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LETTERE A TITO N. 404: PIETRO BORRARO (1927-1982) UNO DEGLI INTELLETTUALI PIÙ ESALTANTI DEL NOVECENTO EUROPEO

L’ho conosciuto soltanto per una settimana ed io stesso per saperne di più mi sono avvalso del magnifico libro di Ennio Scannapieco ancora acquistabile via internet

di Domenico LANCIANO  (www.costajonicaweb.it [1])

BADOLATO (CZ) –  12 GIUGNO 2022 – Caro Tito, voglio dedicare questa (più volte annunciata) lettera n. 404 a Pietro Borraro (1927-1982) il quale, stando ai fatti accertati da un’infinità di documenti e da numerosissime persone, rappresenta uno degli intellettuali più esaltanti del Novecento europeo.

 Anche se al minimo indispensabile, cerco di spiegartene il come ed il perché nel corso dei 36 paragrafi che seguono.

Cerco altresì di dirti dove e quando L’ho incontrato per la prima volta e cosa ha significato per me. Non avendoLo conosciuto dettagliatamente, non voglio e non posso farne una sintesi biografica (più o meno completa), ma soltanto dare la mia testimonianza, pure per commemorarLo (a modo mio) nella ricorrenza del quarantesimo anniversario dalla morte (15 giugno 1982).

Rimando chi intende conoscere meglio tale notevole personaggio alla bibliografia che viene man mano citata nell’avanzare di questa mia narrazione, in verità assai parziale poiché ho conosciuto Borraro soltanto per una settimana ed io stesso per saperne di più mi sono avvalso del magnifico libro di Ennio Scannapieco “Pietro Borraro una vita per la cultura” (2003) ancora acquistabile via internet (appena 4 euro), nonché di alcuni documenti ancora inediti e da questo generoso studioso raccolti in una “Miscellanea” nel 2003.

E, per farti capire meglio, devo partire un po’ da lontano … dalla mia Badolato (CZ) dei primi anni ottanta, giusto 40 anni fa. Però, prima, per darti un minimo di orientamento, devo dire, almeno in estrema sintesi, chi era Pietro Borraro, il quale si è giovato (nella vita privata e, in buona parte, pure in quella pubblica) del grande valore della moglie Adalgisa Cocchinone, docente di materie letterarie nelle scuole superiori e medie, sposata il mercoledì (dopo Pasqua) 09 aprile 1958 e poi madre dei loro quattro splendidi figli, Argentina (04 gennaio 1959), Mario (03 maggio 1961), Rosaura (03 novembre 1964) e Giovanni (09 novembre 1966) detto Vanni.

Ringrazio tanto e di vero cuore tutti coloro che mi hanno aiutato nello scrivere, verificare e completare questa “Lettera n. 404”. I loro nomi sono evidenziati nel corso della narrazione. In particolare, mi corre l’obbligo di essere riconoscente e grato a Mario, Rosaura e Giovanni per avermi fatto conoscere meglio i loro Genitori e la loro sorella Argentina, così come talune circostanze familiari e sociali.

Sono stato assai lieto quando hanno confermato alcuni passaggi di cui avevo già intuito da me stesso l’importanza pur senza averli potuti conoscere direttamente. Con questi tre fratelli ho condiviso ricordi ed emozioni davvero assai struggenti. Voglio Loro un gran bene. E me li porto nel cuore.

1 – BIOGRAFIA ESSENZIALE ED ORIENTATIVA

Traggo il seguente profilo dal sito <<https://www.aib.it/aib/editoria/dbbi20/borraro.htm [2]>> a firma di Simonetta Buttò  <<Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo: Pietro Borraro (Caserta 13 ottobre 1927 – Superstrada Avellino-Salerno 15 giugno 1982). Laureato in Giurisprudenza all’Università di Napoli, fu poi giornalista (collaboratore della sede di Napoli della Rai – Radiotelevisione Italiana e della Radio Vaticana, ndr), cultore di studi locali e organizzatore di manifestazioni culturali a Caserta e in altri centri del Mezzogiorno. 

Diresse la Biblioteca provinciale di Potenza dal marzo 1967 al luglio 1973, avviando fra l’altro la pubblicazione di un bollettino delle nuove accessioni e la catalogazione delle cinquecentine. Oltre a organizzare numerose iniziative culturali, soprattutto nell’àmbito della storia locale, promosse l’istituzione di biblioteche comunali nei centri minori e la ripresa di varie biblioteche ecclesiastiche. Nel 1967 fu nominato anche direttore onorario della Biblioteca civica di Venosa (città dove nel 65 a.C. è nato il celebre poeta romano Orazio, ndr).

 Nel 1973 vinse il concorso per la direzione della Biblioteca comunale di Taranto, rinunciando alla nomina dopo pochi giorni per le condizioni sconfortanti della biblioteca e la prospettiva del concorso per la Biblioteca provinciale di Salerno. Dal gennaio 1974 alla morte (15 giugno 1982, ndr)diresse la Biblioteca provinciale di Salerno.

Organizzò numerose manifestazioni culturali e curò il trasferimento della Biblioteca nella nuova sede nel 1977-78 e il suo riordinamento, ma non riuscì a vederne la riapertura al pubblico per i ritardi dovuti a problemi di agibilità dell’edificio. Proprio al ritorno da un convegno sull’animazione culturale, da lui promosso a San Marco di Castellabate, perse la vita, insieme ad alcuni familiari, in un incidente stradale.

 Socio dell’Associazione italiana biblioteche dal 1967, partecipò ai suoi congressi nazionali almeno nel 1972 e nel 1974. Socio fondatore e membro del Consiglio direttivo della Società di storia patria di Terra di Lavoro, ne curò dal 1953 per molti anni la biblioteca, fu redattore della rivista «Archivio storico di Terra di Lavoro» e dal 1964 segretario. Inoltre fu presidente della Società Dante Alighieri di Salerno e ispettore onorario ai monumenti e alle biblioteche. Nel 1967 venne insignito della medaglia d’argento per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte.La sua biblioteca e le sue carte sono conservate alla Biblioteca pubblica arcivescovile De Leo di Brindisi.Il Comune di Caserta gli ha intitolato una via >>.

Ribadisco: per chi volesse approfondire la conoscenza di tale personaggio (quasi unico in modo così intenso nel panorama culturale italiano ed europeo nella seconda metà del nostro Novecento) torno a segnalare l’eccellente libro di Ennio Scannapieco “Pietro Borraro, una vita per la cultura” (112 pagine, edito nel 2003, ancora acquistabile su internet anche a meno di 4 euro) oppure (ricercando nel web) alcuni altri contributi, digitando << Pietro Borraro bibliotecario >> , come ad esempio quello di Vittorio Enzo Alfieri, di Salvatore Fugaldi, di Franco Noviello e dello stesso Ennio Scannapieco, di cui evidenzio in allegato un ricordo pubblicato nel trentesimo anniversario (1982-2012). Inoltre ci sarebbe da leggere pure l’opuscolo “In ricordo di Pietro Borraro” scritto da Aniello Gentile ed edito nel 1983 così come il volume di Wanda Occhialini “Le dediche autografe” (2020).  Ci sono poi altri notevoli contributi pubblicati in onore di Pietro Borraro, come mi ha gentilmente informato il dottore Scannapieco.

Tuttavia, nel caso di Pietro Borraro, è davvero concreto il rischio di non riuscire a descrivere compiutamente un personaggio così poliedrico, straordinario ed estremamente ricco di valori, iniziative, risultati sociali dalla valenza non soltanto locale, meridionalistica e nazionale, ma addirittura europea ed universale.

Qui di sèguito non proverò nemmeno ad addentrarmi in un così vasto universo. Sento soltanto il dovere di dare una mia testimonianza (anche per riconoscenza e gratitudine) limitatamente al microscopico tempo (poche ore in tutto anche se molto rivelatrici) durante cui ho avuto modo di intuire più che di conoscere Pietro Borraro. E tale mia testimonianza può cominciare col dire che cosa ritengo mi unisca a Pietro Borraro dopo il pur fugacissimo incontro alla conferenza di Napoli (febbraio 1982) e i momenti culturali vissuti durante la intensissima e stupenda settimana convegnistica all’hotel Castelsandra sulle amenissime alture di San Marco di Castellabate (giugno 1982) in pieno Parco naturale del Cilento sullo splendido Golfo di Salerno avendo come sfondo quello di Napoli.

2 – COSA MI UNISCE A PIETRO BORRARO

Ecco, caro Tito, ho conosciuto Pietro Borraro in modo alquanto fugace, come dirò meglio più avanti. Pochi minuti a Napoli, nel febbraio 1982 dopo una conferenza, e poi alcune ore in tutto nel corso di un’intera settimana durante il convegno sulla “Animazione culturale in Europa”, da Lui organizzato e svoltosi, appunto, nel giugno 1982 a San Marco di Castellabate.

Un tempo infinitesimale, ma sufficiente per capire, l’un l’altro, che eravamo fatti della stessa pasta (cioè eravamo troppo troppotroppo entusiasti di Vita e di Cultura) e che non dormivamo la notte per cercare di promuovere e realizzare belle ed utili iniziative, per “animare e rianimare” culturalmente, turisticamente, salvificamente ed escatologicamente i nostri territori, in funzione “glocal” (globale e locale, come si usa dire adesso) cioè con una visione nazionale, europea ed universale … come era nella nostra natura amorosa, nel nostro entusiasmo, nella nostra formazione umanistica e nella nostra apertura mentale a 360 gradi.

Così, essendo fatti della stessa identica pasta, ci eravamo promessi di collaborare. E sono sicurissimo che, insieme, avremmo fatto ancora molte più scintille di quanto non ne facevamo già individualmente. Anche se, ovviamente, in rapporto uno a mille.

Infatti, come ho potuto conoscere dopo (specialmente leggendo il libro di Ennio Scannapieco), Pietro Borraro era un gigante assoluto al 100×100 mentre io, nonostante la mia frenesia culturale e promozionale, mi sentivo ed ancora mi sento all’un x mille di fronte a Lui, davvero una parte troppo infinitesimale … anche se, ripeto con cognizione di causa, formati esattamente della stessa pasta. E come tali ci siamo riconosciuti l’un l’altro già al primo fugacissimo incontro a Napoli in quel febbraio 1982. Ed è anche per questo che ne tratto dopo ben quaranta anni. Pietro Borraro, tra tanto altro, era un personaggio che lasciava il segno ovunque e in chiunque!… Lo hanno confermato tutti coloro che l’hanno appena intravisto o frequentato.

Ma, non avendoLo potuto conoscere bene come sarebbe stato necessario, ne posso trattare adesso soltanto con i pochi elementi a mia disposizione, con le sensazioni e le emozioni che tale incontro, davvero fraterno, mi ha suscitato e continua a suscitarmi ancora oggi pure per i significati e le potenzialità che avrebbe potuto avere tale bella amicizia. Infatti, Pietro Borraro, oltre che Maestro, sarebbe stato per me come un fratello maggiore e … ci stava pure come età, poiché il primogenito dei miei genitori avrebbe avuto la sua stessa età, mentre io sono ultimo ed undicesimo figlio, a distanza di 22 anni.

3 – SAN PIETRO BORRARO MARTIRE

Come in alcuni film, la mia storia deve partire da lontano, per poter capire come e quanto sarebbe stato bello ed utile collaborare con Pietro Borraro; come sarebbe cambiato in meglio il mio stesso destino di vita.

Vedrai, caro Tito, quali e quante analogie c’erano già e ci sarebbero ancora state nelle nostre esistenze di promotori socio-culturali in una terra fin troppo difficile come l’Italia (e il meridione in particolare) che, pur vantandosi di essere patria di una delle migliori culture del mondo, tratta male – paradossalmente – sia la Cultura che i suoi persino più devoti Sacerdoti. E Pietro Borraro era un Sommo Sacerdote della Cultura già quando l’ho incontrato, perché immediatamente ne ho percepito il suo aspetto profondamente “ieratico”. Mentre io potevo esserne e sentirmi soltanto un … “chierichetto” in perenne apprendistato e forse non sarei stato degno nemmeno di lustrarGli le scarpe.

Non è fuori luogo affermare che fosse davvero un Sacerdote della Cultura … se non altro perché lo stesso suo collaboratore e “biografo” Scannapieco ripete spesso che Borraro era totalmente dèdito e devòto alla “Dea Cultura”.

Una dedizione e devozione senza riserve (senza se e senza ma, si direbbe adesso), come in un rapporto tipico con la “Sacralità”, l’incrollabile Fede e un attivismo apostolico tale che ancora si dubita se (osservando tutto ciò che ha fatto in una sola “mezza vita”) Borraro possedesse il dono dell’ubiquità … io stesso mi meraviglio come abbia trovato il modo ed il tempo di fare, e fare bene, tutto ciò che ha fatto, quando per realizzare quanto da Lui realizzato sarebbe necessaria oggi una squadra (un “team”) di professionisti di altissima efficienza e specializzazione!…

Eppure, come evidenzia Scannapieco, aveva una moglie e ben quattro figli (una famiglia “numerosa” se consideriamo i parametri Loro contemporanei – post anni 60 – per cui un figlio equivaleva già almeno a due dei decenni precedenti). E non ha vissuto nemmeno un’età normale, ma soltanto 55 anni. Altrimenti avrebbe realizzato chissà quali e quante altre cose meravigliose e di livello sempre maggiore e migliore!…

Quasi sicuramente, Pietro Borraro è la riprova che la Fede può fare davvero miracoli. E, in effetti, a seguìre e ad enumerare ciò che è riuscito a fare (con quanta forza e quale vigore!) si resta completamente stupefatti. Forse psicologicamente lo si può spiegare come alla base di tutto ciò siano operative le “motivazioni” ad agire.

Una forza generatrice incontenibile. Ma, egualmente, si resta stupefatti. E non resta altra scelta che pensare a qualcosa di trascendentale. Forse un “unicum”. Un fenomeno che accade, proprio come la Santità, una volta ogni tanto, anche statisticamente. E, a mio sentire, Pietro Borraro è da considerarsi un vero e proprio “Santo laico”.

Ma potrebbe essere considerato pure “santo cristiano” poiché, in verità, Egli era profondamente cattolico, cresciuto nel clima religioso e culturale dello zio Monsignore. A parte ciò, Egli era fondamentalmente un “uomo etico” in origine, rafforzato dai valori culturali e religiosi … tutte cose che dovrebbero portare la Chiesa di Roma ad esaminare il caso Borraro in relazione alla sua Santità anche cattolica, dal momento che il suo agire era un apostolato tipico del cristianesimo più autentico, pioneristico e missionario. Egli ha dimostrato un santo “eroismo” altruistico assai assai raro!…

E come tanti altri Santi cristiano-cattolici che hanno guadagnato l’onore degli altari, Pietro Borraro ha attraversato tutte le graticole, i patimenti, le persecuzioni, le ingiustizie che solitamente caratterizzano quei cattolici lungimiranti e apostolici, il cui messaggio, a volte, viene recepito, capito ed apprezzato dopo tanto tempo, addirittura dopo secoli.

La santità evidente di Borraro dovrebbe essere accuratamente e adeguatamente esaminata non soltanto dalle Istituzioni laiche (europee, nazionali, territoriali) ma soprattutto dalla Chiesa Cattolica. Sono sicuro che Pietro Borraro sarebbe il primo bibliotecario o apostolo culturale dichiarato Santo. E ci vorrebbe proprio un Santo speciale che protegga la Cultura!

In quanto ad essere stato “martire” … Borraro lo è stato sia per essere “morto sul lavoro” e sia per tutte le avversità e i martirii che ha avuto in ogni sua tappa esistenziale e professionale. Troppo onesto, troppo valido, troppo stakanovista e troppo lungimirante per i tempi. In tal senso ho avuto pure io la mia parte (seppure in modo più umile ed infinitesimale, di fronte al Maestro Borraro) di avversità e di martirii. Come quasi tutti coloro che, con onestà e passione, si occupano di Cultura.

La vera Cultura, infatti, è molto scomoda, poiché il Potere ama solitamente circondarsi di adulatori, ludici e circensi. Soprattutto di mediocri e di “ubbidienti” come mi ha detto qualcuno che conosceva bene Borraro, il quale era un autentico “sobillatore” nel senso più esaltante e positivo del termine a livello sociale. Come da sempre mi ritengo io (vedi e leggi <<https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2020/04/IL-SOBILLATORE-DARMONIA-Domenico-Lanciano-10-04-2020.pdf [3]>>).

Eccone, qui di sèguito, alcuni miei esempi, con una qualche analogia con le troppe difficoltà avute pure da Pietro Borraro nel suo peregrinare professionale di città in città, quando invece avrebbe potuto, anzi dovuto rimanere necessariamente e più vantaggiosamente nella sua amatissima Caserta, la quale non ha saputo o voluto utilizzare al meglio un così fin troppo evidente “genio” di alta promozione e di super-attivismo socio-culturale, il quale fin dalla sua prima gioventù si era dedicato alla sua città natìa e ai territori circostanti. Ma l’Italia, si sa, è terra di esiliati … nati per non appartenere più alla terra cui ci si sente comunque donati per natura e abbarbicati per vocazione. Per amore e per passione, soprattutto.

Infatti, come spesso accade, le nostre città, i nostri paesi non sanno o non vogliono trattenere almeno coloro i quali dimostrano un amore sviscerato ed utile per la propria Terra. E Borraro si era dato anima e corpo alla sua Città fino ai quarant’anni con opere davvero sbalorditive che nessuno (né prima né dopo) ha dimostrato di saper fare!!!…

Per poi dover pure Lui emigrare!… Una forte analogia, questa, con me. Ingrata terra natìa (ah Italia, mamma cieca!) che non sa riconoscere chi le può essere utile in modo davvero determinante! … Ciò avviene specialmente nel meridione italiano che lascia scappare i giovani e le persone valide con troppa disinvoltura e facilità, impoverendosi oltre ogni immaginazione e al limite di allarme fisiologico per la propria vita sociale. Ecco pure perché, fin dal 1977, parlo e scrivo di “Suicidio del Sud”!… Oh Sud, luogo dove gli Amministratori sembra siano pagati per non fare niente di importante!

Borraro ed io davamo fastidio perché eravamo troppo dinamici e costruttivi, disturbando “i manovratori” e tutto questo colpevole immobilismo, voluto o imposto, ma comunque assecondato, a volte persino con zelo e servilismo! Con pericolosa subalternità. E troppa arrendevolezza. Mentre Borraro richiamava alla dignità e all’identità!

Questa Italia che perde i suoi figli, come in una guerra, mi fa pensare proprio all’attuale guerra in Ucraina e a tutte le guerre del mondo … per fermare le quali forse basterebbe la massiccia ribellione, la rivoluzione delle mamme le quali non dovrebbero permettere che i propri figli siano sacrificati, immolati per cause e per motivi utili soltanto agli speculatori e ai prepotenti. Contro la guerra e contro le emigrazioni forzate sarà necessario, prima o poi, la rivoluzione delle mamme o una decisiva “rivoluzione genitoriale”.

4 –  BADOLATO 1981-1982

Per amore di Badolato mio paese di nascita, per la Calabria e per il Sud Italia, nel giugno 1973 (a 23 anni) ho scelto di cambiare la mia vita, modificando il mio piano di studi da filosofici in sociologici all’Università di Roma. Fin da bambino mi sentivo (anche senza saperlo) un “uomo etico” … sia perché ero nato in una famiglia che dell’etica aveva fatto il proprio modo di vivere e di stare al mondo … sia perché la realtà umana e sociale osservata attorno a me non poteva che rendermi attento alle problematiche e ai difficili destini del mio popolo martirizzato in tanti modi, specialmente con lo sfruttamento, l’emigrazione e l’esilio.

Così, ho lasciato gli studi di filosofia (in particolare di filosofia morale, da cui mi sentivo naturalmente molto attratto) per capire meglio, attraverso la sociologia, i come e i perché delle troppe sofferenze della mia gente. Così ho deciso di effettuare ricerche sul campo per la mia tesi di laurea, sviluppando il tema “Evoluzione delle caratteristiche socio-economiche di Badolato nel dopoguerra”. Proprio per trovare una qualche soluzione salvifica. Un’utile via d’uscita.

Nel settembre 1976 ero nel pieno di questi miei studi e ricerche. Avevo già effettuato o proposto innumerevoli iniziative sociali in tutta la mia interzona jonica. E avevo ben capito che la Cultura avrebbe potuto contribuire in modo determinante ad elevare le condizioni e la dignità del mio paese, dell’interzona e di tutto il meridione italiano da sempre vessati da invasori e predatori di ogni tipo (interni ed esterni), specialmente nell’ultimo secolo di Storia cosiddetta unitaria. In agosto avevo ricevuto dalla famiglia Sgrò-Vitale una donazione di molte centinaia di libri antichi e di riviste del primo Novecento, perché la utilizzassi per quella Biblioteca Comunale che andavo sempre vagheggiando da anni pure pubblicamente. Così, avendo già un buon nucleo bibliotecario di partenza, ho scritto una lettera al Sindaco e a tutti i responsabili sociali di Badolato, pregandoli di esaminare la possibilità di istituire la Biblioteca Comunale come presidio di conoscenza e di documentazione, di elevazione sociale e di promozione anche turistica, di auto-consapevolezza e di azione rigeneratrice. Una sede per elaborare e realizzare idee, progetti e qualsiasi cosa pur di trovare utili vie di uscita ai troppi problemi e ai non più sostenibili drammi collettivi.

