreni espropriati da tempo e che avrebbero dovuto “ospitare” i piloni del grande ponte.

Con i circa 10 miliardi che servirebbero per costruire il ponte sullo stretto di Messina si potrebbero realizzare 750 km di rete attrezzata per tram e filobus rivoluzionando la mobilità delle aree urbane del nostro Sud.

Non vogliamo grandi opere inutili e devastanti. NO PONTE. Basta spreco di risorse in studi e progettazioni. 

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