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LOTTIZZAZIONE SELVAGGIA A MONTEPAONE LIDO, L’ACCUSA DI LEGAMBIENTE


Riceviamo e pubblichiamo:

MONTEPAONE (CZ) –  6 LIUGLIO 2018 –  «Si tenta ancora una volta di sfregiare il nostro territorio con promesse di centinaia di posti di lavoro, indotto e una falsa qualificazione turistica.

Nella nostra regione basta che qualche “prenditore” si presenti posti di lavoro, indotto e una falsa qualificazione turistica. nei territori con valigette e promesse di benefit per i Comuni e si e’ subito pronti ad accogliere qualsiasi proposta di cementificazione e di uso del territorio e dei beni comuni per fare speculazione edilizia”.

Crediamo che non occorrano alla Calabria promesse di lungomari, che a nulla servono se non a rendere ancora piu’ fragili le nostre coste, a deturparle ad aggravare l’erosione costiera, per esaltare le bellezze della nostra Regione ed in questo caso della “Perla dello Jonio” a Montepaone nel soveratese, che e’ gia’ bello e rinomato di per se’. Non servono prolungamenti di passerelle fronte mare per unire territori da torrenti a foce di fiumi, come il Beltrame, che negli anni hanno subito scempi e disgrazie (ricordiamoci del camping “Le Giare”).

In questa perla calabrese si vuole realizzare una struttura a 5 stelle, con una lottizzazione di 5 ettari con cemento per 7 piani, e poi come un pugno allo stomaco realizzare anche 4 piscine con la bellezza del mare che abbiamo e poi dulcis in fundo una spiaggia esclusiva privandola ai cittadini in barba alla bellezza delle spiagge libere di cui calabresi e turisti oggi possono godere e privatizzando 5 ettari di terra, con altro consumo di suolo e cementificazione, a danno delle spiagge particolari e belle del soveratese dove nidifica la tartaruga “Caretta Caretta” e dove vi e’ la presenza del fratino”.

Tutto cio’ in cambio di un lungomare, di un waterfront dal torrente Grizzo fino alla foce del Beltrame. Non accettiamo e, come noi, non accettano i calabresi speculazione edilizie in cambio di un lungomare che si puo’ ottenere senza devastare il territorio. L’intervento rappresenta un modello di pianificazione, la cosiddetta urbanistica contrattata tra pubblico e privato, che ha dato solo cattivi frutti provocando disastri ambientali e non ha portato effetti positivi sui beni pubblici. Si tratta di un modello superato che non tiene conto dell’obiettivo di consumo di suolo zero legiferato dalla Regione Calabria a cui chiediamo l’applicazione pratica del principio: che si passi dalle parole ai fatti.

È sorprendente il parere rilasciato dalla Soprintendenza nel lontano 2010, inappropriato con gli interessi collettivi ed il sentimento comune dei cittadini che reclamano stop al cemento sulla costa calabrese.

Si parla di interventi alla foce del Fiume Beltrame, luogo tragico e per noi mai dimenticato teatro di una sciagura, che diventa di nuovo protagonista non certo per un intervento di tutela dal rischio idrogeologico e di erosione costiera, ma di una colata di cemento imbellettata da criteri di sostenibilita’ delle strutture che, se non tengono conto della tutela della costa, sono una semplice presa in giro per i calabrese».

LEGAMBIENTE CALABRIA

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