Una Biblioteca sociale, appunto, come opportunità (”democratica”) per tutti, indistintamente per tutti, alla conoscenza e alla formazione per meglio cercare di stare al mondo, un mondo che tende ad avversare e a schiavizzare i ceti umili e i territori considerati poveri ma ricchi di tante potenzialità. Nota, caro Tito, che Pietro Borraro alcuni anni prima (dal 1967 al 1973) è riuscito a fondare ben 35 biblioteche pubbliche in Basilicata e a rilanciarne tante altre ecclesiastiche!…

Mentre io ho tentato di realizzarne almeno una, ma senza poi nemmeno riuscire … né ci sono riusciti altri dal 1976 ad oggi nonostante numerosi ulteriori tentativi… segno che grava su questa parte di profondo Sud una maledizione oppure una volontà di tenere il popolo soggiogato oltre ogni immaginazione. Infatti, l’irrealizzata Biblioteca Comunale di Badolato può essere uno dei metri di misura, uno dei simboli di questo “Suicidio del Sud”!…

Infatti, è da notare, tra tanto altro, che in quell’autunno 1976 non ho avuto alcuna risposta (nemmeno sottovoce o amichevole) da parte di alcuno dei numerosissimi destinatari (né pubblici ed istituzionali né privati e colti), né a voce né per iscritto, né tanto meno in via operativa. Silenzio totale e totale indifferenza.

Ciononostante, non ho abbandonato tale idea, tale progetto-proposta. Un progetto-proposta che resta ancora valido oggi (dopo ben 46 anni da quel lontano 1976) soprattutto perché la questione della Cultura (pure attraverso la realizzazione di una biblioteca-motore di Comunità) è ancora irrisolta a Badolato, ma resta tuttavia un passaggio obbligato ed ineludibile per la propria identità-dignità e per il progresso solido e vero di tutti. E, purtroppo, senza una Biblioteca-motore-comunitario, se ne avvertono ancora le contorte conseguenze sociali, aggravate da una persistente insensibilità ed inadeguatezza rispetto ai tempi che corrono ed anche al miglioramento dell’interzona!… Almeno quello della “Cultura” è l’aspetto-prova lampante che ognuno forgia davvero il proprio destino!…

Nel novembre 1981, avendo letto quella mia proposta che giaceva al Comune di Badolato dal 1976, un assessore factotum (che appartenente ad un nuovo tipo di Amministrazione comunale dopo 30 anni di dominio comunista) mi ha chiesto se avessi voluto impegnarmi a realizzare la Biblioteca, quasi dal nulla, ovvero da un migliaio di libri eterogenei acquistati a peso in una svendita editoriale. Accettai con entusiasmo e mi dedicai immediatamente all’opera, con molta intraprendenza, pensando di avere l’adeguato supporto di tale nuova Amministrazione comunale, nata da una lista civica molto eterogenea.

La quale, però, si è limitata ad approvare una incerta Delibera di Giunta per un incarico libero-professionale, indicante stranamente come periodo di impegno dal primo gennaio al 16 aprile 1982 soltanto. Compenso un milione di lire al mese (500 euro odierne) al lordo di parecchie tasse. Ben poca cosa per un laureato dinamico come me che, tra tanto altro, aveva relazioni umane e sociali tutte tese a portare benefici d’ogni tipo, oltre che Cultura, al proprio paese bisognoso di essere valorizzato al massimo e a 360 gradi. Si trattava di ricostruire dal nulla, letteralmente dal nulla, quando invece i bisogni erano molteplici ed impellenti.

Ma era tanto il mio entusiasmo che, in quel momento iniziale, non era importante la mia remunerazione ma la realizzazione di una Biblioteca di qualità che fosse anche Archivio storico e motore di promozione anche turistica, nonché Pinacoteca, Museo archeologico e della civiltà contadina, Memoria storica e quanto altro fosse specchio di una Comunità che, per essere dispersa per il mondo con l’emigrazione, aveva urgenza di realizzare validi strumenti di comunicazione e di dialogo pure e soprattutto con chi viveva fuori dai confini comunali.

E c’erano soprattutto i giovani da seguire e da sostenere nei loro studi anche universitari (che erano in pieno boom), così le famiglie (il movimento per l’emancipazione femminile, in particolare), cercando di utilizzare al meglio pure le esperienze umane e il vissuto storico degli anziani che andavano fatti sentire ancora utili e attivi, partecipi e protagonisti della vita sociale, almeno aggregativa e pedagogica intergenerazionale.

Avevo 31 anni e qualche mese ed avevo una immensa voglia di fare per il mio paese che volevo vedere risplendere come e più del sole!… Ma tutta questa voglia di fare non era affatto e minimamente aiutata dall’Amministrazione Comunale, la quale era assente o sorda alle mie sollecitazioni a fornire adeguati locali e arredi affinché la Biblioteca fosse immediatamente fruibile, pur con il poco materiale culturale a disposizione che, comunque, cercavo di arricchire con donazioni varie da parte dei cittadini, dei Ministeri, di case editrici e di vari Enti.

Più volte andavo io stesso a Roma, a mie spese, per cercare libri ed altro materiale socio-culturale. Non posso mai scordare che, nel luglio 1982, ho stracaricato di libri la Fiat 128 del mio fraterno amico prof. Enzo Ermocida il quale mi ha accompagnato nel viaggio dalla Capitale a Badolato con tutto quel prezioso carico! Mentre lui mi avvertiva che stavo perdendo tempo troppo prezioso della mia vita attorno a Badolato, paese litigioso ed irriconoscente!… Come non dargli ragione, oggi!?!…

Inoltre, in quell’estate 1982, convinto che la “cultura” devesse andare verso i cittadini-utenti, portavo i libri persino in spiaggia affinché i bagnanti potessero dedicarsi alla lettura stando comodamente seduti sulla sdraio sotto gli ombrelloni. Cosa apprezzata da alcune famiglie, specialmente da turisti provenienti dal nord Italia. Non avendo una sede per ricevere l’utenza, ero io che mi recavo verso l’utenza. Così seguivo (addirittura a domicilio) anche parecchi studenti specialmente universitari ma anche professionisti (pure dei paesi vicini) alle prese con i loro studi, tesi di laurea, concorsi pubblici o con rendiconti professionali.

Ti dico questo, non soltanto per informarti sul mio stato di assoluta precarietà dovuto al disinteresse dell’Amministrazione comunale cui non importava affatto che un giovane di 31-32 anni vivesse ed agisse senza sede e senza remunerazione (a parte i deliberati primi 3 mesi e mezzo del 1982) … ma per anticiparti un’analoga situazione logistica patita, più o meno così, dal dottore Pietro Borraro come direttore di una Biblioteca Provinciale di Salerno non ancora fruibile dall’utenza.

E, come Borraro, non mi restava che dedicarmi ad un’attività culturale e promozionale alternativa ma comunque assai utile per la comunità di appartenenza. Questa è una prima analogia tra me e Borraro, fatte salve, ovviamente, le pur diverse situazioni, le posizioni personali e le dimensioni tra Badolato e Salerno. Che, poi, tutto ciò è pure lo specchio (a guardare bene) della situazione della gestione culturale pubblica nel Sud Italia, con veramente poche eccezioni. E Borraro ed io ne siamo piena testimonianza, ognuno in proporzione al proprio contesto.

Così, senza alcuna remunerazione (anche a fini pensionistici-previdenziali, il che è già grave di per sé stesso pure per il “furto di futuro”) e senza copertura formale e deliberativa municipale, mi dedicavo a tempo pieno per fare “animazione culturale” e per mettere le fondamenta alla promozione turistica che era del tutto inesistente, nonostante Badolato e dintorni fossero ormai nel pieno del turismo di massa iniziato nel 1968-69.

E proprio per affrontare e gestire bene tale turismo di massa, già nel 1971 mi ero premurato di proporre l’istituzione di un Consorzio turistico che (denominato “Riviera degli Angeli”) comprendesse tutti i Comuni omogenei della costa jonica da Riace a Squillace e i Comuni montani delle Serre Joniche nel vitale rapporto mare-montagna. Tanto è che mi sono preoccupato di realizzare, nel pratico, almeno per i mesi di giugno-luglio-agosto, una corsa giornaliera di autobus (con le Autolinee Bressi) da e per Serra San Bruno, proprio per permettere ai turisti del litorale di poter usufruire della nostra lussureggiante montagna e ai “montanari” delle Serre di poter scendere al mare e godere della sua salubrità e di tutte le altre possibilità aggregative, ludiche e socio-culturali, ma anche commerciali e produttive.

Inoltre, ho cercato di evidenziare che questa “Riviera degli Angeli” avesse una peculiarità che non ha nessuno in Italia e nel Mediterraneo in così pochi chilometri: le 4 dimensioni di mare, collina, montagna e lago! … Per tale motivo ho convinto l’Amministrazione comunale di Badolato di realizzare un opuscolo turistico di 48 pagine a colori proprio su queste “4 dimensioni”, come strumento-base di promozione e di informazione per i villeggianti.

Così come ho convinto la Pro Loco di realizzare un depliant di otto pagine dal medesimo titolo di “Badolato 4 dimensioni” che evidenziasse, tra l’altro, il fatto importantissimo che il nome “Italia” fosse nato proprio nella nostra zona della provincia di Catanzaro 3500 anni fa. Un motivo di orgoglio in più e fondamentale, questo, per indicare come e quanto il nostro territorio sprizzasse antichità e civiltà. Inoltre, ho fondato un Gruppo archeologico, persino con una sezione subacquea, inserendo la nostra zona nei circuiti nazionali dell’Archeoclub d’Italia di Roma. Tutto questo unicamente a spese mie.

Partecipavo ad incontri e convegni socio-culturali di avanguardia anche a livello internazionale pur di portare nuove idee e per far conoscere Badolato, la costa jonica e l’intera Calabria. Ovviamente, viaggi e soggiorni solo a spese mie (tengo a sottolineare!) dal momento che (ripeto, al di fuori dei 3 mesi e mezzo pur malamente stipendiati) l’autunno 1981 e il periodo dal 16 aprile al 31 dicembre 1982 sono passati per me (che lavoravo a tempo pieno) senza alcuna remunerazione.

Eppure, l’Amore e l’entusiasmo per la mia gente, per il territorio e per la cultura mi portavano persino a far stampare e distribuire (a mie spese) cartoline sulle bellezze archeologiche di Badolato e dintorni, così come ad organizzare convegni promozionali, come, ad esempio, la riunione dei Sindaci dell’interzona per cercare di trovare una collaborazione socio-culturale-turistica tra realtà omogenee.

Ho cercato pure di rendere “mediterraneo” persino il Defilé di Moda Sartoriale di Roccella Jonica (RC) che, organizzato dal maestro sarto Antonio Russo, da parecchi anni si svolgeva soltanto come edizione nazionale!… Che cosa non ho fatto pur di far rifulgere la mia interzona! Non ci dormivo la notte … proprio come Pietro Borraro per le sue tante e frenetiche iniziative. Altra analogia. Chi ama ribolle. Senza sosta. In continuazione.

Poiché Badolato non aveva nemmeno un Archivio comunale (quello precedente era andato distrutto in un incendio doloso), mi sono premurato di andare alla ricerca di quella documentazione che era alla base della nostra Storia.

Così, con il maestro fotografo Vittorio Conidi, mi sono recato all’Archivio di Stato di Catanzaro per documentare, poi far tradurre dal latino e diffondere al massimo (persino a domicilio) la pergamena o Diploma del 26 giugno 1454 con cui il Re di Napoli Alfonso d’Aragona ha confermato il Feudo di Badolato al barone Toraldo: una tappa storica assai importante pure per la Calabria. Così come ho proposto di realizzare un inventario fotografico del borgo antico, di alcuni personaggi e di altre caratteristiche del nostro territorio. Insomma, con tanto entusiasmo e lungimiranza, cercavo di porre le basi organizzative di una struttura che fosse assai utile pure per i paesi vicini, essendo sempre stato Badolato capoluogo della sua interzona, punto di riferimento in numerosi settori della vita sociale.

Già nell’estate 1967 (all’età di 17 anni, oltre a realizzare le “Olimpiadi badolatesi”) ero andato a Roma (sempre a mie spese) per prendere dagli uffici dell’Europa Unita, dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) e della FAO (Agenzia ONU per l’alimentazione mondiale) manifesti ed altro materiale informativo tendente a sensibilizzare la gente, specialmente i giovani, a tali alte dimensioni valoriali e sociali, mettendo sulla piazza principale di Badolato Marina pannelli illustrativi e distribuendo materiale informativo.

Fin da adolescente ho sempre cercato di partecipare socialmente i miei aneliti verso l’Unione Europea e verso un mondo più unito e migliore. Pure fondando il gruppo musicale “Euro Universal” e proponendo opere della letteratura mondiale e universale. Esattamente come, a modo suo, ha fatto Pietro Borraro, “Uomo europeo” ed universale per eccellenza.

5 – INCONTRO CON PIETRO BORRARO (FEBBRAIO 1982)

Insomma, l’Amore per la Cultura Universale, per Badolato, per la Calabria, per il Sud Italia, per l’Europa Unita e per il mondo intero (in particolare per l’ONU che mai come adesso bisognerebbe rafforzare!) e la grande voglia di fare mi rendevano frenetico e febbrile, sempre entusiasta ed insonne. Proprio come (per fortuna) è ancora adesso, dopo quasi una vita e nonostante infinite e gravissime batoste sociali.

E proprio come era per Pietro Borraro, incontrato per la prima volta a Napoli, nel febbraio 1982, dopo una conferenza sui beni culturali e bibliotecari in particolare.  A tale conferenza ero andato su segnalazione e in compagnia dello stimatissimo amico prof. Antonio Arduino, molto attivo direttore delle Biblioteche Riunite Comunale e B. Labanca di Agnone del Molise, città che frequentavo già da qualche mese (precisamente dal 24 aprile 1981) per via del fidanzamento con la mia futura moglie, Bambina Mastronardi.

Quello di Napoli era un incontro tra addetti ai lavori e, alla fine delle previste relazioni, c’è stato un dibattito cui ho voluto dare il mio pur piccolo contributo. Conclusi i lavori, mi si è avvicinato Pietro Borraro, direttore della Biblioteca Provinciale di Salerno, per dirmi che condivideva ciò che avevo esposto. Inoltre si diceva desideroso di approfondire la mia conoscenza, pure perché da calabrese jonico Lo avrei potuto avvicinare meglio allo studio della Magna Grecia periodo che Lo affascinava particolarmente. Aveva sicuramente intuìto che avevamo i medesimi aneliti socio-culturali e mi accennava un’auspicabile collaborazione.

In previsione di tutto ciò e per conoscerci maggiormente, mi ha invitato a partecipare alla settimana di studi sull’Animazione culturale in Europa che, da Lui organizzata, si sarebbe svolta nel mese di giugno. Avrei dovuto pagarmi solo il viaggio poiché era garantita l’ospitalità (vitto e alloggio). Un convegno residenziale, quindi, a carattere internazionale, durante cui avremmo potuto parlare meglio sulle nostre reciproche iniziative promozionali e porre le basi per una fruttuosa e reciproca collaborazione socio-culturale.

6 – L’ANIMAZIONE CULTURALE IN EUROPA

Pietro Borraro aveva infatti intuìto che ero in piena sintonia con il suo mondo intellettuale, la sua dinamicità e la sua concezione di “Cultura”. Così ci incontrammo a Castellabate, un amenissimo comune sul mare Tirreno, in provincia di Salerno, vicino ad Agropoli, dove sono stati girati alcuni film di grande successo popolare, tra cui il fortunatissimo “Benvenuti al Sud” nel 2010. 

In mezzo ad un parco naturalistico assai lussureggiante (tra i migliori che si potesse avere nel Cilento) sulle sue pendici panoramiche e sull’ampio orizzonte blu, c’era l’Hotel Castelsandra (sicuramente un 4 – 5 stelle di lusso realizzato da imprenditori belgi) dove da martedì 8 a lunedì 14 giugno 1982 si svolgeva questo interessante convegno di studi e di esperienze sull’Animazione culturale in Europa con la partecipazione di qualificati personaggi provenienti da ben quindici Paesi “esteri” oltre che da tutte le regioni italiane. Tra i relatori ex ministri, ambasciatori, docenti universitari, scrittori, ecc. ecc. (più o meno) la crema culturale di quei tempi.

Non ero nuovo a simili convegni residenziali di livello internazionale. E ogni volta mi sentivo nella mia casa preferita, quella più naturale e vocazionale; ci stavo sempre veramente fin troppo bene.

Questo di San Marco di Castellabate è risultato per me il più esaltante di tutti quelli fino ad allora vissuti, sia per l’atmosfera che si è creata, sia per i temi proposti che per le persone incontrate. In particolare mi è stato assai utile, pure perché capivo che quello era il mio mondo più autentico, il miglior vivere il mio habitat … la Cultura (possibilmente internazionale, universale, propositiva e sociale). Ritengo ancora che lì ho trascorso una delle settimane più belle della mia Wita (vita scritta con la W). Memorabile! E, purtroppo, irripetibile!

Pur dovendo fare gli onori di casa, dare retta ed intrattenere centinaia di persone, personaggi e alte personalità, nonché badare che tutto filasse liscio nell’organizzazione dei lavori e persino nell’agevolezza alberghiera di ogni ospite, Borraro cercava di dedicarmi un po’ del suo tempo, come meglio Gli riusciva. Per poter avere la possibilità di parlare e conoscerci meglio, spesso veniva a mangiare accanto a me, che avevo vicina di gomito una anziana signora (sua amica), ma ancora bella, longilinea, elegante e raffinata intellettuale norvegese, GerdaEdenrud di cui dirò più avanti. La ricordo come norvegese, ma nei resoconti e nelle commemorazioni la trovo come “finlandese” o semplicemente “scandinava”. Diamola pure per “finlandese”.

Era alta e magra, vestiva quasi sempre di bianco e sembrava appartenesse alle sfilate di moda e alle fiabe. Aveva uno sguardo trasognato ed una sacralità mista al mistero di chi vive in dimensioni assai elevate ed inarrivabili.

Cercava di parlare con tutti (pure a questo servono i convegni) e s’intratteneva volentieri con parecchie persone, ma alla fine preferiva stare con me e mi parlava con molta soavità del suo mondo. Mai più incontrata una donna così intensa ed eterea, pure perché sembrava volesse travasarmi delicatamente la sua anima e l’intera sua vita. Presagio? Presentimento? … Ci siamo scambiati la promessa di tenerci in contatto e di una reciproca visita, lei in Calabria ed io in Scandinavia. La signora Edenrud fu il più grande, avvolgente e travolgente stupore di quella meravigliosa settimana. Che sensibilità! Che raffinatezza! Che stile!…

7 – CALABRIA PRIMA ITALIA

Durante alcune ricerche storiche, fatte proprio due mesi prima, nell’aprile 1982, nella Biblioteca Comunale di Agnone, leggendo l’apposita voce nell’Enciclopedia Italiana Treccani, avevo “scoperto” che il nome “Italia” era nato in Calabria e precisamente nell’Istmo della mia provincia di Catanzaro, tra i golfi di Squillace (cui appartenevo) e di Lamezia. Fu la scoperta che da tempo attendevo, che probabilmente era nel mio destino e che, comunque, da allora in poi si è fatta una delle mie principali “missioni” socio-culturali. Infatti perdura ancora, sempre intensa. Una scoperta che ho inserito ed evidenziato per ben due volte, nel giugno 1982, nel depliant turistico “Badolato 4 dimensioni” realizzato, su mia proposta, per la Pro Loco.

Ne parlai con Borraro, in uno dei momenti serali, quasi notturni, di più tranquilla conversazione. Nonostante fosse un intellettuale assai erudito e poliedrico (però più concentrato nel meridionalismo ed esperto di medioevo), mi confessò che ignorava (come del resto il 98% degli italiani da me rilevato poi nel 1983 con un’apposita indagine nazionale o come io stesso fino a poco tempo prima) dove fosse nato e cosa significasse il nome “Italia” e tale rivelazione, cogliendolo di sorpresa, lo attrasse ancora di più verso la Calabria come Magna Grecia.

Inoltre, da ammiratore della Magra Grecia e da meridionalista convinto e battagliero, continuava a dirmi che bisognava valorizzare questo dato straordinario, legandolo al riscatto e al rinascimento del Sud e in particolare della mia Calabria. Ne era assai entusiasta. Non avrei potuto aspettarmi di meglio!

Mi accennava a qualche iniziativa da intraprendere, anche nella stessa provincia di Salerno, specie dopo che Gli avevo detto che la diffusione del nome Italia aveva interessato pure il territorio fino a Paestum per un certo periodo, prima che gradualmente risalisse la Penisola e poi l’imperatore Augusto (63 a.C. – 14 d.C.) lo facesse giungere fino alle Alpi, per decreto. Sicuramente avrebbe avuto ben altro e certamente migliore destino la valorizzazione del nome Italia se il tragico destino di Borraro non avesse posto fine e spento tutto il suo entusiasmo socio-culturale ed una vita vissuta per la “Dea Cultura” come afferma il bravo ed affettuoso Ennio Scannapieco nel suo libro “Pietro Borraro, una vita per la Cultura”, di cui – ti ricordo – in allegato propongo una pur ristretta sintesi scritta dieci anni fa, nel 2012, nel trentesimo anniversario della scomparsa.

8 – ANIMATORE E RIANIMATORE CULTURALE

Caro Tito, per farti capire meglio come e quanto sia stato importante per me tale convegno sull’Animazione culturale, ti dico che, dopo qualche settimana, sono andato in tipografia per farmi stampare una carta intestata per corrispondenza “professionale” (fogli e buste) con la dicitura << dr. Domenico Lanciano, Animatore culturale >>. In verità l’ho usata molto poco, poiché gli avvenimenti della mia esistenza furono allora tali e tanti da non permettermi di realizzare questo mio sogno-desiderio o progetto lavorativo. Ne dovrei conservare ancora qualche copia. Così come di un’altra carta intestata << dr. Domenico Lanciano, animatore e rianimatore culturale >>.

