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LIMBADI, UN “LUOGO DI SAPERE” CONTRO LE MAFIE


Al via l’anno accademico dell’Università della Ricerca, della Memoria e dell’Impegno nel bene confiscato ai Mancuso

Fonte: IL VIZZARRO.IT 

LIMBADI (VV) –  24 NOVEMBRE 2019 –  Domani, lunedì 25 e martedì 26 novembre, a Limbadi, nei beni confiscati al clan Mancuso si terrà l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università della Ricerca, della Memoria e dell’Impegno intitolata a Rossella Casini, giovane studentessa universitaria barbaramente assassinata dalla ‘ndrangheta a Palmi nel lontano 1981.

Nella giornata del 25 verrà presentato il progetto alla presenza dell’onorevole Carlo Sibilia, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno; del senatore Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia; del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho; del prefetto di Vibo Francesco Zito; del commissario straordinario del Comune di Limbadi Antonio Reppucci.

E ancora:  del presidente nazionale Unicef Francesco Samengo; del rettore dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria Marcello Zimbone; di don Marcello Cozzi, componente di Libera nazionale e di Giuseppe Borrello, di Libera Vibo Valentia. A coordinare il momento celebrativo dell’evento sarà il prof. Nicola Fiorita, docente Unical e membro del Comitato scientifico del Centro Studi UniRiMI.

Nella seconda giornata è previsto un seminario di studio e di approfondimento dedicato agli studenti sulla figura di Rossella Casini, che vedrà la presenza del prefetto di Firenze Laura Lega; di don Marcello Cozzi, autore del volume Lupare Rosa, che sarà presentato durante il seminario; del magistrato Marisa Manzini, consulente della Commissione parlamentare Antimafia e della dottoressa Patrizia Surace, direttore scientifico del Centro studi UniRiMI.

A moderare l’incontro sarà il giornalista Michele Albanese. Alla fine della giornata di studi, le attrici fiorentine Giusi Salis e Fiamma Negri, si esibiranno in un monologo su Rossella Casini.

Il progetto prevede la realizzazione di un centro di ricerca e di approfondimento a livello europeo sul fenomeno delle mafie in generale e della ‘ndrangheta in particolare, sotto il profilo storico, giuridico, economico, antropologico e sociologico che funga anche da centro di elaborazione dati.

Ci sarà anche un osservatorio permanente sul fenomeno della ‘ndrangheta che sia di ausilio a chi voglia studiare il fenomeno, in Italia o in Europa, fornendo dati, documenti e aggiornamenti costanti sulle mafie e sugli effetti socio-ambientali correlati.

Importante pure la presenza di un centro di alta formazione per professionisti (mediante attività didattiche riconosciute dai singoli ordini professionali-giuridico, antropologico-sociale, sanitario), giornalisti, docenti di scuola di ogni ordine e grado, operatori sociali, volontari qualificati che operano nel settore della prevenzione della devianza minorile e della lotta alla cultura della illegalit.

Prevista, inoltre, l’attivazione dei corsi specialistici di formazione per personale addetto alle case famiglia che ospitano minori provenienti da contesti di mafia; di una biblioteca nazionale multimediale e un archivio documentale sul fenomeno mafioso e di un centro educativo di ricerca-azione per ragazzi e giovani, mediante campi estivi di formazione (residenziali) e laboratori di educazione informale sulla storia delle vittime di ‘ndrangheta.

I corsi saranno tenuti da docenti universitari, magistrati, giornalisti, professionisti, ed esperti esterni altamente qualificati nei settori relativi ai contenuti delle discipline e degli ambiti di studio che potranno essere individuati anche al di fuori della Calabria.

«Siamo convinti – affermano don Ennio Stamile, referente regionale di Libera – che se è vero che la sfida per fronteggiare le mafie è innanzitutto culturale, è altrettanto vero che occorre creare dei “luoghi di sapere” che consentano una lettura del fenomeno mafioso con il metodo della ricerca scientifica, giornalistica e giuridica, quanto più universale possibile, “da qui Università”, che coinvolga saperi diversi in continuo e fecondo dialogo tra di loro.

Che sappiano mettersi in ascolto anche di quelle storie vissute dai Testimoni di giustizia, familiari delle vittime innocenti ed imprenditori coraggiosi che hanno saputo trasformare la loro sofferenza in “luoghi” di speranza diventando testimoni di bellezza».

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