“Rianimatore” poiché, specialmente nel Sud Italia, c’era davvero tanto da rianimare … come ad esempio ho fatto più tardi (07 ottobre 1986) con l’operazione “Badolato paese in vendita” per cercare di rianimare, rivitalizzare il mio borgo spopolato e in agonia. Anzi morente. Come centinaia di migliaia di altri borghi non soltanto in Europa ma in tutte quelle parti del mondo dove la cosiddetta civiltà industriale prima e la nascente globalizzazione poi ne hanno irresponsabilmente desertificato le ruralità, senza alcuna compensazione, senza alcun riequilibrio. Cosicché ancora adesso le metropoli scoppiano e i paesi muoiono.

Lo stesso Pietro Borraro ha “rianimato” il borgo abbandonato di Caserta Vecchia, facendolo ristrutturare e rendendolo addirittura “trendy” … di moda. Quindi è opportuno parlare pure di “rianimazione” urbana e socio-culturale. Ed ecco un’altra importante analogia tra me e Borraro, tra Borraro e me: la rivitalizzazione dei borghi, il recupero di antiche presenze culturali in disuso o addirittura dirute.

9 – LA TRAGEDIA ED IO SOPRAVVISSUTO

Non avevo visto Borraro nei suoi anni precedenti a quel Convegno sull’Animazione culturale in Europa del 1982. Non sapevo chi fosse veramente. Tuttavia in quella settimana ho potuto apprezzare il carisma ed il valore di questo Uomo che adesso reputo uno dei più esaltanti ed importanti personaggi del Novecento non soltanto campano, meridionale, italiano ma soprattutto europeo e direi pure “universale” per come fondamentalmente era per apertura mentale e per tutto ciò che ha fatto (pure in modo paradigmatico) in trenta e più anni di attività professionale e sociale.

Potremmo soltanto immaginare cos’altro avrebbe potuto fare (di veramente grande e significativo) se la sorte non L’avesse tradito e rapito così tanto prematuramente e in modo pure assai tragico per sé e per la famiglia, per la società d’appartenenza e per la Cultura più in generale. Ed anche per me.

Caro Tito, se ben ricordo, i lavori conclusivi del convegno dovevano svolgersi prima nella vicina Vietri sul Mare (sulla costiera amalfitana) e poi in una cittadina della provincia di Benevento, a Montesarchio, a circa 130 km da Castellabate. Borraro aveva organizzato il trasferimento dei convegnisti che avrebbero voluto o dovuto partecipare a tale conclusione dei lavori. 

Mi voleva vicino a sé pure per continuare il nostro intenso dialogo, interessante per una nostra futura collaborazione culturale.  Perciò stavo per entrare nell’automobile A112, assieme a lui, alla moglie, alla figlia e al fidanzato di costei alla guida … quando la signora Edenrud disse a Borraro che non aveva con chi viaggiare perché la macchina cui era stata assegnata era partita senza di lei. Così, Borraro mi chiese di cedere il posto alla graziosa signora scandinava, pregandomi di avere la pazienza di attendere un pulmino che avrebbe inviato all’Hotel Castelsandra per prelevare i pochi convegnisti rimasti senza mezzo per quel trasferimento.

Forse perché mi sono sentito improvvisamente troppo stanco di quell’intera settimana da me vissuta assai intensamente (dormendo pure molto poco) o forse per qualche altro motivo inconscio ed utile comunque a sottrarmi a quel tragico destino … fatto sta che pregai il guidatore del pulmino di farmi scendere nella vicina stazione ferroviaria di Battipaglia.

Avevo desiderio di tornare a casa, a Badolato. Mi sarei scusato poi con il dottore Borraro, che sarei comunque andato a trovare alla Biblioteca Provinciale di Salerno per ulteriori aggiornamenti sulla nostra collaborazione.

Tre giorni dopo mi capitò di leggere su un giornale quotidiano la notizia del tragico incidente stradale in cui avevano perso la vita cinque persone che viaggiavano sulla superstrada Avellino-Salerno. Lessi con stupore e sgomento che a morire erano proprio tutti gli occupanti di quella A112 che, in precedenza, avrebbe dovuto ospitare pure me. Puoi immaginare! Sono rimasto scioccato per più di un mese. Mi sentivo un sopravvissuto.

Infatti, se non si fosse frapposta la signora Edenrud, avrei dovuto fare parte di quell’automobile fino alla conclusione del convegno, pure perché Borraro avrebbe voluto che io visitassi la “sua” Biblioteca e lì prendere i primi accordi per la nostra collaborazione socio-culturale.

Un’altra rivelazione. Con messaggio “whatsapp” delle ore 16.28 di martedì 31 maggio 2022, Giovanni Borraro, il figlio minore di Pietro e Adalgisa, così mi testimonia riguardo quell’automobile A112. << A proposito del fatto che su quella famosa A112 avresti potuto esserci pure tu al posto della compianta signora norvegese Gerd, ti devo dire che anche io avrei dovuto esserci perché mia madre, nella penultima tappa del congresso (che credo fosse a Vietri sul mare) gli fece una lunga telefonata cercando di convincermi a stare con loro per quell’ultima tappa. Quindi anche io come te mi sento un po’ sopravvissuto da vari punti di vista. Grazie moltissime per tutte queste attenzioni verso la mia famiglia! >>.

10 – IL MIO RAPPORTO CON LA MORTE DOPO BORRARO

Ti confesso che mi sgomenta ancora l’episodio del tragico incidente che ha posto fine molto prematuramente alla vita di cinque persone, tra cui quella di Pietro Borraro, il quale era ancora alle prese con mille progetti da realizzare con il solito entusiasmo e la consueta determinazione. Quel mio scampato pericolo ha contribuito a darmi maggiore serenità nei confronti della morte, che, comunque, avevo già cercato di esorcizzare, anni prima, con qualche accortezza e con l’evidenza di alcuni fatti che mi avevano portato a riflettere.

Le accortezze erano principalmente quelle che si affrontano solitamente nelle forme religiose degli esercizi spirituali oppure nei tradizionali valori e nella solida base della civiltà contadina. In fondo in fondo, tali accortezze, in uso dalle nostre parti ancora negli anni sessanta e settanta, non sono altro che l’eredità culturale della “preparazione alla morte” di ispirazione monastica medievale, derivata a sua volta da alcuni filosofi già fin dall’antichità.

Tutte queste riflessioni mi avevano portato a redigere due anni prima, nel giugno 1980, il mio primo testamento (prevalentemente spirituale ed affettivo) all’età di appena trenta anni. Un’età, questa, in cui si pensa a ben altro che al morire. Eppure, è sempre stato assai sereno il mio rapporto con la morte, fin da quando ero bambino.

L’evidenza, poi, di alcuni fatti mi ha dato la convinzione, forse fatalista, che ognuno di noi ha un qualche destino. A portarmi a tale convinzione erano stati taluni episodi, tra cui due infortuni sul lavoro di persone di mia conoscenza. Il primo è capitato ad un muratore che, padre di quattro figli, è morto cadendo da una impalcatura di appena un metro di altezza. Il secondo, a distanza di qualche giorno, ha visto un altro muratore il quale è sopravvissuto pur essendo caduto dal quinto piano ma su un cumulo di sabbia.

Nell’incidente mortale capitato a Borraro avrei dovuto esserci io al posto della signora Edenrud e, quindi, quinta vittima. Il sentirmi sopravvissuto a tale destino ha rafforzato in me la convinzione che non era ancora arrivata la mia ora e che, di conseguenza, bisogna essere comunque sereni sulla nostra fine, pur restando sempre attenti, giudiziosi e preparati.

Altri episodi analoghi ma di diversa natura, capitati a me personalmente, mi hanno poi convinto di più e definitivamente che la morte deve essere comunque una “soglia serena”. Senza alcuna ansia o paura. Tutto ciò mi ha poi portato a costituire l’associazione culturale “Istituto di Tanatologia” (studiare la morte per amare di più la vita) nella primavera del 1988 dopo aver promosso l’associazione di Erotologia nell’autunno del 1984.

Il binomio “Amore e Morte” (così tanto celebrato fin dall’antichità) è quello che accompagna e caratterizza la nostra esistenza, volenti o nolenti. In entrambi i casi, massima serenità ed accortezza. Quel mio slogan << Studiare la morte per amare di più la vita >> non è altro (inconsapevolmente) che la constatazione del filosofo francese Michel Montaigne  (1533 – 1592) << Chi educherà gli uomini a morire li educherà a vivere >>. O viceversa: << Chi educherà le persone a vivere, le educherà pure a morire >>.

11 – IL RICORDO DI SALVATORE FUGALDI

Nella preparazione di questa “Lettera n. 404” mi sono imbattuto pure nella “Lettera mai spedita a Pietro Borraro” datata 16 giugno 1982, a firma di Salvatore Fugaldi (Trapani 1923 – 1987), pubblicata alla pagina 254 nei “Commentari” della rivista “La Fardelliana” n. 2-3 del 1982 edita dall’omonima Biblioteca di Trapani (di cui a quel tempo il Fugaldi era direttore così come della omonima rivista). Di tale Lettera voglio qui trascrivere il passo in cui Fugaldi evidenzia che (sicuramente prima di me) era stato invitato da Borraro a salire su quella fatidica automobile A112. Una coincidenza, cui siamo in pratica sfuggiti in tre: io, Fugaldi e Giovanni Borraro. Come a dire… il destino. Ecco cosa scrive, tra tanto altro, l’allora Direttore della Biblioteca “La Fardelliana” di Trapani.

<< Tu mi hai chiesto di seguirTi a Vietri per il sèguito del Convegno. Ho rifiutato con dispiacere, poiché avevo precedenti impegni a Trapani per la Biblioteca e la Rivista. Se fossi venuto con Te, forse mi avresti ospitato sulla macchina dell’ultimo viaggio Tuo, di Adalgisa, la Tua gentile Consorte, di Argentina, la Tua cara figliola, di Giovanni Striamo, il Suo fidanzato. Forse avrei preso il posto della gentile Amica Gerd Edenrud che dal Nord Europa è venuta a rinsaldare i vincoli culturali con questo Sud mediterraneo a costo della Sua vita. Ma a me non è stato dato di chiudere questo periodo terreno con Te. Forse dovrò ancora lottare, Dio sa solo quanto, per la biblioteca, strumento di libertà e di crescita dell’uomo, nel quale credo, nella quale credevi >>.

Caro Tito, per farti capire meglio il mio rapporto sempre sereno con la morte, ancora di più dopo lo shock Borarro, ti trascrivo i versi che ho scritto più recentemente alle ore 08.29 di lunedì 26 marzo 2017 (cinque anni fa, all’età di 67 anni) il cui foglio adesso, bene incorniciato, è appeso ad una parete del mio studio, di fronte alla scrivania, come utile promemoria. << SARA’ COME TORNARE A CASA – Quando verrà il momento / sarà come dover scendere / dal treno / alla stazione di Badolato. / Il viaggio / sarà così finito / come un qualsiasi altro tragitto / mille altre volte fatto! / Sarà come tornare a casa. >>

12 – LA MOGLIE ADALGISA COCCHINONE

Nel caso di Pietro Borraro è assai valida ed evidente l’espressione “Accanto ad un grande uomo c’è sempre una grande donna”. Tale era Adalgisa Cocchinone, la quale non amava apparire, però era lei che, pure come sensibile e preparata docente (era eccelsa nel greco antico) e acuta intellettuale, sosteneva ed incoraggiava in modo determinante il marito, preparando buona parte del suo lavoro culturale ed organizzativo delle innumerevoli iniziative sociali di particolare e sicuro successo. Insieme hanno firmato numerose pubblicazioni di atti congressuali o di eventi realizzati insieme.

Sarebbe proprio opportuno che ne venisse messa adeguatamente in risalto la figura in un auspicabile convegno di studi sull’opera di Pietro Borraro. Magari organizzato dalla stessa Biblioteca “A. De Leo” di Brindisi depositaria del fondo “Borraro-Cocchinone”. Ma sarebbe ora che un momento celebrativo, di ricordo e di aggiornamento su Pietro Borraro e la moglie fosse realizzato pure dalla Biblioteca Provinciale di Salerno, dalla ex Biblioteca Provinciale di Potenza (oggi Biblioteca Nazionale) e/o dalla Società di Storia Patria di Terra di Lavoro di Caserta o da chiunque intenda evidenziare e valorizzare l’Opera di questa stupenda coppia di eruditi intellettuali ed “imprenditori” socio-culturali.

C’è una qualche speranza che possa essere interessato l’Archivio di Stato di Caserta cui ho inviato (così come ad altri enti) la pergamena del “Premio alla memoria” recentemente assegnato a Pietro Borraro dall’Università delle Generazioni. Da tale Archivio, con email di lunedì 23 maggio 2022 alle ore 11.26, mi ha risposto per ringraziarmi la dottoressa Paola Vona (Funzionario archivista), la quale, rendendosi disponibile ad approfondire il discorso Borraro, mi ha proposto di scrivere un ricordo del Maestro per la semestrale RIVISTA DI TERRA DI LAVORO edita in formato web proprio dall’Archivio di Stato di Caserta.

Inoltre, nel caso di Adalgisa Cocchinone, è totalmente appropriata pure l’espressione di “consorte” poiché, in effetti, ha condiviso con il marito sia vita che, purtroppo, morte. Non conosco la vicenda coniugale di questa singolare coppia che, comunque ha avuto ben quattro figli, tutti amatissimi, quando in genere cominciava nelle famiglie la moda o l’abitudine o la necessità a non averne più di due.

Penso che il loro grande amore coniugale, la condivisione anche dei valori (in particolare cattolici) e l’interesse culturale avuti in comune … abbiano saldato, più che in altri, una vocazione di vita, altrettanto esaltante quanto le opere da tutti noi ammirate e ritenute così preziose da rendere questa coppia sinergica e simbiotica …. un autentico “miracolo” esistenziale nel panorama non soltanto italiano, ma anche europeo. Vanto ed onore italiano e meridionale principalmente.

Anche per tale motivo, Adalgisa e Pietro Borraro meriterebbero una particolare attenzione, pure per dimostrare che un rapporto coniugale possa essere duraturo ed assai proficuo, specialmente se fondato sulla condivisione dei più veri e grandi valori della Vita. Tutto ciò, ovviamente, al netto dei difetti che ognuno di noi ha inevitabilmente.

Sarebbe doveroso segnalare questi coniugi alle presenti e alle future generazioni, specialmente alle giovani coppie che si accingono ad intraprendere il non sempre facile cammino matrimoniale e familiare. Se ne potrebbe fare materia di studio nei corsi prematrimoniali. In fondo era una coppia perfettamente cattolica-praticante di notevole spessore etico-morale.

A tali coniugi, la Biblioteca “A. De Leo” ha dedicato una targa bronzea che, con raffinato bassorilievo dello scultore Alfredo Calabrese, evidenzia pure il seguente testo, composto dall’allora direttore Rosario Jurlaro: << A imperitura memoria di Pietro e Adalgisa Borraro che libri produssero e tra libri vissero, gli amici di Brindisi e questa biblioteca che conserva la familiare raccolta e le private carte pongono, grati ai concedenti figli Mario, Rosaura e Giovanni – Maggio 1994 >>

13 – UN CONVEGNO SU PIETRO E ADALGISA BORRARO

Caro Tito, che io sappia, ancora non è stato realizzato alcun vero e proprio convegno di studi su Pietro Borraro … mentre Lui ha fatto tantissimi convegni su tutto e su tutti. Che paradosso è la vita, a volte! E che ingratitudine! Ha dedicato intense giornate, week-end e intere settimane alla trattazione di temi e di personaggi e in quarant’anni dalla sua morte nessuno è riuscito a dedicarGli almeno pochi ed esclusivi momenti di attenzione, al di fuori delle commemorazioni (quando e se fatte, pubblicamente).

Inoltre, ha curato pure la pubblicazione dei numerosissimi e relativi atti congressuali, perdendoci dietro tanto tempo assieme alla moglie, ma anche tanta salute e, spesso, pure denaro proprio. Pietro Borraro mi appare come un altruista ad oltranza! Irrinunciabile. Come l’Etica e l’Amore! Accanto a Lui sempre la fedele consorte Adalgisa.

Spero davvero tanto che le Città di Caserta e/o Potenza e/o Salerno e/o Brindisi vogliano dedicare a questi magnifici coniugi almeno una giornata di studio-commemorazione, magari in occasione della intitolazione ufficiale di una via o di una scuola o di qualche altro significativo spazio pubblico a Loro dedicato. Se la meritano ampiamente, specie se raffrontata a tante intitolazioni fatte ad altri non per merito professionale e sociale ma per “amicizie o clientelismi politici” (come ben sappiamo tutti o quasi). E’ utile e necessario segnalare questi benemeriti coniugi in tutti i modi possibili non soltanto alle presenti e future generazioni, ma specialmente alle giovani coppie.

Al di fuori dell’ottimo libro di Ennio Scannapieco e di pochi opuscoli celebrativi da parte di amici fidati, finora mi pare che non siano apparse altre consistenti pubblicazioni né biografiche né di studio sulla Vita e sulle Opere di questa splendida coppia di coniugi.

Eppure Pietro e Adalgisa Borraro non si sono risparmiati di evidenziare, valorizzare e celebrare enti, persone, luoghi, situazioni, eventi che hanno dato lustro ad Altri. Finora, sembra che l’unica eccezione sia il bel volume curato dall’arguta e tenace ricercatrice, dottoressa Wanda Occhialini ed edito nel 2020 da Artebaria (www.artebaria.it [4]), intitolato << Dediche autografe su testi del fondo “BorraroCocchinone” nella Biblioteca “A. De Leo” di Brindisi >>. Ma è, comunque, poca cosa rispetto al “gigante” Pietro Borraro, pure considerando il notevole ruolo della moglie Adalgisa.

Per costei, in particolare, dovrebbe intervenire la FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari) o altre associazioni femminili, pure perché sarebbe assai utile segnalarla a tutti e specialmente alle ragazze che intendano significare qualcosa nella vita e nella società.

Intanto, sarei assai lieto se i nostri lettori si soffermassero a considerare il volume originalissimo della Occhialini che consiglio a tutti di scaricare, leggere o almeno visionare per quanto è affascinante e persino divertente, digitando il link <<https://www.academia.edu/42664657/Dediche_autografe_su_testi_del_fondo_Borraro-Cocchinone_nella_Biblioteca_A._De_Leo_di_Brindisi_ [5]>>. E’ sicuramente una delle letture più piacevoli che mi è stato dato di incontrare finora nella mia vita di bibliofilo!… Complimenti, davvero di cuore, alla dottoressa Occhialini, all’Editore e alla “Biblioteca De Leo” di Brindisi per tale sorprendente realizzazione, che spero possa essere di esempio per altre situazioni simili!… So che è stato un lavoro lungo, faticoso e ammirevole ma alla fine il risultato è davvero assai entusiasmante e, direi, sorprendente … addirittura epico! Complimenti, davvero di cuore! E grazie di cuore per questo magnifico e prezioso dono sociale!

14 – DOPO QUARANTA ANNI

L’imminente mercoledì 15 giugno 2022, quindi, ricorrono i quarant’anni dalla morte dei tre Borraro e delle altre due vittime di quel tragico incidente stradale. Perché, in particolare, trattare di Pietro dopo tutto questo tempo?…

Quaranta anni sono un periodo sufficiente per affievolire il ricordo o addirittura per dimenticare (o quasi) chiunque sia all’esterno della famiglia o della ristretta cerchia di devoti amici. Per quanto riguarda me, che pur l’ho intravisto appena, sento il bisogno di ricordarLo perché mi è stato importante per diversi motivi. Primo, perché mi ha onorato della sua fiducia, persino ritenendomi degno di essere suo collaboratore in iniziative socio-culturali di largo respiro. Secondo, perché con l’Animazione culturale mi ha allargato ancora di più il senso delle cose e dato la dimensione più appropriata di ciò che stavo già facendo in modo personale e sociale.

Terzo, perché ha mostrato così tanto interesse per la “Calabria Prima Italia” da voler contribuire a valorizzare tale preziosa risorsa storica cui tengo ancora e sempre tanto.  Quarto, perché adesso ho imparato a conoscerlo meglio, grazie agli scritti commemorativi soprattutto di Ennio Scannapieco e poi anche di Aniello Gentile, Salvatore Fugaldi, Franco Noviello, Wanda Occhialini e altri. Ai quali aggiungo coloro i quali (come i figli Mario, Rosaura e Giovanni nonché il prof. Rosario Jurlaro) mi hanno dato utili e toccanti testimonianze telefoniche per averLo vissuto più da vicino e più a lungo.

15 – PER AMORE DELLA MIA GENTE E PER FELICITA’ D’ARMONIA

E, in tal modo conoscendoLo, ho trovato alcune pur lievi analogie che mi legano a tale personaggio, così come a tutti quei personaggi che sono stati o continuano ad essere “vulcanici” e tanto produttivi nelle loro iniziative socio-culturali e che però hanno trovato fin troppe difficoltà e spesso persino martirii così come li ho trovati io, nonostante il mio slancio sociale fosse fatto quasi sempre a mie spese, unicamente per Amore della mia Gente e per felicità d’Armonia.

E, comunque, sempre e ovunque, ho fatto ogni volta più del mio dovere (in tempo, soldi e salute); così come lo ha fatto Borraro; così come lo fanno ancora (sebbene ormai in sempre minor numero) coloro che si dedicano alla “Dea Cultura” o soltanto all’Etica personale e sociale. Infatti, ricordando Pietro Borraro voglio qui rendere omaggio ed onore a tutti coloro che fanno più del proprio dovere in tutti i settori vocazionali e lavorativi a favore del bene comune. Omaggio ed onore particolare a coloro i quali sono davvero “eroici” (spesso in silenzio, poiché rispondono soltanto alla propria coscienza etica). Stimo costoro in appena il 10% della popolazione a livello nazionale. Ed è appena il 10% che fa andare avanti l’Italia, poiché il resto (quando non in posizione delinquenziale e distruttiva) ha un ruolo assai discutibile. E ritengo che eroi come Pietro Borraro possano essere uno su un milione. Forse.

Pure per questo, premetto e preciso che, pur essendoci alcune similitudini, non c’è assolutamente alcun paragone da fare tra questo “Gigante ed Eroe della Cultura” e la mia povera e annaspante persona. Intanto sarebbe come fare il paragone tra un Campione olimpico, un Premio Nobel, un Professionista, uno Specialista, un’Artista e tra un dilettante (infatti io mi diletto a fare cultura, con devoto amore, quindi “amatoriale”).

Come un pittore della domenica io, di fronte ad una celebrità da Storia dell’Arte, Lui. D’altra parte, pure temendo di fare un sacrilegio, mi guarderei bene al solo pensiero di accostarmi minimamente al Personaggio-Borraro se non per qualche similitudine, appunto, tipica e comune a tutti coloro i quali agiscono onestamente con grande e disinteressato amore per il bene comune.

Però, con le dovute e riverite proporzioni, dal lato umano e sociale ritengo infatti ci uniscano talune vicissitudini ed analogie esistenziali, dovute al nostro impegno culturale e, in particolare, all’entusiasmo che abbiamo messo nel voler fare farefare sempre fare farefare, realizzando eventi assai utili ai nostri rispettivi territori di appartenenza. Ritengo che Borraro avesse intuìto che in qualche modo Gli somigliavo (sebbene alla lontana). Peccato che il destino ci ha consentito di frequentarci soltanto per qualche ora nell’affollato contesto della settimana trascorsa al Convegno di Castellabate nel giugno 1982.

In tale contesto, comunque, ho avuto almeno la possibilità di notare che aveva una capacità di dialogo e di fascinazione enorme con chiunque, come tutte le persone carismatiche le quali hanno dentro il “sacro fuoco” di un ideale, di una fede, di una missione.

Qui in Molise, c’è, ad esempio, Vincenzo Di Sabato di Guardialfiera (in provincia di Campobasso, classe 1936) che ha il medesimo modo cordialissimo di approcciarsi e di stare con le persone; nonché di lavorare come uno stakanovista per il proprio territorio regionale ed anche oltre. Fondatore di longeve e prestigiose associazioni, Di Sabato quanto a promozione socio-culturale è un vero “Gigante del Molise” (e come tale è stato premiato dall’Università delle Generazioni il primo maggio 2018).

Ed è proprio grazie a persone come Di Sabato e Borraro che il mondo è migliore, pur in contesti dolorosi, spesso tragici e a volte troppo raccapriccianti (come, ad esempio, le troppe attuali guerre in Ucraina e in altre parti del mondo). Persone così rappresentano una speranza. Evitano alla società di sprofondare nei più cupi e irrimediabili abissi. Evitano il gorgo e la perdizione totale.

16 – IL PREMIO ALLA MEMORIA E L’OPUSCOLO

Già durante quel convegno del giugno 1982, ho capito che soltanto una persona con un forte ed ardente fuoco sacro per la Cultura poteva realizzare da solo un evento così prestigioso a livello europeo. Pietro Borraro mi sembrava un innamorato pazzo. E, come un innamorato non si dava pace nel riempire la propria giornata di quell’entusiasmo che è il solo elemento capace di portare a utili e significativi risultati.

Tutti coloro che Lo hanno conosciuto e stimato concordano in questo. Nell’ideare, nel progettare e nel realizzare, aveva un ritmo ed un fervore da “stakanovista” così sostenuti che era difficile starGli dietro. Sarà opportuno, caro Tito, evidenziare qui di sèguito alcune tra le più ricorrenti espressioni usate da chi L’ha conosciuto (anche se per poco) per descrivere e contestualizzare il Personaggio-Borraro.

Per tutte queste sue encomiabili doti, l’Università delle Generazioni ha inteso conferirGli alla memoria due premi in una stessa pergamena: IL GRAN PREMIO DELLE GENERAZIONI e L’ATTESTATO DI GIGANTE DELLA CULTURA, con data 02 giugno 2022 (76ma Festa della Repubblica Italiana). Copia di tale pergamena è stata già inviata ai figli, alla Biblioteca De Leo di Brindisi (che conserva e valorizza le sue sudate carte), alle Biblioteche Provinciali di Potenza e di Salerno di cui è stato dinamicissimo ed efficacissimo direttore, all’Archivio di Stato di Caserta, di Potenza e di Salerno.

Nulla ho potuto fare per la Biblioteca Comunale di Caserta, della quale ho cercato invano di contattare la dirigente per tutto il mese di maggio. Né tale dirigente ha avuto la bontà di contattare me, avendo lasciato ai suoi collaboratori i miei numeri di telefono (mobile e casa).

A queste e ad altre Istituzioni invierò pure questa “Lettera n. 404” (in link e in allegato stampabile) quando e per come sarà pubblicata da te in <<www.costajonicaweb.it >> poi speriamo ripresa dai consueti siti amici <<www.soveratoweb.com [6]>> – <<www.gazzettadellemilia.it [7]>> – <<www.agenziacalabrianotizie.com [8]>> e <<www.preserreedintorni.it [9]>>. Inoltre, la stessa Università delle Generazioni ha intenzione di realizzare in cartaceo un opuscolo contenente tutto il testo e talune foto di questa stessa “Lettera n. 404” da inviare, per una più duratura memoria e documentazione alle persone e agli Enti sopra evidenziati, nonché alle Biblioteche Nazionali. Del premio e dell’opuscolo sarà informata la stampa nazionale e, in particolare, quella campana, lucana e pugliese (le tre regioni che hanno tracce significative di Pietro Borraro e famiglia).

17 – AGGETTIVI PER BORRARO

Leggendo il prezioso libro di Ennio Scannapieco e tutte le altre utili testimonianze in onore di Pietro Borraro (e della moglie Adalgisa) mi sono imbattuto in un oceano di simpatia, di stima e di vera e propria esaltazione ma pure di sincera amicizia e, spesso, di vera fraternità, a volte ossequio e persino di venerazione. Una “idolatria” ben meritata.

Mai vista una cosa del genere per una persona fin da quando (già da bambino) frequento gli ambienti socio-culturali ovunque ne abbia occasione, dal piccolo borgo alle metropoli o anche nei programmi colti e nei resoconti multimediali, in particolari televisivi. Mi risultano essere davvero pochi, anzi rari, i personaggi dotati di un carisma eccelso simile a quello di Pietro Borraro, così puro e travolgente verso il bello della Vita, della Cultura e delle Persone. “La Cultura è … l’Uomo” diceva (con la U maiuscola).

Un documento di tale esaltazione e celebrazione, nell’amicizia così come nell’ufficialità, è il delizioso quanto originale citato libro di Wanda Occhialini << Dediche autografe sui testi del fondo “BorraroCocchinone” nella Biblioteca “A. De Leo” di Brindisi >> edito da Artebaria nel 2020. Avrei voluto allegare a questa “Lettera n. 404” tale volume, inviatomi gentilmente in PDF dalla stessa Autrice, ma risulta molto pesante in MB. Tuttavia è reperibile e scaricabile in internet digitando  <<https://www.academia.edu/42664657/Dediche_autografe_su_testi_del_fondo_Borraro-Cocchinone_nella_Biblioteca_A._De_Leo_di_Brindisi_ [5]>>. Sono 208 pagine di vero godimento spirituale, anche visivo poiché ci sono pure numerosissime foto di molte delle quasi settecento dediche autografe. Potrebbe essere “il libro” prìncipe di questa nostra estate 2022.

Caro Tito, credimi, il volume della dottoressa Wanda Occhialini è davvero efficace quanto inusuale. Finora ho visto rarissime edizioni del genere. Tutte queste centinaia e centinaia (663 per l’esattezza) di dediche scritte su libri-dono a Pietro Borraro e alla moglie sono lo specchio della considerazione avuta, a livelli anche internazionali, da parte di amici ed estimatori, da ammiratori o da semplici persone che chiedevano, magari, una benevola recensione alla propria pubblicazione o esprimevano gratitudine o ammirazione per la squisita gentilezza avuta. Segno che Borraro aiutava molto ed incoraggiava sempre gli Autori, specialmente gli esordienti. In particolare i giovani.

Un’altra deduzione si può fare, leggendo qua e là qualche dedica. La casa di Pietro e Adalgisa Borraro era un “porto di mare” e spesso un vero e proprio “cenacolo culturale” poiché avevano come ospiti (a pranzo o a cena) intellettuali o studiosi di ogni parte del mondo, anche di passaggio, alcuni dei quali non Li avrebbero rivisti più. Ecco questa della facile ospitalità è un aspetto da tenere presente per capire il tipo di affettuosa accoglienza di cui era capace “Casa Borraro”. Facile accoglienza, facile altruismo. Fratellanza universale! Un umanesimo esuberante!…

Bisogna pur dire che erano quelli i tempi (anni sessanta e settanta) in cui la convivialità amicale e culturale era molto diffusa in Italia e all’estero, ovunque si vivesse di ideali, di cultura, democrazia e partecipazione. Ci si riuniva con molta frequenza e senza formalismi, spinti ed avvolti dall’entusiasmo di quel periodo davvero speciale e irripetibile, caratterizzato da quella “rivoluzione culturale” (amicale e creativa) cui mi onoro di avere preso parte poiché mi ha fatto crescere in generosità e in tensione etica verso un “mondo migliore” che era lo slogan principale di quella esaltazione quasi planetaria.

Per fare ciò è necessario pure avere uno spirito giovanile, cosa che i coniugi Borraro pare avessero sempre, assieme all’entusiasmo e alla creatività culturale. Quasi una religione! In cui “la comunità” era un centro necessario alla realizzazione di questo nuovo umanesimo che ha cambiato in meglio la cultura e il mondo, specialmente quello giovanile. In particolare le mode e la comunicazione sociale.

Negli scritti di saggistica in suo onore e nelle dediche autografe sui libri donati, si sprecano per Pietro Borraro gli aggettivi o i sostantivi per cercare di definirLo e di celebrarLo. Se ne dovrebbe fare uno studio a parte. “Vulcano” è il termine più frequente. Così come “Apostolo” o “Missionario” della cultura (specie della cultura meridionale). “Gran signore della Cultura” – “Grande colonna” – “Fecondatore di nobili coscienze” – “Ambasciatore dell’italianità all’estero” – “Animatore di amicizie e di dialoghi sapienti” – “Uomo fuori dal comune” – “Zelo ed ostinazione” – “Travolgente e cordiale affettuosità” – “Apostolo dell’ideale” – “Peculiare vocazione della straordinaria volontà operativa” – “Leggendari convegni di studio” – “Fede in un ideale superiore” – “Cultura come apostolato sociale” – “Infaticabile (insopportabile) attivismo” e così via.

E’ un vero e proprio caleidoscopio di stima, di affettuosità, di caldi sentimenti, di morbidi colori e di esaltante riconoscenza e gratitudine. E’ difficile trovare in giro tanta devozione. Probabilmente, una coppia assai gentile ed accogliente, simile ai coniugi Pietro e Adalgisa Borraro, è quella degli ormai ex docenti Vincenzo e Giovanna Squillacioti i quali (da sempre ma specialmente dal 1991, con la costituzione dell’associazione culturale “La Radice” di Badolato) sono al centro di un vortice socio-culturale cui pochissimi potrebbero reggere e che, invece, loro assecondano con eleganza e stile, amorevolezza e spirito di servizio, rispondendo a migliaia di istanze provenienti non soltanto dalla Calabria, ma anche dal resto d’Italia e persino dall’estero più lontano.

“Casa Squillacioti” è divenuta ormai assai indispensabile per il territorio e per la Cultura più in generale. Impossibile immaginare Badolato e interzona senza i coniugi Squillacioti. Non si può fare a meno di Loro. Ne resto sempre assai lieto, pure perché sono, quasi sicuramente, ciò che aveva cominciato a fare, avrebbe dovuto essere più compiutamente quella mia ipotizzata Biblioteca Comunale o addirittura una intera struttura sociale polifunzionale. “Casa Squillacioti” è una autentica e insostituibile “istituzione” come lo era, a suo tempo, “Casa Borraro” a Caserta, a Potenza o a Salerno. E nelle trasferte.

E, quindi, Pietro Borraro, si può ben capire, aveva un ritmo di vita sociale assai frenetico e tanti fronti aperti contemporaneamente. Non sappiamo come e quanto a scapito della famiglia (aveva comunque quattro figli in crescita), nonostante la moglie lo supportava in tutto e per tutto e ne era pure collaboratrice e … amabile “complice”.

Tuttavia, secondo qualche testimonianza ascoltata di recente, tutto questo ritmo cominciava in qualche modo a pesare (sia per l’età che per volume ed intensità automaticamente crescenti). Non c’è da meravigliarsi dal momento che sembrava andasse alla velocità della luce. Posso ben comprendere e capire.

Questa del ritmo troppo frenetico e febbrile è una delle analogie più importanti che ho potuto scorgere tra me e Borraro. Infatti, adesso che mi sono un po’ calmato (poiché me lo impongono l’età e le condizioni di salute), mi sento come un aereo supersonico che è tornato alla base ma che ha ancora accesi i motori pronto a spiccare nuovamente il volo.

La mia mente frulla sempre ad altissimi giri e livelli come frullava quella di Borraro o come frulla a chi ha vocazione di artista e di comunicatore sociale con qualsiasi tempo, modo e mezzo. La creatività e gli aneliti impongono ritmi particolari in ogni espressione o travolgente passione umana.

Tanto è che si pone, ancora e sempre, il serio quesito (di ardua soluzione) se chi ha questi ritmi, per natura e vocazione, debba o no avere legàmi stabili o addirittura mettere su famiglia con figli. Infatti, il celibato (facoltativo) non si pone soltanto per i sacerdoti e altri tipi di religiosi, ma si pone per tutti coloro che hanno un particolare fuoco dentro o un eccessivo entusiasmo esistenziale che supera la quotidianità e fuoriesce dagli schemi della normalità. Gli esuberanti! …

Personalmente, avendo capito ciò fin da ragazzo e proprio a 18 anni ho deciso di non avere figli (vedi pagina 16 di “Prima del Silenzio” – 1995). In verità, ho fatto però a metà la mia rivoluzione personale ed esistenziale, poiché mi sono comunque legato ad una donna, sposandomi, pur senza aver voluto procreare. Mentre invece il creativo non deve avere proprio alcun tipo di legàme.

Deve essere assolutamente e totalmente libero da qualsivoglia pur piccolo legàme. E’ questo, ritengo dopo tutta una vita, il prezzo o il sacrificio da pagare e da affrontare per chi è dotato di frullatore mentale (come i veri sacerdoti-missionari, i veri artisti, i vocazionali in genere). Il frullatore creativo non permette davvero alcun legàme, null’altro che sé stesso (a meno che il legame non sia totalmente condiviso e simbiotico).

18 – ALCUNE ALTRE ANALOGIE TRA BORRARO E ME

Caro Tito, sempre tenendo presente l’esistenza di un rapporto infinitesimale di uno per me a cento per Lui, Borraro era, innanzi tutto, come me, un ENTUSIASTA della Vita che si fa Cultura e della Cultura che si fa Vita. Anzi Wita!… Ti rimando a quel mio slogan “Quando l’Intelligenza, se è vera Intelligenza, si fa Amore; quando l’Amore, se è vero Amore, si fa Intelligenza!” che campeggia sulla pagina di copertina, come sottotitolo, del mio piccolo libro “Storia della Intelligenza” (1992).

Come abbiamo avuto modo di evidenziare altre volte, l’etimologia della parola “entusiasmo” è greca e significa “avere Dio dentro” (da “en” dentro e “thèos” dio) … ma anche (metaforicamente) “andare verso Dio” oppure “essere posseduti da Dio” (Dio inteso come Massimo Bene) e ancora “tèndere con slancio verso la Perfezione e l’Assoluto” e così via. Gli entusiasti sono, di conseguenza, degli “anelanti”, dei trascinatori, dei seduttori, dei carismatici.

E Borraro lo era, altrimenti non sarebbe riuscito a fare tutto ciò che ha fatto e in così troppo poco tempo. Quindi, detto in termini attuali, Egli era un grande MANAGER culturale a 360 gradi. Aveva, cioè, quelle doti manageriali, dirigenziali, organizzative e lungimiranti di chi ha chiare le mete da raggiungere sempre e comunque con travolgente successo ed ottimi risultati. Ma non un “manager” qualsiasi, bensì un ”Apostolo” … un autentico “Eroe” (come gli è stato riconosciuto un po’ da tutti).

Il fare (e anche bene) tantissime cose, spesso contemporaneamente, esige una particolare “filosofia del tempo” per cui si dovrebbe indagare quale fosse in Borraro tale “filosofia” del tempo, dello spazio, dei rapporti umani e così via. Per la visione del mondo e della vita, ritengo che fosse assai complessa, nonché altamente motivata, la personalità di Pietro Borraro.

Sarebbe utile studiarne anche la psicologia, pure perché potrebbe aiutare, specialmente, i giovani a sapersi coordinare per raggiungere un’alta produttività pure etica, non soltanto economico-esistenziale. Senza l’etica ogni nostra azione potrebbe diventare assai pericolosa o semplicemente assai poco utile.

La differenza tra Borraro ed un manager qualunque sta nel fatto che non si poneva limiti e che macinava, come forse pochissimi altri, tanto di quel lavoro da destare lo stupore e l’ammirazione di chi Gli stava vicino. Con un effetto collaterale non sempre positivo, però. Chi si dà troppo da fare e sa raggiungere ottimi traguardi può, in realtà, produrre così come produce (involontariamente) invidie tali da procurarGli una molteplicità di problemi, a vote pure assai seri e preoccupanti.

In particolare, il suo super-attivismo ha evidenziato, non volendo, i mediocri, gli apatici, i parassiti e chi non si vuole impegnare (chi “mangia pane a tradimento” come si soleva dire una volta). Il che, in natura, può generare un qualche risentimento come chi disturba la quiete dei pigri e degli ignavi.

“Non disturbare il manovratore” si soleva dire ai suoi tempi. Insomma, qualche problema Borraro lo deve avere avuto in tutti gli ambienti che ha frequentato, altrimenti non si spiega come mai dalla sua fin troppo amata Caserta (cui si era dedicato anima e corpo fin da ragazzo) è andato a finire a dirigere la Biblioteca Provinciale di Potenza per poi lasciare e puntare su Taranto con toccata e fuga verso Salerno! …

Si direbbe, a questo punto, che Borraro fosse un personaggio freneticamente inquieto, adrenalinico con tanta voglia di produrre in breve tempo ottimi risultati (sia intellettualmente che professionalmente ma anche umanamente).

Era il suo modo di essere felice e di sentirsi utile alla società. Di conseguenza, penso che Borraro sia stato quasi sempre vittima della sua grande voglia di fare molto e di fare bene. Era un anti-mediocre, come me (già nella prima adolescenza ho fondato tutto sulla “anti-mediocrità” di cui è testimone la prima raccolta di poesie “Gemme di Giovinezza” del 1967 quando avevo 17 anni).

Non ho mai sopportato la mediocrità. E anche questo mi rendeva inquieto e desideroso di realizzare qualcosa di bello, di buono e di utile per tutta la società. Lo stesso anelito di Borraro (beninteso sempre in assoluta ed umilissima proporzione).

E come Borraro pure io, nel mio piccolo, sono stato un “manager” culturale o creatore di Cultura ovunque mi sia trovato. Ancora adesso (che mi sono calmato un po’) sono considerato un “vulcano”. Specialmente di idee e proposte. E “vulcano” è l’attributo ricorrente in Borraro. Ma il concetto di “vulcano” potrebbe facilmente portare a quello di “sognatore” inteso come troppo idealista, addirittura fuori dalla concreta realtà (che è solitamente rassegnata e mediocre, senza slanci o lungimiranze).

Il concetto di “sognatore” porta poi (in modo più positivo che negativo) a chi è “utopico”. Ma la civiltà umana deve i migliori risultati e i maggiori progressi sociali proprio ai sognatori e agli utopisti, ai lungimiranti e agli stakanovisti, instancabili e tenaci, a coloro che non si arrendono alle difficoltà. Cioè, alle persone rare, uniche. Ed “unico” e “speciale” era Pietro Borraro, così riconosciuto da tutti coloro che ne hanno lasciato traccia scritta, nel ricordo o nell’agiografia. Senza falsa modestia “Unico” è un aggettivo che conosco bene pure io. E’ facile essere unici quando si agisce solo per Amore, non per denaro e vanagloria, ma unicamente per Amore e per Armonia!

Ripeto (senza giungere a paragoni e a parallelismi velleitari, comunque sia) Borraro come me e io come Borraro eravamo fatti della stessa pasta … arciconvinti che << fare bene il bene comune >>  fosse l’unica strada per elevare le persone, le comunità, i territori. L’unica felicità possibile su questa terra. Non ci dormivamo la notte per cercare le migliori soluzioni per la nostra gente. Così e in tal senso bisogna inquadrare pure il suo come il mio “meridionalismo”.

E Pietro Borraro è da considerare, alla luce dei fatti, uno dei più grandi “meridionalisti concettuali ed operativi” che il nostro Sud Italia abbia mai avuto. Basta vedere la sua biografia e i risultati del suo lavoro. Sul campo, in particolare! A cominciare dal suo essere “giornalista” vocazionale, sociale e propositivo. Di lotta sapiente.

Giornalismo di lotta, in particolare, come per salvare dalla morte urbana Casertavecchia o altri luoghi. Pure il mio giornalismo (fin da quando ho cominciato nel 1965 che avevo quindici anni) è stato un giornalismo sociale, propositivo e di lotta (ad esempio, “Badolato paese in vendita” per salvare il mio e tutti gli altri borghi spopolati dalla morte urbana e sociale), così come per Borraro è stato un mezzo assai efficace per attrarre l’attenzione delle Istituzioni e della società sulla necessità di salvare Casertavecchia e tanta altre realtà abbandonate che rischiavano addirittura di sgretolarsi completamente, anche fisicamente.

19 – IL TURISMO CULTURALE ED INTELLETTUALE

E, quindi, altra similitudine tra me e Borraro è proprio questo “giornalismo di lotta”, altamente sociale e propositivo. Continuo, martellante, accorato, amoroso, lungimirante. Borraro, ad esempio, organizzando convegni e simili puntava ad attrarre un qualificato turismo intellettuale e culturale … il solo che può portare e diffondere più sistematicamente altrove (specialmente all’estero) le emozioni, la narrazione e gli esclamativi di ammirazione per il nostro particolare territorio così come per l’Italia intera, tutti capaci poi di portare (con il passaparola piuttosto che con la pubblicità istituzionale) altro turismo colto ed utile sia socialmente che economicamente, poiché più convinto e motivato. Caldo.

Affettuoso. Colto. L’esatto contrario del turismo (spesso di massa) “mordi e fuggi” che (pur meritevole) caratterizza gli ultimi decenni in modo spesso caotico e poco produttivo (a volte persino nocivo per l’eco-sistema e i monumenti). Turismo lento ed esperenziale, si chiama oggi. Personalizzato. Turismo di qualità, è sempre preferibile, pure perché crea affezionati e diffusori spontanei quanto convinti ed efficaci. Duraturi.

Nel 1971-74 (poco più che ventenne) avendo intuìto e poi ben compreso pure io la necessità di un turismo di qualità, ho cercato di realizzare a modo mio il “TURISMO INTELLETTUALE, ARTISTICO E CULTURALE” lavorando per realizzare il Consorzio “Riviera degli Angeli” e pubblicando il manifesto del “turismo intellettuale” sul quotidiano romano IL TEMPO, domenica 04 agosto 1974 nella pagina di Cronaca della Calabria. Ed è, ad esempio, un intervento di pochi anni fa quello di suggerire ad un barista di Badolato di cambiare il nome del suo locale da “Bar del Castello” in “Bar degli Artisti” (più eloquente, emblematico, significativo e programmatico). Tanto per dire … A volte il turismo di qualità si nutre pure di piccoli particolari che, a prima vista, sembrano insignificanti o indifferenti.

20 – PIETRO BORRARO POETA E TROPPO ALTRUISTA

Scorrendo l’elenco-sommario del carteggio custodito nella Biblioteca Arcivescovile A. De Leo di Brindisi (<<https://www.bibliotecadeleo.it/documenti/pietro-borraro-inventario-analitico/ [10]>>) ma soprattutto avvalendomi della documentazione inviatami da Ennio Scannapieco con email di martedì 24 maggio 2022 ore 02.50,  ho notato che Pietro Borraro era pure “Poeta” nel senso che scriveva poesie, componimenti poetici che hanno (quasi) il medesimo stile essenziale ed ermetico dei miei. Probabilmente erano quelli i tempi e gli stili.

La scrittura di poesie mi è stata confermata anche dal suo fraterno amico prof. Rosario Jurlaro, oltre al dottore Scannapieco che me ne ha fornito due preziosi e rivelatori autografi. Inoltre, Jurlaro concorda con quanti Lo hanno conosciuto bene, nel dire che Borraro non aveva nemmeno il tempo per curare e pubblicare i propri scritti personali, per quanto e per come era preso nel pubblicare quelli degli Altri e nell’organizzare importanti eventi socio-culturali.

Così come sta capitando a me, da troppi decenni ormai, per eccesso di altruismo. Ed ecco che, questo dell’eccesso di altruismo è un’altra somiglianza tra me e Borraro. Pregio, difetto?… Forse, per avere una risposta confortante, dobbiamo chiedere aiuto ai proverbi popolari, secondo cui “Dove c’è gusto non c’è perdenza”!… E’ opportuno essere troppo altruisti?…

Al di fuori di tale semplice o semplicistica visione delle cose, non ti saprei dire, caro Tito, dal momento che pure tu pecchi o di avvali di “troppo altruismo” nella tua quotidianità. Comunque, ognuno risponde alla propria natura e alla propria coscienza.

Non possiamo eludere la nostra ìndole. Siamo ciò che siamo. Spesso irrinunciabilmente, volenti o nolenti. Tuttavia meglio altruisti e aperti che egoisti e chiusi. Come dire, meglio il sole che l’ombra. La solarità. E Borraro era solare. Bastava vedere come “festeggiava” gli altri … con largo sorriso e lodi, al limite di quella che avrebbe potuto sembrare una benevola adulazione. Ne sono stato testimone. Proprio come fa ancora, pure per telefono, Vincenzo Di Sabato (classe 1936 di Guardialfiera – CB) … “Un sognatore che non si è mai arreso” ha titolato lunedì 29 gennaio 2018 “www.moliseweb.it [11]”  evidenziando l’invincibile tempra dell’idealista-stakanovista che non si risparmia mai per quel “bene comune” cercato ad oltranza ed ottenuto (in tutto o in parte) soprattutto attraverso la Cultura, oltre che con l’usuale impegno etico quotidiano.

D’altra parte Pietro Borraro era Poeta nella vita prima che nei suoi scritti e nelle sue azioni. Agiva come un Poeta sempre innamorato della Vita, del Bene, dell’Utile, del Bello, dello stare nell’universo-mondo, della propria Gente, del Sud. Un Poeta-Filosofo. Bastava osservare come si relazionava con le persone. Il suo modo poetico di rapportarsi conquistava tutti. L’ho notato alla conferenza di Napoli del febbraio 1982 e, ancora di più, nella settimana di Castellabate nel giugno dello stesso anno.

Ritengo che soltanto i Poeti come Borraro giungano a vette sublimi, inarrivabili da altri, persino nell’ordinaria quotidianità. Purtroppo è proprio per questo essere Poeti che si paga il prezzo nel pensare molto di più agli Altri piuttosto che almeno un po’ a sé stessi. Anche se poi, alla fin fine, noi siamo l’esempio che ci lasciamo dietro.

E Pietro Borraro ha lasciato tanto di quel buon esempio che basterebbe ricordarLo così tanto altruista e generoso, dal momento che soltanto l’Amore ripaga, soltanto l’Amore resta come nostra migliore eredità. Tito, ricordi il proverbio “Noi siamo ciò che doniamo”?…. Ecco, così pure Borraro! Purtroppo, adesso, ingiustamente, solo “personaggio di nicchia”!!!…

21 – PIETRO BORRARO GRANDE PARADOSSO

Infatti, proprio Lui che amava l’universo-mondo (evidenziando quanta più gente e storia possibile) adesso è stato ridotto ad un “personaggio di nicchia” quasi sconosciuto; anzi, da dimenticare. L’esistenza sociale, fin qui vissuta in 72 anni, mi ha dimostrato che esistono piccoli e grandi paradossi. E Pietro Borraro è un grande paradosso. Sono convinto che sia stato volutamente dimenticato proprio perché è scomodo anche da morto, così come lo è stato da vivo.

Le persone stakanoviste troppo attive, oneste ed altruiste sono un ingombrante promemoria, specialmente per chi è egoista, per chi ruba (anche moralmente senza farsi notare o addirittura “come fan tutti”), per chi è mediocre ed ha poca voglia di lavorare e di impegnarsi. Perché, dunque, ricordare un tipo così tanto scomodo come Borraro?…. La società è fondamentalmente troppo allergica a tipi simili. E’ un metro di misura da evitare, da nascondere, come non fosse mai esistito. In un mondo di mediocri, il generoso e altruista Pietro Borraro non poteva salvarsi prima e non lo può adesso!…

Lo possono ricordare soltanto i suoi rari simili, certamente non chi ha il compito di dedicarGli una strada visibile, frequentata, centrale e non troppo periferica e sperduta, quasi di campagna, forse con due o tre numeri civici. Le strade periferiche o insignificanti vanno intitolate non certo alle persone, specialmente se sono state di un certo spessore …  caso mai sono da intitolare ad aspetti evocativi di quel territorio … Lo possono ricordare ancora persone di una chiara onestà intellettuale oppure gli amici veri. Ma dopo gli amici?….

Ma il Potere è perfido e ragiona così:  << Basta con questo Borraro “impertinente”! Eccezionale. Fuori dall’ordinario, fuori dal comune/Comune! Deve vincere la mediocrità ordinaria, non l’eccezione … il furbo, non l’onesto … il cliente, il servile, il complice e l’ubbidiente, non chi ha una personalità evidente, ecc.!!! >> Sì, caro Tito, lo sai bene, così ragiona il Potere. Non tutto il Potere, ma gran parte, quasi la totalità.

Pietro Borraro è, dunque, il grande paradosso delle gigantesche contraddizioni della nostra società. Me ne sono accorto in questi due mesi durante cui ho cercato contatti e notizie su Borraro. E mi spiace di non poter scrivere tutto ciò che ho notato con grande disappunto, poiché esula da questo racconto-testimonianza di commemorazione.

Nel caso, sarebbe da fare una utile dissertazione a sé. Pure come specchio dei tempi. Come antropologia. Rivelatrice. Noi intanto amiamo evidenziare le migliori doti personali e sociali di una rarità di uomo, di sacerdote e missionario (laico) della Cultura come amore verso tutti, indistintamente tutti.

Una Cultura veramente “democratica”!!! E Borraro era di un elevato spirito democratico o addirittura, più che democratico, era un “eroe” di un tale e tanto altruismo da dimenticare sé stesso! Che è poi la realizzazione massima del Vangelo dell’Amore universale e ad oltranza di Gesù Cristo. Il vero e il Maestro dei maestri cui Borraro cercava di ispirarsi, senza risparmio. Con la massima umiltà e dignità.

Un altro aspetto paradossale ma assai significativo e distintivo ho notato in Borraro. Dalle foto fornitemi dal figlio Giovanni e dal dottore Scannapieco (alcune delle quali evidenzio in questa “Lettera 404”) si vede un Pietro Borraro sempre in giacca e cravatta, fin da ragazzo, in ogni occasione e in ogni momento della giornata.

Così lo ricordo Napoli e nella settimana di Castellabate (quando pure faceva caldo, ma rimaneva impeccabile nella sua “divisa” indossata quasi come un saio francescano). Era questo il suo stile personale di sobria e distinta eleganza, il suo decoro, il suo rispetto per sé stesso e per gli altri. La sua dignità anche formale.

Egli avrà sicuramente mantenuto questo semplice abbigliamento quotidiano (che dava l’idea pure della pulizia interiore, del suo animo e della sua mente) persino in anni in cui c’è stata la contestazione anche di questo tipo di stile, ritenuto troppo borghese e addirittura padronale e antipopolare!… Tempi in cui la cravatta veniva addirittura odiata. Possiamo dire che è stato sempre fedele a sé stesso, attraversando indenne tutte le mode, tutte le ideologie, tutte le stranezze e gli atteggiamenti strumentali e tendenziosi.

22 – TANTO ALTRUISTA DA DIMENTICARE SE STESSO

Caro Tito, voglio insistere sull’altruismo di Pietro Borraro, pure perché non è assolutamente facile essere altruisti e generosi a quei livelli ed anche perché l’altruismo è altamente strategico nella vita individuale e sociale. Tanto da essere rivoluzionario. Tanto da generare invidie, perfidie e rappresaglie. Bisogna essere preparati non soltanto all’irriconoscenza e all’ingratitudine ma persino a subìre il male a fronte del gran bene fatto. Ai tradimenti. Alla croce.

L’altruismo è un’arte difficile, forse la più difficile … tanto che i veri altruisti dimenticano persino sé stessi. Ne sai pure tu qualcosa. Per Borraro l’altruismo era dote tanto innata quanto spontanea e naturale … Egli ha così tanto cercato di valorizzare sempre gli altri che si è scordato di sé. Infatti, tra tanto altro, non ha dato alle stampe nemmeno un proprio libro. Eppure, avrà avuto tanto da dire e da scrivere, non pensi?… E’ il destino di molti altruisti. Infatti, sento dire da fin troppe persone “Ci penserò quando sarò andato in pensione”.

Chissà, probabilmente lo avrà detto pure Borraro, al quale però il destino ha negato l’arrivo alla più serena età della cosiddetta quiescenza quando (forse) avrebbe potuto dedicarsi un po’ pure a sé stesso, alla famiglia e ai nipotini. Avremmo potuto avere qualche sua Opera più personale e sistematica. Sarebbe stato veramente assai bello! Adesso avrebbe 95 anni. Il suo amico pugliese Rosario Jurlaro ne ha 92 ed ha la lucidità e la grinta di un giovanotto. Avrei immaginato così pure Borraro.

Ritengo che dovremmo trarre esempio dal “caso Borraro” e convincerci che possiamo essere “altruisti” anche dedicando un po’ di tempo pure a noi … quel tempo che, scrivendo e pubblicando qualcosa di personale, alla fine potrebbe giovare pure agli Altri.

E poi bisogna pur sempre fare i conti con i Proverbi, specialmente con quello che ci esorta a “chi ha tempo non aspetti tempo” oppure “ciò che puoi fare con certezza oggi non rimandare all’incerto domani”. Non è facile, né scontato; però è necessario porsi tali quesiti. Ne va della propria completezza di vita. A volte è necessario un “riequilibrio dei talenti” che abbiamo avuti dalla Natura.

23 – LE EREDITA’ DI PIETRO BORRARO E IL CENTENARIO DEL 2027

Caro Tito, se stiamo qui a parlarne, dopo quaranta anni dalla scomparsa (un tempo sufficiente – ripeto – a dimenticare forse qualsiasi defunto) vuol dire che Pietro Borraro ha lasciato un’importante eredità di affetti (come auspica Ugo Foscolo nei suoi “Sepolcri”) e di ottimi esempi anche al di fuori della famiglia, dei parenti e degli amici. Ed io non sono parente e non ho avuto nemmeno il tempo di essere suo Amico.

Eppure, nonostante le esigue ore trascorse insieme, Pietro Borraro mi ha lasciato una tale luminosità d’Anima e di Vita quale pochissime persone riescono a trasmettere in modo così bello, sincero e duraturo. Tanto intensa, tale luminosità, che sento il dovere di segnalarla a tutti e, in particolare, alle persone più sensibili che riescano a tradurla in quel Bello, Buono e Utile che sono le sue principali categorie pratico-esistenziali. Oltre che filosofiche.

Quindi, al di là dell’eredità fisica delle sue carte che si possono trovare custodite e valorizzate nella Biblioteca Arcivescovile “Annibale De Leo” di Brindisi, c’è un’eredità etica ancora più esaltante. Mi auguro che le presenti e le future generazioni vogliano e sappiano approfittare di personaggi come Pietro Borraro per fortificare le proprie vite e tenderle verso ideali superiori per il bene di sé stessi e dell’Umanità. Tutto ciò vale ancora di più oggi in cui i nostri orizzonti sono offuscati da minacce e pericoli di ogni genere, addirittura da fine del mondo. Nucleare.

Il bello è che le carte “borrariane” (sudore di una vita, anche coniugale e familiare), salvo irreparabili calamità naturali o sociali, attendono chiunque voglia avvicinarsi alla Biblioteca De Leo di Brindisi, probabilmente per secoli. Quindi, ringraziamo devotamente Mario, Rosaura e Giovanni Borraro, principalmente, il prof. Rosario Jurlaro, il dottore Carlo Marcora e Altri per aver permesso l’utilizzo pubblico di tale preziosa eredità.

Un grazie devoto pure a tutti coloro che ne garantiscono la conservazione e la lungimiranza, a partire dal personale e dai direttori che si sono avvicendati dal 1982 in poi e che si avvicenderanno ancora. Grazie all’attuale direttrice, professoressa Katiuscia Di Rocco; pure perché è stata sempre gentile e paziente nel fornirmi (pure con sollecitudine, quasi in tempo reale) quanto andavo chiedendo in questi ultimi mesi.

Spero che le istituzioni interessate, il dottore Ennio Scannapieco, gli amici superstiti, i figli, il nipote Pietro (figlio di Mario), la stessa Biblioteca De Leo di Brindisi e tanti altri possano prepararsi fin da adesso al primo centenario della nascita di Pietro Borraro che avverrà il 13 ottobre 2027, fra appena 5 anni e, comunque, in tempo per preparare qualcosa di bello, utile e importante in memoria di Pietro e Adalgisa Borraro, ma anche della storia delle Biblioteche provinciali di Potenza e Salerno e di tutte le iniziative promosse e realizzate da questo “Gigante della Cultura” nel contesto del suo tempo. Spero, altresì, che vengano coinvolte pure le istituzioni nazionali ed europee pure per evidenziare Borraro come “Uomo europeo” per eccellenza, “universale” per natura e vocazione.

Come Beethoven, ad esempio. Infatti le Opere di Borraro mi richiamano le sinfonie del grande compositore tedesco di Germania (1770-1827). E il motivo conduttore della vita di Borraro mi sembra essere proprio quell’Inno alla gioia che Beethoven ha scritto per la pace e la fratellanza universali nel 1823 (su versi di Friedrich von Schiller del 1785), divenuto a buon proposito inno dell’Unione Europea e che ben rappresenta pure la mia “Wita” e la “Wita” di tutti coloro i quali dedicano sé stessi per i più elevati valori umani e sociali. Siamo tutti nati per tendere alla pace, alla gioia, alla felicità e all’Armonia!… Nonostante tutti gli “esilii” che ci possano capitare!…

24 – L’ESILIO MIO E DI BORRARO

Ritengo che un’altra forte analogia tra me e Borraro sia l’esilio. Non so se Lui l’ha mai pensato o ammesso, detto o scritto da qualche parte, ma i risultati sono proprio questi … in pratica ha vissuto da esule. Nato a Caserta dove ha vissuto fino ai 40 anni, non ha fatto altro che pensare e lavorare al bene della sua città natìa; cui pensava continuamente, anche quando ne era lontano dal 1967 in poi.

Figurati che, durante il Convegno del giugno 1982 a Castellabate, ci chiedeva una forte mobilitazione sociale (pure con una raccolta di firme) contro l’intenzione di talune Autorità pubbliche di realizzare una superstrada tesa a menomare addirittura il Parco della Reggia di Caserta!… Il suo cuore e la sua mente erano sempre nella sua terra natale, spesso con struggimento, come affermano pure coloro che Lo conoscevano bene.

Egli ha speso in Caserta e per Caserta la sua migliore età giovanile … fino ai 40 anni, quando nel 1967 è “emigrato” a Potenza. Per Caserta ha fatto ogni sorta di meraviglie. Tra l’altro (e questa è un’analogia con i miei tentativi di salvare dalla morte il mio borgo antico con la clamorosa vicenda di “Badolato paese in vendita” nel 1986) ha fatto recuperare e rivitalizzare “Caserta Vecchia” e altri siti storico-architettonici di particolare importanza e valore socio-culturale e identitario in altri luoghi della Campania.

Il libro di Ennio Scannapieco elenca tutta una serie di grandi iniziative realizzate da Borraro per esaltare la sua Caserta ed inserirla, ancora meglio e ancora di più, nei circuiti internazionali, cercando di dotandola di strumenti e strutture degne di una città regale, sede appunto della più grande Reggia del mondo!… Una reggia che ancora adesso appare però come una cattedrale nel deserto!…

Nonostante abbia fatto autentici salti mortali per la sua Caserta … Caserta non ha saputo trattenere questo giovane (anzi uomo bell’e fatto ormai a 40 anni) troppo talentuoso e intraprendente, affidandogli magari un lavoro o un incarico professionale (che sarebbe comunque andato a vantaggio della città e della stessa Campania). Invece, nel 1967, a 40 anni (pensa, Tito, quando allora alcuni impiegati statali andavano già in pensione!) Pietro Borraro è stato costretto a trovare un lavoro più adeguato e sicuro (a “buscarsi il pane” per sé e per la famiglia) nientemeno che a Potenza (città capoluogo di regione ma alquanto periferica, in mezzo a montagne tra le più fredde d’Italia) dove, vincendo un regolare concorso, è stato per quasi sette anni (1967-74) Direttore della Biblioteca Provinciale, diventando il principale motore e animatore culturale pure di tutta la Basilicata, dove ha realizzato meraviglie d’ogni genere in campo socio-culturale. Inimmaginabili in una sola persona! 

E se Borraro ha dovuto abbandonare a 40 anni la sua città natale dopo il suo troppo attivismo … io sono stato costretto a lasciare definitivamente la mia Badolato all’età di 38 anni e 8 mesi. Più o meno eguale destino. Soltanto che Borraro diventava direttore di una Biblioteca provinciale, mentre io ero ancora alla ricerca di una sistemazione che, bene o male, è arrivata (con grande fatica) quando avevo 41 anni e 8 mesi … in tempo in tempo per maturare la pensione.

E questo dopo tutto ciò che ho dato al mio paese natìo. Strani destini, quello mio e quello di Borraro, che, comunque, sono lo specchio della realtà socio-politica-economica del nostro Sud troppo travagliato ed ancora inadeguato per poter essere “nazione” nonostante le sue grandi risorse antropologiche e ambientali, produttive e di prospettiva. Da allora ad oggi, manca la volontà, l’organizzazione e la lungimiranza. E tutto ciò produce ancora emigrazione ed esilio, desertificazione anche morale e rischio di ulteriore colonizzazione da parte di poteri forti ed esterni, uccidendo persino quel poco di democrazia e di speranza che si erano intraviste nel dopoguerra.

Né durante questo periodo (1967-73) qualche Autorità ha pensato bene di richiamare Borraro a Caserta come prezioso elemento per quella sua città natale. Essendo funzionario di ruolo, sarebbe bastato un facile trasferimento da Ente a Ente!

Ma probabilmente per Lui a Caserta e dintorni (nemmeno a Napoli, nella Regione Campania) era tutto chiuso forse persino “terra bruciata”; non c’erano concorsi da vincere o ruoli culturali o semplicemente lavorativi che, con tutti i suoi titoli e la sua vasta esperienza, Gli permettessero di restare per giovare ancora e sempre alla sua Città e alla sua Gente! Tale e quale me. Una intenzionalità, una disattenzione, un’indolenza o piuttosto una cattiveria di quegli Amministratori pubblici? E che fine avevano fatto, intanto, gli amici e i compagni di lotta e di cultura?…

Tutti improvvisamente spariti?… E il mondo cattolico? … Come mai tutta questa solitudine?…  E’ (come credo) la solitudine dei troppo grandi o di chi è dotato di quella INTELLIGENZA DEL CUORE che generalmente politici ed amministratori non hanno?!? …

Personalmente sento puzza di immeritato tradimento, persino perfidia e indegno “linciaggio”. Tutto ciò, nel mio vocabolario di vita e di valori, ha una sola parola: colpevole “esilio”. Premeditato allontanamento. Addirittura “damnatio memoriae” (condannato ad essere dimenticato). Ed è trattamento tipico a danno di persone e personalità dall’onestà, dalla dignità e dalla probità rigorose che non si concedono ad alcun compromesso.

Tanto è che ci si chiede spesso se sono conciliabili la Politica (specie se partitica) e la vera e indipendente Cultura. Bisognerebbe approfondire, con uno studio a parte, la posizione di Pietro Borraro in contesti politici-amministrativi in cui si sia trovato (a volte suo malgrado). Il Centenario del 2027 potrebbe essere un’utile e preziosa occasione per affrontare tali temi, pure per analizzare la società del suo tempo, territoriale e generale.

Sappiamo tutti che è sempre difficile il rapporto storico Politica-Cultura, per loro stessa profonda e distinta natura, poiché spesso la Politica non ha, almeno attualmente, la medesima genuinità della Cultura. Ritengo che Borraro si sia trovato in parecchie di queste strettoie. E non soltanto nella sua amata città natìa. Bisognerebbe lavorare molto per cercare di alleare Politica e Cultura per affrontare insieme la profonda e drammatica crisi dell’uomo contemporaneo.

Una crisi che rischia di diventare irreversibile. Con quali sbocchi violenti non possiamo immaginare. Ma, di questo passo, ho l’impressione che ci stiamo meritando tutte le guerre che ci potranno travolgere, da quelle economiche a quelle militari, da quelle morali a quelle ecologiche, da quelle di prospettiva alle definitive e tombali.

A parte Caserta, Pietro Borraro era e si sentiva, comunque, profondamente “campano” e nella sua Campania voleva tornare. Il tentativo di stabilirsi a Taranto (con un concorso vinto per la locale biblioteca) era stato fatto per due motivi principali: uno climatico e l’altro culturale. Potenza è, come dicevo, tuttora una delle città più fredde d’Italia e Pietro non poteva resistere troppo a lungo in un luogo simile (figuriamoci poi se fino a conclusione della sua carriera).

Viveva poi un periodo di grazia intellettuale, una forte attrazione culturale per la Magna Grecia e a Taranto pensava di trovare sfogo a questo suo incontenibile bisogno di conoscenza di quel mondo che fu una delle principali culle della civiltà occidentale. Ma, umanamente, come Potenza, pure Taranto significava per Lui altra terra d’esilio. Così, colse la preziosa ed irripetibile occasione di diventare direttore della Biblioteca Provinciale di Salerno, segnando il suo ritorno in terra campana, pure per avere l’opportunità di rendersi utile alla sua sempre amata Caserta.

Anche se Salerno si rivelò fondamentalmente un altro esilio. Per oltre otto anni, dal gennaio 1974 fino alla morte (giugno 1982) pose questa bella, soave ed antica città marittima ed universitaria come base e stazione per comunicare con il resto del mondo, ancora più di quanto non abbia potuto fare da Potenza. Ennio Scannapieco nel suo libro afferma che molti dei “leggendari convegni” anche internazionali siano stati realizzati da Borraro proprio nel pur “difficile periodo” salernitano.

Un altro esilio fu quello “post-mortem” … la destinazione della sua eredità (le sudate carte) a Brindisi, anche se gran parte del suo Archivio (diciamo un buon 60%) ha carattere meridionalistico. Può, però, essere la sede più giusta se si considera Borraro come “santo laico” o, meglio, “santo cattolico”… come campione di etica da segnalare alle generazioni.

Infatti, con tutto il rispetto per Brindisi (che ringrazio molto devotamente pure io per aver accolto la preziosa e importante eredità di Borraro), ritengo che l’esilio permanente sofferto da Borraro sia stata la donazione (da parte dei suoi troppo giovani eredi che forse non avevano alternative) di tutte le carte del fondo genitoriale Borraro-Cocchinone alla Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo”.

Non che lì, a Brindisi, non abbiano riguardo per tale prezioso fondo documentario e culturale, anzi, lo stanno valorizzando davvero tanto e con affetto (e, comunque, la Cultura dovrebbe poter stare bene in ogni luogo) … però la logica avrebbe preteso che tutto l’Archivio dei coniugi Borraro dovesse andare a Caserta o al massimo a Salerno. Se ciò non è stato possibile costituisce la riprova dell’esilio cui è stato sottoposto o costretto Borraro e, di conseguenza, l’indifferenza colpevole di queste sue Città di nascita e di adozione.

Forse non c’era posto nell’Archivio di Stato di Caserta o anche nella Biblioteca Comunale “Alfonso Ruggiero” o in altra degna sede culturale casertana o salernitana, magari un istituto universitario o una delle biblioteche diocesane di Caserta e dintorni?… Mi stupisce come l’ambiente cattolico casertano abbia disertato riguardo Borraro!…

Pure questa volta è facile l’analogia con il mio esilio. Come Pietro Borraro che ha formato tutta la sua vita per poter essere utile principalmente alla sua Caserta, così io avevo vissuto fin dalla prima media (dagli undici anni) e fatto tutto in funzione di Badolato, mio paese natìo, della mia gente e, per estensione, della Calabria e del suo popolo.

Il sudatissimo lavoro di una vita (archivio, biblioteca, fototeca, emeroteca, epistolario, centinaia di iniziative, ecc. ecc.) che avrebbe dovuto costituire uno dei principali fulcri della Biblioteca Comunale di Badolato (ancora inesistente, pur dopo 46 anni e tanti tentativi e lotte) ho adesso (14 febbraio 2022) donato alla Biblioteca Comunale di Agnone del Molise, mia terra di esilio dove sono stato trapiantato dal Destino. Sperando che tale copiosa donazione (finora ben 60 baùli cm 120x60x60) vada a buon fine e non in uno dei tanti “roghi” o “dispersioni”, umidi scantinati e dimenticanze cui è solitamente condannata o destinata la Cultura. Del cui tesoro, purtroppo, non si riesce mai ad avere adeguata contezza e valorizzazione!

Indubbiamente, Caserta è palesemente ed oggettivamente più povera senza Borraro, così come Badolato è indiscutibilmente più povera senza di me (ancora me lo ripetono quasi ogni giorno in tanti, ma sempre senza aver mai mosso un solo dito perché io ci restassi).

E’ ovvio (e senza false modestie). E’ storia. Entrambe le nostre rispettive eredità avrebbero dovuto e potuto costituire uno dei principali vanti della propria Comunità. Caserta, in particolare, si è limitata ad intitolare a Borraro una via che addirittura non riesco ancora a trovare sulle mappe di Google per quanto è minima ed insignificante, evidenziando il fatto che è stata sicuramente una intitolazione-contentino o di accomodamento, giusto per fare ma certo non per onorare! Sarebbe stato meglio non intitolare così, tanto per lavarsi la coscienza.

Personalmente, mi convinco sempre di più che il Sud tende ad “uccidere” moralmente ed anche nella memoria i propri figli più validi e liberi, quando non li mette in fuga, spesso precipitosa per le tante vie del mondo. Altro tipo di esilio!… E di “damnatio memoriae”!… E’ la realtà!…

25 – UNA VIA FANTASMA IN PERIFERIA

Caro Tito, con tutto il suo immenso e tanto meritevole curriculum (compresi i tanti premi e i riconoscimenti ottenuti anche all’estero) pure tu ti saresti aspettato una migliore intitolazione per Pietro Borraro. Invece, non apparendo né nella mappa di Google né sui traguardi del navigatore automobilistico, ho dovuto rivolgermi alla Polizia Municipale di Caserta, venerdì 20 maggio 2022 alle ore 09.43 per 9 minuti e 40 secondi.

Così ho finalmente appreso che “Via Pietro Borraro” si trova tra Càsola e Pozzo Vetere, due periferie tra Caserta città e Casertavecchia. Una traversa di via Antonio Iadevàia. Per potermi rendere conto della consistenza di tale via, ho incaricato il dottore Mario Carzana (un mio amico che abita a Caserta) di recarsi sul posto e d’inviarmi una qualche documentazione video-fotografica. Così, dopo tre giorni, lunedì 23 maggio 2022 alle ore 13.11, via whatsapp, ho avuto 4 foto e un video.

Onestamente, non penso proprio che Pietro Borraro meritasse l’intitolazione di una via così periferica, di poco più di cento metri che finisce in campagna, senza uscita, deserta e così stretta che non riuscirebbero a passare nemmeno due piccole automobili, forse con due o tre numeri civici soltanto. Strada quasi rurale, per quanto dignitosa possa essere, ma sicuramente inadeguata!

Se dovessimo soppesare le varie intitolazioni nella toponomastica di Caserta, troveremmo delle incongruenze tali che verrebbe smentita persino << ‘A livella >> il famoso poemetto del celeberrimo attore Totò De Curtis, cioè l’eguaglianza tra i morti.  Per renderci poi conto che le ingiustizie esistono pure e persino nell’assegnare un nome alle strade, alle piazze, alle strutture.

Per Pietro Borraro, campione europeo di Cultura, dal 1982 non si è trovata una pur piccola scuola da intitolare né di un’istituzione socio-culturale o una semplice aula scolastica, una sala docenti, nemmeno un corridoio!… Ma soltanto uno striminzito viottolo di periferia per essere meglio dimenticato, salvando apparentemente la faccia!… Mi sembra che tutto ciò possa essere frutto di “pèrfida politica”. Di non amore o di semplice mancanza di rispetto e delle proporzioni!

26 – DA SICURO VANTO A DIMENTICATO

Pietro Borraro avrebbe potuto e dovuto essere preminente vanto della Città di Caserta, così come per Potenza e Salerno. Invece rischia di essere del tutto dimenticato nonostante l’esaltante epopea socio-culturale europea che ha donato ai suoi territori di appartenenza o di lavoro.

Quanto brutte e anche vili sono l’ingratitudine e l’irriconoscenza! Riporto qui di sèguito ciò che Ennio Scannapieco scrive nell’ultimo paragrafo di conclusione al testo di commemorazione di Pietro Borraro nel “Trentesimo anniversario della scomparsa (1982 – 2012)” che puoi trovare in allegato a questa “Lettera n. 404”.

<<Purtroppo, nonostante i modesti sforzi tentati dallo scrivente, quello di Pietro Borraro rimarrà forse un nome secondario in un virtuale “Dizionario biografico” dei meridionali illustri, conosciuto probabilmente ancora per qualche tempo presso una limitata cerchia di studiosi di storia locale, ma di sicuro destinato a rimanere per sempre sconosciuto alla maggior parte degli italiani.

E così, grazie all’implacabile azione di risucchio di quel vorace “buco nero” che è il tempo che passa, il ricordo del nostro studioso resterà ancora per poco nella mente di chi conobbe le sue straordinarie qualità personali, o, come scrisse nel 1982 il prof. Vittorio Enzo Alfieri di Milano, “nella memoria e nel cuore di coloro che, dalle più varie città d’Italia e da lontani paesi stranieri, furono più volte da lui convocati a portare i contributi del loro sapere  all’edificazione di quella comunità spirituale in cui noi ci riconosciamo”.

Per quanto riguarda il futuro, invece, falliti tutti i tentativi di associarlo a qualcosa di duraturo (come un’Istituzione, una piazza o una strada), è facile prevedere che ben presto il nome di Pietro Borraro sarà ingiustamente destinato a rivaleggiare con quello del filosofo Carneade nella distratta memoria collettiva degli italiani, compresa quella dei suoi stessi concittadini casertani >>.

Lo stesso Ennio Scannapieco, nel giugno 1982, fu involontario profeta sul destino finale di Pietro Borraro in una vignetta che inserisco all’ultimo paragrafo (n. 36) ed evidenzio non soltanto perché è bella artisticamente, ma soprattutto perché, alla fin fine, il Maestro Borraro è stato risucchiato dal “buco nero” di quel mare o dal gorgo di quell’oceano che è la cattiveria umana.

Quella cattiveria che – come si usa dire popolarmente – sembra essere più grande della misericordia di Dio e che si diverte a distruggere le cose belle, così come una guerra che rade al suolo tutto ciò che incontra (vedi Siria, Ucraina e altrove). Noi che ci occupiamo di libera “Cultura” ci sentiamo sempre più spesso dei veri e propri “Don Chisciotte” nel combattere contro i mulini a vento delle insensibilità, delle miopie, delle burocrazie, degli egoismi.

Però, nonostante ciò, se non ci fosse la nostra testimonianza e questa pur esilissima luce, il mondo non avrebbe più nemmeno l’idea del bello e di tutti gli altri valori di contrasto alla cattiveria e alle distruzioni. Per tenere vivi tali valori, molti di noi sono destinati all’esilio, persino a perdere la vita e comunque, in un modo o nell’altro, a sacrificarsi o a essere sacrificati per tenere viva l’idea della “Dea Cultura” senza cui il mondo sarebbe ancora più ferino e desolato.

Che ingrato destino hanno gli intellettuali liberi ed onesti!… Ingrato destino hanno spesso pure le strutture culturali, persino quelle più antiche. Nonostante tutto bisogna andare avanti!… Tenaci, senza mai arrendersi, costi quel che costi. E’ una missione di vita o di morte. Infatti, l’alternativa alla Cultura è l’abbrutimento … proprio come diceva Danta Alighieri, di cui Borraro era un fedele e devoto interprete: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a vivere come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (versi 118-120, canto 26 dell’Inferno nella Divina Commedia).

Purtroppo, la stessa Biblioteca Provinciale di Salerno pare che non goda di buona salute; eppure è la più antica Biblioteca Provinciale d’Italia, perché fondata nel 1843. Quante Biblioteche, quanti Archivi, quanti Musei stentano, addirittura muoiono o non sono riusciti mai veramente a nascere (come quella della mia Badolato)!… E’ soltanto questione di denaro, di economia? … Non posso pensarlo, se c’è una forte motivazione a fare! …

Quante e quali strutture socio-culturali e valoriali non ci sono per fermare pure i ragazzi stragisti come il diciottenne Salvador Ramos che, qualche settimana fa, mercoledì 24 maggio 2022, in una scuola elementare di Uvalde nel Texas (USA) ha ucciso 19 bambini e due maestre prima di essere ucciso lui stesso. Ben 22 morti pure perché negli Stati Uniti le micidiali armi d’assalto e di guerra sono libere di essere acquistate persino da un ragazzo. “Se si possiede un’arma, la si usa prima o poi” ci ammoniva mio padre proibendoci persino il coltellino posseduto da tutti i miei coetanei; ed aveva ragione!…

Vincono sempre le violenze e le morti, al posto dei valori salvifici di cui la vera Cultura è e resta unica risorsa per l’Umanità. Bisogna cambiare questo tipo di società che agevola l’acquisto delle armi da guerra invece che libri e altri strumenti di vita e di progresso. Quindi cerchiamo di sostenere al massimo possibile le strutture culturali, come, ad esempio, la Biblioteca Arcivescovile di Brindisi che conserva una parte importante dell’anima di Pietro Borarro e famiglia. Facciamo ancora in tempo per firmare il 5×1000 evidenziando il seguente numero di codice fiscale 80006850749 intestato alla Fondazione Biblioteca Arcivescovile “A. De Leo” – Brindisi. 

27 – LODE E SOSTEGNO ALLA BIBLIOTECA “A. DE LEO” DI BRINDISI

Tale Biblioteca pubblica è una delle più antiche ed importanti di Puglia. E’ stata fondata nel 1798 dall’arcivescovo Annibale De Leo (1739-1814), cui è intitolata. Attualmente è ben diretta dalla professoressa Katiuscia Di Rocco. Al momento della tragedia Borraro del 15 giugno 1982, era direttore il prof. Rosario Jurlaro, amico di famiglia. Il quale si pose il problema della valorizzazione della Biblioteca e dell’Archivio dei coniugi defunti.

Dopo un consulto con altri cari e comuni amici, tra cui mons. Carlo Marcora (direttore della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano), fu deciso, assieme ai figli superstiti dei coniugi Borraro (Mario, Rosaura e Giovanni), di affidare tutto alla Biblioteca Arcivescovile di Brindisi. Dove il “Fondo Borraro-Cocchinone” è ben conservato e valorizzato dall’autunno 1982.

Nel maggio 1994, dopo un lungo lavoro di inventario e catalogazione del cospicuo patrimonio donato dai Borraro, ebbe luogo una “festa d’ingresso” ufficiale di tale Fondo, sottolineato pure da una scultura dell’artista Alfredo Calabrese che ha ben rappresentato su una lastra metallica i volti dei coniugi Borraro con accanto un’epigrafe dettata dallo stesso Rosario Jurlaro. Ho già riportato targa e testo al paragrafo 12. Interessante è scorrere la consistenza del “Fondo Borraro-Cocchinone” digitando <<https://www.bibliotecadeleo.it/documenti/pietro-borraro-inventario-analitico/ [10]>>.

Una considerazione. A riprova che in Italia sono ancora le Amicizie che salvano e non le Istituzioni, ciò è avvenuto pure nel caso dell’eredità culturale dei coniugi Borraro. Infatti, dopo la loro scomparsa, avrebbero dovuto farsi avanti le Istituzioni per chiedere la custodia e la valorizzazione di un così prezioso patrimonio sociale che interessa non soltanto la Campania, il Sud Italia, ma l’intera Italia e persino l’Europa.

Perché, ad esempio, non sono intervenuti i Responsabili della Biblioteca Provinciale di Salerno (di cui Pietro Borraro era stato Direttore), oppure della Biblioteca Provinciale di Potenza, oppure le Istituzioni di Caserta (Archivio di Stato, Biblioteca Comunale o Provinciale o Diocesana oppure la stessa Società di Storia Patria di Terra di Lavoro che Pietro Borraro ha contribuito a fondare e a progredire poi per così tanti anni) ???…

Pure alla luce di tali lacune e omissioni istituzionali, alla Biblioteca Arcivescovile “Annibale De Leo” di Brindisi va ancora di più la nostra lode e il ringraziamento di tutti gli Amici e di tutto Coloro che hanno amato e stimato la Famiglia Borraro per quanto ha significato per il Bene Comune e, in particolare, per il Sud Italia. Grazie soprattutto al prof. Rosario Jurlaro che, accogliendo tale patrimonio anche di affetto, ha contribuito a salvarlo e a renderlo fruibile.

In estrema sintesi, il “Fondo Borraro-Cocchinone” consiste in oltre 4000 volumi (di cui 2600 circa a carattere meridionalistico) e dell’intero carteggio di tutta una vita spesa per la Cultura. L’elenco delle acquisizioni è lungo ben 113 fogli “uso protocollo” ed è, comunque, consultabile digitando l’inventario analitico al link <<https://www.bibliotecadeleo.it/documenti/pietro-borraro-inventario-analitico/ [10]>>. Sfogliando soltanto tale elenco ci si accorge di quanto e quale lavoro sia stato fatto dai coniugi Pietro e Adalgisa Borraro, cui va davvero la nostra più convinta riconoscenza e gratitudine individuale e sociale. E di conseguenza, quanto altro lavoro avrebbero potuto fare insieme, a beneficio di tutti noi, se avessero avuto la possibilità di vivere fino ad un’età normale!?!… La loro prematura scomparsa è stata, pure da questo punto di vista, una perdita davvero immane!!!…

28 – INTITOLAZIONI ISTITUZIONALI – NEMO PROPHETA IN PATRIA

Conosciamo fin troppo bene la famosa locuzione latina “Nemo propheta in patria” citata riguardo persone o personaggi che hanno troppa o totale difficoltà di esprimersi e di fare nella e/o per la propria Comunità. E’ stato detto pure per Pietro Borraro, per il quale, purtroppo, vale non solo per la sua natìa Caserta, ma anche per le Città di Potenza e di Salerno. Pare che finora Egli non abbia meritato alcuna intitolazione, a parte la solitaria via di Caserta che – ripeto – non riesco ancora a trovare sulle mappe internet di Google (tanto è piccola o insignificante) né viene rilevata da un normale navigatore automobilistico GPS.

Comunque, ancora non si intravede alcuna pur semplice iscrizione lapidea o un monumento fisico o morale (pur piccola statua o libro celebrativo), al di fuori del tributo amicale realizzato nel 2003 dal più volte citato e benemerito Ennio Scannapieco. Non una intitolazione di struttura socio-culturale (scuola, auditorium, biblioteca di quartiere, ecc.). Nemmeno una semplice aula scolastica o sala docenti o sala studio o corridoio. Nemmeno a Caserta Vecchia che Egli ha salvato dal degrado!…

Giovedì 19 maggio 2022 (in una prima conversazione di 7 minuti e 17 secondi dalle ore 14.54) ho chiesto al dottore Luigi Catalani, direttore della Biblioteca Nazionale di Potenza (che ha incorporato la Biblioteca Provinciale di cui Borraro è stato somma guida dal 1967 al 1973) se fosse stato possibile un pur minimo ricordo nei 40 anni dalla scomparsa e l’intitolazione di una sala di studio o di una semplice stanza o corridoio. Mi ha promesso che si attiverà a riguardo. Vedremo.

Stessa cosa ho chiesto alla dottoressa Wilma Leone della Biblioteca Provinciale di Salerno, dove Borraro ha agito dal 1974 al 1982. Invito fatto (lunedì 06 giugno 2022 alle ore 11.33) pure all’ing. Gioita Caiazzo, responsabile della Biblioteca Provinciale di Salerno in quanto << incaricata di posizione organizzativa “Gestione del Patrimonio mobiliare ed immobiliare – sicurezza sul lavoro” con decreto n. 15 del 27 luglio 2017 >>.

Per quanto tenti di telefonare, la sede di Caserta della Società di Storia Patria non risponde mai al telefono a qualsiasi ora del giorno nel corso di tutto il mese di maggio 2022; mentre per oltre quindici giorni (mese di maggio 2022) ho provato a telefonare alla Biblioteca Comunale di Caserta, senza mai poter parlare con la direttrice che risultava sempre fuori sede o impedita, quando per un motivo quando per l’altro (a detta di chi mi rispondeva al telefono)!… Né sono stato richiamato pur avendo lasciato, da giornalista, il mio numero di cellulare e di casa. Forse questo tipo di Caserta appartiene ad un’altra Repubblica. O ad un altro mondo!…

29 – PIETRO BORRARO MAESTRO ASSOLUTO E INIMITABILE

Caro Tito, a distanza di quaranta anni dalla sua scomparsa, non mi sembra di intravedere alcuno che abbia voluto imitare il metodo di fare cultura e le gesta di Pietro Borraro. Forse perché il suo metodo di vita e di lavoro era troppo sacrificato, ingrato o rivoluzionario?… Comunque sia, capisco bene che è difficile trovare chi possa e voglia percorrere una strada così tanto impegnativa e faticosa, quantunque ricca di ìntime soddisfazioni.

A parte il fatto che oggi come oggi non ha quasi più nessuno i valori adatti e lo spirito di sacrificio, la dedizione ed anche la preparazione di base per avventurarsi con slancio ed amore in una simile avventura. Perciò, Borraro è da considerare un “Maestro assoluto” che è difficile imitare, per quanto è irripetibile. E, sì, pure rivoluzionario. Solitamente si dice che “l’allievo ha superato il maestro” … ma nel caso di Borraro nessun ipotetico allievo ha nemmeno tentato di imitare il maestro.

Forse Pietro Borraro ha avuto soltanto collaboratori, estimatori, ammiratori ma non veri e propri allievi con la decisa e precisa volontà di riprendere le fila e i paradigmi del suo esempio di vita e di missione socio-culturale. Pietro Borraro senza veri allievi e adeguati eredi culturali, dunque!?!… Pare di sì. E’ stato lasciato ad essere davvero “unico” mentre invece la Società attuale avrebbe assoluta urgenza di 10 – 100 – 1000 Borraro!… Peccato! E’ lecito sperare in tempi migliori?…

E non replicabile mi sembra sia ormai la figura della moglie, Adalgisa Cocchinone, la quale ne ha condiviso così tanto le idealità e le iniziative socio-culturale da diventare insostituibile e, pure Lei, irripetibile. Ma ne resta la testimonianza e l’esempio, che speriamo possano valere per altri in futuro.

Tutto ciò mi convince ancora di più nel constatare che, a volte, “grandi si nasce” e non si diventa se non nel caso di trovare quelle stesse motivazioni che hanno portato Pietro Borraro alle vertigini di una dedizione totale al bene della persona e della società. Un umanesimo, questo, che non va più di moda ed anche per tale motivo la nostra società è più povera, sostanzialmente, della precedente. E forse anche più disperata, sebbene apparentemente più ricca in economia e in tecnologia.

Tutto sommato e salvo eccezioni, la nostra è una società alquanto mediocre, pure perché anestetizzata o addirittura “sterilizzata” dal falso benessere diffuso e dalla mancanza di ideali individuali e collettivi, di slanci, di aneliti, di traguardi veri ed etici da raggiungere.

Mentre invece la generazione di Borraro era quella della ricostruzione dell’Italia e dell’Europa dalla catastrofe (soprattutto valoriale) prodotta dai nazi-fascismi e della conseguente disastrosa seconda guerra mondiale (1939-45), quando ancora non erano sanate le ferite della prima Grande Guerra (1914-18).

30 – OMAGGIO ALLE GENERAZIONI EPICHE DELLA RICOSTRUZIONE

Voglio qui rendere omaggio, attraverso Pietro Borraro, alla sua generazione, quella che ha contribuito alla ricostruzione dell’Italia e dell’Europa dalle macerie delle due citate guerre mondiali e dalle ideologie incombenti, estranei all’etica italiana e mediterranea. In fondo è la generazione seguente a quella di mio padre, il quale (nato nel 1905) ha partecipato fisicamente alla ricostruzione del Paese come operaio delle Ferrovie dello Stato, in gran parte bombardate dalla guerra.

Recentemente, ho tessuto le lodi di queste generazioni della ricostruzione pure parlando al telefono con il prof. Rosario Jurlaro di Brindisi (nella foto di questo paragrafo), amico e quasi coetaneo di Borraro, nella conversazione durata 22 minuti e 2 secondi dalle ore 12.34, lo scorso lunedì 16 maggio 2022; nonché nella telefonata di martedì 31 maggio 2022 per 34 minuti e 19 secondi dalle ore 19.12 e anche in due brevi chiamate del 17 e del 25 maggio.

Dimostrandosi d’accordo con me, mi ha raccontato del disastro anche spirituale che “Loro” (quelli della sua generazione postbellica) hanno trovato e che è stato davvero molto faticoso ricostruire. E’ stato uno sforzo titanico e, purtroppo, la ricostruzione non sembra essere affatto completata, pure perché insistono ancora troppe forze disgregatrici interne ed esterne.

L’anima italiana resta ancora dilaniata da questo permanente campo di battaglia. Una continua “guerra civile” a “bassa intensità” (come si suole dire oggi) che ha radici lontane. Medievali. Forse ancora più anteriori. << Ahi serva Italia!…. >> come esclamerebbe ancora Dante!

Ecco, questo delle generazioni epiche della ricostruzione italiana postbellica sarebbe un bell’argomento da trattare in qualche giornata di studio o almeno in una conferenza di semplice enunciazione, giusto perché non se ne perda il filo.

Lo suggerisco alla professoressa Katiuscia Di Rocco, direttrice della Biblioteca De Leo di Brindisi. Sarebbe assai utile invitare ad introdurre tale argomento proprio al professore Jurlaro che, se ho ben capito, ha tanta voglia di dire e di testimoniare a riguardo. Ma l’invito ad incontrare i protagonisti ancora rimasti della ricostruzione postbellica italiana potrebbe essere esteso a tutte le comunità (da quella europea, nazionale e locale) affinché non si perdano del tutto né i valori né la memoria. Né il metodo.

Intanto, puoi seguire una video-intervista di 18 minuti circa fatta al prof. Jurlaro il primo ottobre 2020, pregandoti di fare attenzione al passaggio concettuale del minuto 13 che è rivelatore e chiave delle generazioni che, nel corso della Storia, si sono trovate a ricostruire più volte una nazione dopo gravi crisi geopolitiche, addirittura epocali.

Cosa che toccherà ancora una volta all’Europa dopo la tragedia russo-ucraina ancora purtroppo in atto in tutta la sua assurdità in questo 21° secolo. Digita questo link e troverai assai interessante quanto afferma Jurlaro, profondo studioso pure della civiltà contadina meridionale: <<https://www.affaritaliani.it/coffee/video/culture/civilta-contadina-intervista-a-rosario-jurlaro-prima-parte-697506.html [12]>>.

31 – SPAZIO RISERVATO AL DOTT. LUIGI CATALANI

Questo paragrafo 31 avevo riservato al dottore Luigi Catalani, il quale dal primo febbraio 2022 è direttore della Biblioteca Nazionale di Potenza, già dal 2003 funzionario nella Biblioteca Provinciale di Potenza (di cui fu direttore il nostro Pietro Borraro dal 1967 al ‘73), adesso assorbita dall’attuale Nazionale. Classe 1975, Catalani si era dimostrato assai gentile e disponibile nella conversazione telefonica di giovedì 19 maggio delle ore 14.54 per 7 minuti e 17 secondi (come ho già evidenziato al paragrafo 28). Si era detto sensibile alla auspicabile commemorazione di Pietro Borraro lì a Potenza, nel 40° dalla scomparsa e, con un po’ più di tempo, possibilista sulla intitolazione di un qualche spazio nella struttura che dirige.

Non so se c’è stato un frainteso oppure non mi sono espresso io in modo adeguato, però mi aspettavo una pur breve considerazione su Borraro ex direttore della Biblioteca Provinciale di Potenza dove il dottore Catalani ha lavorato come dirigente di settore per quasi 20 anni, dal 2003 al gennaio 2022. Infatti, come detto, avevo riservato con chiara evidenza questo paragrafo 31 (così come adesso intitolato) alla sua simbolica testimonianza.

Infatti, alle ore 15.30 dello stesso 19 maggio avevo inviato una email privata al dott. Catalani con la bozza quasi completa di questa “Lettera” e con la pergamena del Premio a Borraro come documentazione interna. Nell’approssimarsi della scadenza del 5 giugno, per sapere a che punto fosse il suo scritto da inserire in questo paragrafo 31, ho cercato di telefonargli più volte sia sul diretto che tramite centralino, senza mai poterci parlare.

Ho lasciato alla centralinista i miei recapiti telefonici ed anche il motivo della mia chiamata, ma senza alcun esito finora. Pure perché sono stato nella Pubblica Amministrazione, mi attengo alla legittima discrezionalità di un funzionario, specie se dirigente.

Caro Tito, probabilmente sono io “fuori dal mondo” oppure non riesco più a sintonizzarmi con le nuove generazioni che hanno un’etica e una mentalità alquanto diversa dalla nostra, pure nelle regole della convivenza civile e dei comportamenti. Devo confessarti che mi sento alquanto confuso, disorientato, quasi smarrito. Sta di fatto che non ho avuto il piacere di un qualsiasi riscontro. E mi chiedo: forse erano pochi i 20 giorni per poche righe scritte?…

Forse non ha avuto il tempo di dedicarsi per onorare il suo predecessore Borraro? …  Forse ha preso alla lettera la discrezionalità della Pubblica Amministrazione di rispondere o meno alla richiesta di un cittadino, anche se giornalista?… Comunque sia, questo spazio resta vuoto a suo nome. E resta vuoto pure lo spazio che avevo riservato alla Biblioteca Provinciale di Salerno, dopo aver parlato in tal senso sia con la dottoressa Wilma Leone (che pure è stata sempre gentile con me già dallo scorso marzo) sia con la dirigente ing. Gioita Caiazzo contattata lunedì 06 giugno con il termine di oggi, sabato 11 giugno 2022. Evidentemente non hanno tempo (visto pure che c’è poco personale in queste strutture) o voglia di stare appresso ad un giornalista che si occupa di Pietro Borraro.

Non ti so dire, caro Tito. Brancolo nel buio e non è affatto piacevole! … Mi limito ad annotare tutti questi miei percorsi, i vari passaggi e i contatti finora avuti con la speranza di realizzare il presente ricordo, il più possibile corale, tra le persone che hanno conosciuto da vicino il direttore Borraro o che con Lui hanno un qualche riferimento istituzionale (vicino o lontano) come gli attuali dirigenti di Potenza e di Salerno.

Comunque ringrazio tutti, magari chiedendo scusa se sono stato un po’ insistente o addirittura poco chiaro. Mi auguro che pure Loro possano prepararsi per partecipare al primo Centenario della nascita di Pietro Borraro nel 2027 fra cinque anni abbondanti.

32 – RINGRAZIAMENTI

Caro Tito, ci sarebbero da evidenziare tanti altri aspetti e temi prodotti da Pietro Borraro, ma è bene fermarsi qui. Dilungarsi troppo non è mai una buona cosa, specialmente per i nostri standard di lettura. Adesso è importante dare un “input” poiché, evidenziati in paradigma i passaggi più importanti, tocca a chi è più interessato approfondire il personaggio e gli argomenti. Giunti, quindi, alla conclusione di questa “Lettera n. 404” sono lieto di ringraziare coloro che mi hanno aiutato ad arricchirla e a perfezionarla.

Ringrazio di cuore, perciò, e davvero assai i fratelli Mario, Rosaura e Giovanni Borraro, figli del nostro tanto stimato e compianto Pietro. Mi hanno aiutato in modo terminante nel farmi meglio capire il loro padre e la loro famiglia. 

Così come sono riconoscente al dottore Ennio Scannapieco, che finora resta l’unico ad aver dedicato al nostro comune Maestro un vero e proprio libro biografico ed esplicativo così come tante altre accortezze. Qui di sèguito mi sembra utile riportare la prima parte della email da Lui ricevuta alle ore 23.41 di domenica 15 maggio 2022.

<< Carissimo dr. Lanciano, grazie infinite per avermi spiegato la natura e gli scopi dell’Università delle Generazioni: si tratta di sicuro di un’iniziativa meritoria, nella quale mi sembra di scorgere “l’impronta e lo spirito” di quell’apostolo e missionario di cultura che fu Pietro Borraro, nostro imprescindibile punto di riferimento e maestro insuperabile di comunicazione e di divulgazione del sapere. La pergamena da Lei preparata in suo onore mi sembra semplicemente perfetta, e soprattutto esauriente nel sottolineare i variegati meriti del maestro scomparso.

Le confesso che non avrei saputo fare di meglio, mentre mi compiaccio del fatto che a distanza di quattro decenni, un suo discepolo voglia ancora ricordare il nome di Pietro Borraro e la sua vita veramente “eroica” dedicata alla redenzione dell’uomo sotto il manto della Dea Cultura. Anch’io vorrei contribuire, ancora una volta, a tener vivo il suo ricordo, e approfitterei del quarantennale della scomparsa per proporre alla “Rassegna Storica Salernitana” il lungo articolo che Le ho di recente inviato, magari con qualche aggiornamento … Ovviamente La terrò informata >>.

Ringrazio altresì di vero cuore la simpaticissima dottoressa Wanda Occhialini per avermi inviato il PDF del bel libro sulle “Dediche autografe” di cui è valentissima Autrice. Spero che i nostri lettori ne facciano buon uso e lo diffondano per quanto è originale e interessante, prototipo per altri Personaggi.

Grazie anche alla professoressa Katiuscia Di Rocco, direttrice dell’importante Biblioteca Arcivescovile “Annibale De Leo” di Brindisi e al prof. Rosario Jurlaro che di questo prezioso presidio socio-culturale è stato validissimo direttore ed epico animatore. Torno a ringraziare entrambi per la valorizzazione che continuano a fare del Fondo “Borraro-Cocchinone”.

Ringrazio tanto la dottoressa Wilma Leone della Biblioteca Provinciale di Salerno che mi ha aiutato pure ad orientarmi inizialmente sul dottore Pietro Borraro, indicandomi anche il libro di Ennio Scannapieco che è fondamentale pure per capire la vita, il valore e la preziosità di questo Personaggio che andrebbe maggiormente conosciuto, valorizzato e specialmente indicato alle presenti e alle future generazioni. Speriamo che si inizi presto a pensare ad organizzare un degno primo Centenario dalla nascita (1927-2027), magari in modo itinerante, con tappe obbligatorie a Caserta, Potenza, Salerno e, ovviamente, Brindisi che potrebbe recitare il ruolo di coordinamento principale, dal momento che è la sede del già più volte citato “Fondo Borraro-Cocchinone”.

Ringrazio il dottore Luigi Catalani (neo-Direttore della Biblioteca Nazionale di Potenza che ha assorbito la Biblioteca Provinciale del capoluogo lucano) … si è reso disponibile a ricordare e valorizzare il più possibile la figura e l’opera di Pietro Borraro, specialmente per il periodo in cui ha dato davvero tantissimi frutti in tutta la Basilicata (1967-73) come direttore della Biblioteca Provinciale di Potenza. Se sarò ancora con la penna in mano, ti terrò aggiornato su come evolverà tutto ciò che qui ti ho descritto.

33 – PIETRO BORRARO TRA FELICITA’ E ARMONIA

Caro Tito, se le immagini parlano chiare ed evidenti, questa foto di Pietro Borraro a braccetto con la primogenita Argentina (scattata in piena spontaneità, senza alcuna messa in posa, pochi mesi prima del tragico epilogo del 1982) mi sembra molto eloquente sul quesito ultimo e finale della nostra vita, quando tutti dovremmo chiederci “Sei felice?”. Oppure “Sei stato felice?”. Nella settimana trascorsa al “Convegno sull’Animazione culturale in Europa” (svoltosi epicamente all’Hotel Castelsandra di San Marco di Castellabate – Salerno) in quel fatidico mese di giugno 1982, ho visto un Pietro Borraro felice e in armonia.

E non soltanto perché tale Convegno stava andando benissimo, forse al di là delle preoccupazioni iniziali e delle aspettative di chiunque, pure dello stesso Borraro …. ma soprattutto perché nella sua vita c’era una base valoriale e comportamentale molto etica, onesta, salda, libera, precisa, generosa, lungimirante, amorosa verso l’universo-mondo. Ed io ho convinzione e prove che nell’etica, nell’onestà e nell’altruismo (specie sociale) possa consistere la felicità. Ne ho ampia prova su me stesso, come più volte abbiamo chiarito, trattando dell’argomento “felicità ed Armonia” già affrontato nella “Storia dell’Intelligenza” (1992) e in “Prima del Silenzio” (1995).

Però, non avendo altri elementi che quelle sensazioni, prima di scrivere questo paragrafo, ho atteso di parlare con Mario e con Giovanni, rispettivamente primo e ultimogenito di Pietro e Adalgisa Borraro. Così, lunedì 30 maggio 2022, in una conversazione telefonica con Mario (lunga un’ora, tre minuti e 25 secondi dalle ore 08.21), gli ho chiesto chiaramente se suo padre fosse felice (come supponevo) … se tutta la famiglia Borraro fosse felice (come ipotizzavo) … ovviamente il tutto al netto della “tara esistenziale” che coglie ognuno di noi, nessuno escluso.

Felicità ed Armonia possibile, dunque, nel contesto del nostro tempo e della nostra società. Lo stato di serenità familiare può essere attestato pure dalla foto a colori (n. 20) degli anni settanta dentro al paragrafo 17 con i Borraro quasi al completo (manca solo Mario) assieme ad una coppia di fraterni amici.

Mario mi ha risposto positivamente. Ed abbiamo parlato abbastanza esaustivamente nel concordare che, sì, tutto sommato, sì, la sua famiglia era felice, sicuramente serena, molto unita e, in particolare, i figli erano orgogliosi dei propri genitori perché constatavano quanto amore li unisse e quanta passione sociale esprimessero nel dedicarsi, soprattutto con il lavoro, al bene comune.

Uno splendido esempio, questo, che ha illuminato, dopo quel tragico giugno 1982, la vita dei tre figli superstiti (Mario, Rosaura e Giovanni) e che li ha incoraggiati molto a continuare a vivere pure in loro onore, nonostante il tremendo shock per la dolorosissima, improvvisa e prematura triplice assenza genitoriale e della sorella Argentina. Giovanni così mi ha scritto in un messaggio “whatsapp” delle ore 16.29 di martedì 31 maggio 2022: << Caro Mimmo, se ci riferiamo a quello che tu hai appena scritto, penso che sicuramente mio padre sia stato felice in buona parte della sua vita >>.

Caro Tito, sai bene come e quanto, fin da adolescente, mi soffermi spesso a riflettere sulla felicità e sull’Armonia, facendo riferimento pure alla mia esistenza, la quale, benché esageratamente tormentata filosoficamente e socialmente, mi ha messo nelle condizioni di sentirmi e ritenermi comunque assai felice e in Armonia. Nel corso dei decenni, ho ben capito che la sofferenza e persino il dolore non escludono la felicità e l’Armonia.

E questo per un semplice e disarmante motivo … non ho altre ambizioni se non quelle di essere utile, più che a me stesso, agli altri. Ed è nell’etica, nell’onestà e nell’altruismo, nell’amore incondizionato e continuo, che risiede la felicità, specialmente se si cerca di mettere la propria vita in sintonia con il grande dolore del mondo, con la Natura ed i più esaltanti valori salvifici.

E, nella settimana di Castellabate, l’unica che ho potuto vivere a diretto contatto con Pietro Borraro, ho avuto tempo e modo di notare questa sua sintonia e quei valori che ci rendono felici e in Armonia.

Felicità ed Armonia che premiano in modo del tutto naturale … nonostante tutte le pesanti avversità cui vanno incontro proprio tipi come me e Borraro i quali cercano di “fare bene il bene” il più possibile e non si risparmiano, spendendosi al massimo, spesso esagerando (sacrificando sé stessi e la famiglia), per un mondo migliore, a cominciare dalla propria comunità di appartenenza.

Ecco pure perché, alla fine di ognuna di queste mie lettere, trovi sempre la frase (scritta nel settembre 1967 durante il ritiro spirituale alla Certosa di Serra San Bruno): <<Dal settembre 1967 il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto” >>. I resoconti di Ennio Scannapietro e le testimonianze di vari Amici ed Autori concordano proprio nel fatto che Pietro Borraro (con l’aiuto della moglie Adalsisa) fosse un vero e proprio “fecondatore socio-culturale”!

Un costruttore di Cultura e, quindi, di Pace e di Progresso nei territori in cui ha vissuto ed operato. Con onestà e generosità, i veri presupposti della più completa felicità (umana). Mentre l’Armonia ci proietta nell’escatologia e nel senso sacro ed ultimo delle cose. Ecco la sacralità in Borraro sarebbe da conoscere ed approfondire meglio, pure perché possa essere utile ad Altri.

34 – L’ETICA E IL SACRO IN PIETRO E ADALGISA BORRARO

Infatti, ritengo che l’ETICA ed il SACRO abbiano avuto una parte preponderante e qualificante nella vita di Pietro e Adalgisa Borraro (così come di tutti i personaggi più significativi della Storia locale o globale). Tra tutti i grandi e benèfici valori che hanno caratterizzato la loro vita personale e familiare, quelli in particolare dell’ETICA e del SACRO meriterebbero una particolare considerazione, tale da poter e dover essere segnalata alle presenti e alle future generazioni. Pure perché è questa l’eredità maggiore e migliore dei coniugi Borarro, a parte tutto il lavoro fatto nella Cultura e gli ottimi risultati raggiunti che, comunque, frutto dell’ETICA e del SACRO sono.

Uno degli esempi di elevata etica sociale di Pietro Borraro è stato l’aver contestato, nel settembre 1976, la pellicola di Bernardo Bertolucci “Novecento – Atto primo” segnalandola all’autorità giudiziaria di Salerno che ha bloccato il film, poi liberato dopo qualche giorno dai magistrati di Bolzano con la seguente motivazione: << … non essendo osceno né nella sua totalità e nemmeno nelle sue singole sequenze >>.

In tale occasione, Borraro fu al centro di feroci polemiche anche a livello nazionale. Riporto qui il titolo e la foto (n. 39) pubblicata dal settimanale nazionale “Gente” in quel rovente inizio d’autunno del 1976. La si può pensare come si vuole, certo che Pietro Borraro si è fatto interprete di buona parte dell’opinione pubblica italiana (la cosiddetta “maggioranza silenziosa”), non per censurare o bloccare, ma per evidenziare un tema etico, quello del pudore e della sacralità della sessualità, che proprio in quegli anni veniva spesso oltraggiato fino alla palese, libera e violenta pornografia, pure dinanzi ai minori, la cui difesa era il principale motivo della sua contestazione. Fu linciato per questo sulla stampa … come se un cittadino e un padre, come Borraro, non avesse il diritto-dovere di evidenziare un problema e difendere bambini e adolescenti dagli eccessi degli adulti, senza toccare o inibire il diritto d’espressione.

C’è modo e modo. Ma, purtroppo, quelli erano gli anni, quella la cultura dominante, legata a ideologie e mercantilismi senza alcuna etica o pietà generazionale. Si era passato da un eccesso all’altro: dalla stretta e bigotta censura degli anni cinquanta e sessanta alla più completa liberalizzazione nei cinema e nella carta stampata (fino alla pornografia, appunto) dagli anni settanta-ottanta, passandola spesso per diritto d’espressione, mentre invece vi si nascondevano interessi mercantili, economici e politici. Spesso a danno dei minori di 18 o persino 14 anni.

Ho vissuto quegli anni molto attivamente, ho visto tutti i film di Bernardo Bertolucci e posso testimoniare che Pietro Borraro non avesse tutti i torti nel segnalare il pericolo (non soltanto sessuale ma dottrinario) per gli adolescenti. Era pur sempre un padre di famiglia ed era un suo diritto-dovere intervenire, pure perché a buon ragione lo avrebbero fatto in tanti se non ci fosse la consueta “omertà” italiana e la paura di esporsi.

Pure in tale occasione Borraro ha dimostrato il suo “eroismo etico-culturale”. Si è liberi di pensarla come si vuole, ma questa era la realtà delle persone e dei tempi assai inquieti e troppo tendenziosi. Scrivo da spirito aperto e libero!

Pure per questo, a distanza di 46 anni da quei fatti, vorrei invitare chi può e vuole (specialmente le Istituzioni, in particolare quelle religiose) di soffermarsi serenamente sull’ETICA e il senso del SACRO dei coniugi Adalgisa e Pietro Borraro. L’invito è rivolto, in particolare, alla Biblioteca De Leo di Brindisi che ha tutte le loro carte e che, essendo arcivescovile, potrebbe utilizzare la biografia e l’opera dei Borraro proprio per seminare ulteriore bontà.

D’altra parte, ribadisco la convinzione che quella dei Borraro fosse una “santa coppia” il cui esempio di vita potrebbe riuscire utile a tantissimi. Ritengo che, paradossalmente, non a caso il carteggio Borraro sia finito proprio in una biblioteca arcivescovile. Spero di vero cuore che Pietro e Adalgisa Borraro possano essere visti anche sotto questa luce dell’ETICA e del SACRO. A volte la “santità” si nasconde pure nella Cultura!!!…

Ripeto, si può preparare tutto per il primo Centenario della nascita di Pietro Borraro, fra cinque anni, nel 2027 e dintorni.

35 – UN GRAZIE SPECIALE AD ENNIO SCANNAPIECO

Caro Tito, non posso portare a termine questa “Lettera 404” senza “gridare” un grazie del tutto speciale, con tanta riconoscenza e stima, al dottore Ennio Scannapieco (che purtroppo non conosco personalmente), senza il cui prezioso contributo non avrei mai potuto sapere maggiormente di quel Pietro Borraro incontrato soltanto nella pur utilissima settimana di studi sulla “Animazione culturale in Europa” del giugno 1982.

E, quindi, non avrei potuto realizzare appieno nemmeno questa testimonianza. Sono altresì lieto di avere appreso così l’esistenza dello stesso Scannapieco di cui ammiro la sensibile e raffinata personalità anche di studioso.

Tra le letture che proporrò per le vacanze 2022 (con la prossima “Lettera n. 405 – Libri per l’estate”) ci sono due suoi scritti, che reputo molto interessanti nonché assai attuali: << Il Male della guerra nella dottrina cattolica … >> e << Riflessioni sull’inferno >>.

Mentre segnalo una sua molto cospicua Opera data alle stampe due anni fa (il 7 maggio 2020) con il titolo << MAELSTROM – Alla ricerca di un mito geografico >> (406 pagine). Mi scuso, intanto, con lui per non poter pubblicare (per questioni di spazio) tutto ciò che mi ha mandato su Pietro Borraro, in particolare le pagine con l’elenco dei riconoscimenti ricevuti, delle biblioteche create nel Sud Italia o dei sodalizi fondati o cui ha fatto parte.

Mi accorgo pure io, come lo stesso Scannapieco afferma, che per descrivere più compiutamente Pietro Borraro non basterebbe un’intera Enciclopedia. Nel contesto di questa “Lettera-commemorazione” penso che possa essere però inserito, qui di séguito, il testo dell’email che il dottore Scannapieco mi ha inviato alle ore 02.50 di martedì 24 maggio 2022. Dall’orario noto che non soltanto io sono un “nottambulo” lavoratore intellettuale. Eccone il testo.

<< Carissimo dr. Lanciano, deve scusarmi se non mi sono fatto vivo in questi ultimi giorni, ma ho avuto un fine settimana piuttosto complicato, contrassegnato da contrattempi che mi hanno tenuto lontano dal computer, impedendomi di riscontrare le Sue molte mail.

Ho letto comunque con vivo interesse (ed anche con emozione) la Sua veramente titanica rievocazione della figura di Pietro Borraro, scritta sotto forma di “Lettera a Tito” e lunga ben 21 pagine, suscettibili di aumentare con l’inserimento delle illustrazioni. Per poterla leggere, ho dovuto prima scaricarla su un file, e poi stamparla su supporto cartaceo.

E’ stato per me come un ritorno indietro di 40 anni, quando all’inizio del 1982 lavorai per appena quattro mesi accanto al Maestro scomparso, o al 2002, quando raccoglievo il materiale per il mio libretto, concentrando idee, sensazioni e ricordi. Nel Suo lungo e appassionato elaborato ho ritrovato infatti giudizi, definizioni, aggettivi e locuzioni molto simili a quelle da me adoperate per ricordare l’opera incredibile di quel “santo laico” della cultura e della bellezza del sapere che fu Pietro Borraro.

Trattandosi comunque di una celebrazione, mi è parso giusto che Lei si sia limitato ad enfatizzare solamente i giganteschi meriti dello scomparso, per compendiare i quali forse non basterebbe un volumone di centinaia di pagine. Al contrario di Lei, per ragioni di onestà e di completezza, nel mio volumetto biografico del 2003 non ho potuto esimermi dal mostrare, sia pure di sfuggita, pure qualche lato meno encomiabile della psicologia borrariana, anche se poi ho sorvolato con pudore sul tema dei rapporti familiari all’interno della famiglia Borraro.

Lei stesso, nel definire Pietro Borraro un “santo laico”, avverte comunque la discrepanza tra l’essere stato un apostolo di cultura, e l’aver voluto costruirsi nel contempo una famiglia borghese simile a quella di tanti “comuni” mortali.

Il Borraro “sacerdote a pieno tempo” della Dea Sapienza faceva in effetti a pugni coi più prosaici doveri di “pater familiae”, e non credo pertanto che nel suo ambito domestico ci fossero tutte rose e fiori. Ho frequentato comunque assai poco casa Borraro per avere una visione corretta dei suoi eventuali problemi domestici, ma qualcosa ogni tanto mi pare di aver percepito. Parlando tuttavia coi figli, non ho mai voluto sfiorare l’argomento per ovvie ragioni di pudore, ma credo che Lei abbia comunque visto giusto quando scrive che “il celibato non si pone solo per i sacerdoti, ma si pone per tutti coloro che hanno un particolare fuoco o entusiasmo interiore”.

Anche a mio parere, Borraro avrebbe fatto meglio a consacrarsi solamente al servizio della cultura ed al suo quasi forsennato attivismo intellettuale. Avrebbe così evitato di influire negativamente – come probabilmente è stato – sulla formazione psicologica dei suoi eredi. Del resto, a p. 13 del Suo elaborato, Lei esprime le mie stesse perplessità, domandandosi quanto la peculiarità della “missione borrariana” possa esser andata “a scapito della sua famiglia”.

Appena possibile, rileggerò di nuovo il Suo straordinario scritto, tanto più apprezzabile in quanto soddisfa pienamente il bisogno-dovere di celebrare il quarantesimo anno della scomparsa del Maestro. Incontrando Vanni Borraro qualche mese fa, questi mi chiese se avevo in mente di scrivere ancora qualcosa in occasione del quarantennale.

Risposi imbarazzato che negli anni passati avevo già fatto e scritto tutto quello che potevo in onore del padre, e non sapevo che altro aggiungere. La Sua iniziativa, quindi, colma pienamente questa lacuna, mentre da parte mia proporrò, come già confidatoLe, il mio ultimo articolo su P.B. alla “Rassegna Storica Salernitana”, sperando che venga accettato.

 In quanto alle Istituzioni che potrebbero o dovrebbero occuparsi di questa celebrazione, e magari intitolare qualcosa al celebrato, temo che si faccia un buco nell’acqua. Per esempio, la Società di Storia Patria di Terra di Lavoro, a giudicare almeno da quello che si vede su Internet, vivacchia quasi a forza di abitudine, e penso che abbiano persino smesso di pubblicare il loro “Archivio Storico” (che fu iniziato e redatto per vari anni proprio da Borraro).

Dieci anni fa inviai loro un lungo articolo in occasione dei trent’anni della scomparsa di P.B., sperando che mi venisse pubblicato sull'”Archivio”: il Presidente della Società mi ringraziò, promise che il saggio sarebbe stato pubblicato, ma credo che questo non sia mai avvenuto.

In quanto alla Biblioteca Provinciale di Salerno (che, come Lei sa, ho tentato varie volte di far intitolare al nome di Pietro Borraro), ed alla quale ho dedicato le mie energie lavorative per 25 anni (restavo spesso in ufficio fino alle 8 di sera litigando col custode addetto alla chiusura, e mi portavo anche il lavoro a casa), oggi è in piena decadenza, vivacchia a stento con un personale sempre meno numeroso, ed è forse in attesa della sua prossima chiusura: realizzando appieno quanto avevo preconizzato alla fine di un mio lungo articolo sulla storia della Biblioteca pubblicato nel 2005 sulla “Rassegna Storica Salernitana”, allorché paventavo gli “effetti di un misterioso destino negativo che sembra rivelarsi annidato nelle pieghe del passato, manifestandosi con irriducibile coerenza nel corso degli oltre 150 anni di storia dell’Istituzione”.

Di bibliotecari e animatori di cultura come Pietro Borraro, purtroppo, ne nasce uno ogni cento anni… 

Proprio presso l’archivio storico e amministrativo della Biblioteca Provinciale di Salerno (da me riorganizzato e risistemato dal 1982 al 1987), ho lasciato un grosso fascicolo personale su Pietro Borraro, ed un altro, ancora più grosso, sulle sue realizzazioni culturali.

Nel 2003 ho fotocopiato molto di questo materiale, e l’ho inserito in un volume manufatto da me collocato nelle normali raccolte librarie della Divisione Moderna della Biblioteca, con un codice di collocazione che ora mi sfugge. Intitolai il lavoro “Miscellanea di scritti e documenti in memoria di Pietro Borraro” e vi inserii il testo di una decina di articoli scritti su di Lui da me e da altri autori, fotocopie della cospicua corrispondenza che ebbi con amici e conoscenti di Borraro dopo l’incidente del 15/6/1982, nonché l’elenco bibliografico delle sue numerose pubblicazioni individuali (7 pagine) che inviai nel 1983, dietro loro richiesta, ai professori Aniello Gentile e Salvatore Fugaldi.

In allegato a questa mail, troverà il frontespizio di questo “self-made book”, la mia premessa battuta a macchina, e l’indice dattiloscritto del volume. Negli allegati, troverà anche l’ “elenco parziale delle benemerenze e delle onorificenze ricevute da P.B.”, e quello delle “Società ed associazioni culturali fondate da P.B. o di cui è stato socio”.

Questi due elenchi dovevano far parte, come annessi, anche del mio libro del 2003, ma all’ultimo momento furono esclusi dalla pubblicazione.  Poiché nella sua lunga “Lettera a Tito” ha anche parlato di Borraro come poeta, spero che gradirà quindi le due poesie che le trasmetto sempre in allegato, scritte e datate personalmente dal Maestro, e che furono da me trovato nel cassetto della sua scrivania dopo l’incidente del 1982. Aggiungo che avrei voluto inserire la più lunga delle due alla fine del mio volume del 2003, ma anche questa pagina fu esclusa dalla pubblicazione finale. 

Le confido infine che sono vari anni che medito di riunire, in un solo grosso volume, tutti gli scritti e gli articoli che sono stati finora dedicati a Pietro Borraro, con la sua bibliografia completa ed una rassegna fotografica finale. Aggiungendo anche quanto da Lei elaborato in questi giorni, se ne potrebbe ricavare un bel volume “in memoria”, che si potrebbe tentare di far pubblicare col supporto di qualche istituzione culturale. E’ un tema di cui potremmo riparlare…

La ringrazio intanto per le Sue molte mail, e soprattutto per il video e le foto che mostrano – finalmente! – la stradina casertana dedicata a Pietro Borraro, oggetto di perplessità e di discussioni con il figlio Vanni. Mi fa piacere vedere che si tratta di una strada elegante e moderna, sia pure piccolina, e non del vicolo buio della vecchia Caserta che avevo immaginato.

Grazie anche per i quattro ritagli giornalistici del 1963, che però conoscevo già perché speditimi da Vanni, e che in parte rivelano i retroscena di quanto avevo già intuito (e scritto sia nel mio libro che nei miei articoli) circa il “raffreddamento” avvenuto in quegli anni tra Pietro Borraro e la Società di Storia Patria di Caserta, e sulle cause che avevano determinato lo spostamento a Potenza di P.B. –

Avrei anche delle foto di Borraro da trasmetterLe, ma per non appesantire “elettronicamente” questa comunicazione, lo farò subito dopo con un’apposita mail. Mi scuso per la lunghezza di questo messaggio, che ho cercato comunque di sintetizzare. Ancora complimenti vivissimi per tutto quanto sta facendo in onore e ricordo del nostro comune Maestro, col quale dimostra – come avevo già avuto modo di confidarLe qualche mail fa – una vera e proprio ‘affinità elettiva’. Cordialmente Suo Ennio Scannapieco>>.

36 – SALUTISSIMI

Caro Tito, come hai potuto immaginare, paragrafo dopo paragrafo di questo racconto, è stata una perdita enorme quella troppo prematura di Pietro Borraro (e degli altri occupati la A112 schiantatasi la notte tra il 14 e il 15 giugno 1982 sulla superstrada Avellino-Salerno).

Per me personalmente è stato come aver perso il mio miglior futuro, poiché, attraverso la collaborazione con questo grande intellettuale-manager e con il suo aiuto, avrei potuto portare avanti efficacemente tante mie idee ed iniziative, principalmente quella di “Calabria Prima Italia” che proprio da quarant’anni stenta ad affermarsi., mentre invece potrebbe essere molto importante per una maggiore consapevolezza storica e culturale della nascita e dei valori dell’Italia.

Ho voluto inserire qui (come immagine n. 43) questa vignetta satirica a colori realizzata magistralmente dal dottore Ennio Scannapieco in occasione della settimana di studi sull’Animazione culturale in Europa del giugno 1982. Qui la vorrei intitolare “Gorgo” e assimilarla all’Urlo, il celebre dipinto di EdvardMunch (1863-1944) per segnalare la violenza e il dolore del mondo, in particolare le guerre in corso e specialmente l’invasione militare dell’Ucraina da parte della Russia … devastante guerra ancora in corso che potrebbe inghiottire l’Europa e il mondo intero … proprio come in un “gorgo”. Ho notato che in Scannapieco il “gorgo” oceanico è ricorrente.

Ti ricordo che, come primo allegato a questa “Lettera n. 404”, puoi trovare le nove pagine di Ennio Scannapieco che descrivono e ricordano, in estrema sintesi, “Pietro Borraro (1927-1982) nel trentesimo anniversario dalla scomparsa”; e come secondo allegato il link per leggere e/o scaricare l’intero volume delle << Dediche autografe sui testi del fondo “BorraroCocchinone” nella Biblioteca “A. De Leo” di Brindisi >> un vero gioiello di umanità e di socialità, che sarebbe da regalare in cartaceo alle persone più sensibili,  tanto è davvero bello e prezioso.

Due curiosità. La prima. Da molti anni, Giovanni Borraro (detto Vanni) ha degli cari amici di Soverato (CZ) che hanno frequentato l’Università a Salerno, città dove abita. Almeno una volta all’anno è ospite di questi amici nella “Perla dello Jonio” e conosce, pure tramite loro, un bel po’ di Calabria. E’ stato anche a Badolato, il cui borgo gli è piaciuto tantissimo.

A proposito di studenti universitari, spero proprio che qualche laureando possa scegliere, come tesi di laurea o di dottorato, proprio la biografia o i temi socio-culturali e filosofici di Pietro Borraro e/o della moglie Adalgisa Cocchinone. Sarebbe inoltre opportuno che pure qualche maturando possa trattare nella tesina qualche argomento inerente l’attivismo culturale dei Borraro. Tutto ciò pure in preparazione della celebrazione del primo Centenario della nascita di Pietro Borraro 1927-2027.

La seconda. Non me lo sarei mai aspettato, pure perché pensavo vivesse altrove, lontano, forse all’estero. Infatti il prof. Rosario Jurlaro mi parlava della California e che avesse il carattere intraprendente del padre. Invece, Mario Borraro, primogenito di Pietro e di Adalgisa, vive al centro del Molise più interno, dove ha un’avviata azienda pastorale. Per telefono ci siano promessi di incontrarci, entro questa estate, nel suo luogo di lavoro oppure altrove. Se vuoi saperne di più prova a leggere il seguente articolo di Franco De Santis, pubblicato alle ore 13.25 del 23 agosto 2020:  https://www.primonumero.it/2020/08/la-storia-dura-e-romantica-di-mario-innamorato-dei-tratturi-ho-scelto-la-pastorizia/1530626118/ [13].Una storia veramente avvincente. Da film. Mario e la moglie Carmela di Frosolone hanno un figlio diciannovenne, dal nome scontato: Pietro Borraro (junior). L’avventura continua!

Infine, caro Tito, ti ringrazio assai e di vero cuore per la pubblicazione di questa impegnativa “Lettera n. 404” (cui tengo assai e in modo particolare, pure perché diventerà opuscolo cartaceo). E, in attesa della “405” ti saluto sempre con tanta cordialità e stima.

A presto.