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LETTERE A TITO N. 397: INTERVISTA A MARGHERITA LAO


In omaggio la seconda edizione del suo romanzo “Il mare di Marsiglia” tra seconda e terza guerra mondiale

di Domenico LANCIANO (www.costajnicaweb.it)

BADOLATO (CZ) –  7 APRILE 2022 – Caro Tito, l’attuale orrore dell’invasione russa dell’Ucraina e la conseguente atrocissima guerra sta scuotendo la coscienza di quasi tutti nel mondo, specialmente di noi europei che (ancora sofferenti per le ferite della prima e della seconda guerra mondiale) mai ci saremmo aspettati una simile inaudita follia nel cuore del nostro Vecchio Continente. Eppure è accaduto.

Non solo, ma rischiamo addirittura un conflitto atomico che potrebbe sfuggire di mano, tanto da poter annientare qualsiasi forma di vita sulla Terra.

Tale possibile prospettiva, viste pure le ripetute minacce di una guerra nucleare, ha indotto la giovane scrittrice Margherita Lao a proporre la seconda edizione del suo romanzo di esordio “Il mare di Marsiglia” dove tratta delle tragedie della seconda guerra mondiale. L’ho intervistata anche come giovane mamma. Ecco come ha risposto alle mie dodici domande. Nel lasciarti alla seguente interessante lettura, ti saluto. Appuntamento alla prossima “Lettera n. 398” (se i potenti del mondo non diventano ancora più folli).

INTERVISTA A MARGHERITA LAO

Perché hai deciso di riproporre, pur con qualche ritocco anche estetico, il tuo primo romanzo “Il mare di Marsiglia” (edito l’8 dicembre 2020 in piena pandemia Covid) proprio adesso che divampa la guerra in tante parti del mondo e soprattutto in Ucraina, così tanto vicina a noi?

Lao – Sono stata mossa prima di tutto dal desiderio di fare la mia pur piccolissima parte, anche come giovane mamma in forte ansia, nel sensibilizzare contro qualsiasi tipo di guerra o di conflitto tra popoli, ripresentando con il mio libro le atrocità, i danni, le distruzioni fisiche e spirituali che ha causato la seconda guerra mondiale. Ed anche perché temo veramente che il conflitto della Russia contro l’Ucraina possa assumere una dimensione tanto vasta da coinvolgere altri Stati in una terza guerra mondiale che, quasi sicuramente, non potrà essere più raccontata da nessuno, poiché il nostro pianeta verrà reso inutile da ogni tipo di bomba atomica. Inoltre, sono stata mossa pure dall’approssimarsi del 25 aprile …

Mi sembra coerente con il contenuto del tuo romanzo la scelta della data del 25 aprile che segna la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo …

Lao – Sì, infatti, le dittature in quanto tali sono sempre così sofferte dai popoli, tanto che cambiano la vita personale di chi le subisce protraendo persino nel più lungo tempo, a volte persino secoli, le conseguenze della violenza e della privazione delle libertà. Sicuramente tale tematica ha un ruolo fondamentale nella narrazione, in quanto la storia ruota intorno alle vite di due ragazzi, Hans e Virginia, che poi subiranno le tragiche conseguenze dei regimi totalitari.  Spero che l’imminente 25 aprile segni pure la cessazione delle ostilità in Ucraina e che questa martoriata terra possa avere la sua definitiva “Liberazione” dal gioco assurdo delle Potenze mondiali, in particolare della confinante e troppo aggressiva Russia che avrebbe potuto usare la diplomazia e non la guerra per risolvere il contenzioso.

Non si sono ancora spente le conseguenze della seconda guerra mondiale che, appunto, in Ucraina già siamo ai possibili preliminari di un terzo conflitto globale con il rischio dell’apocalisse nucleare…

Lao – Infatti, con l’invasione di uno Stato sovrano, vista pure come violazione del diritto internazionale, e la guerra imposta all’Ucraina da una grande super-potenza o pre-potenza nucleare come la Russia, il rischio di ripetere ed aggravare gli stessi errori ed orrori fatti con il secondo conflitto mondiale sono assai concreti. Con il mio romanzo voglio fornire un utile promemoria sulle immani tragedie che causa una qualsiasi guerra, figuriamoci l’annientamento atomico, che potrebbe significare la fine del mondo, la morte del pianeta e dell’umanità. Come giovane mamma sono assai preoccupata e vorrei che tutte le mamme del mondo ci unissimo proprio per impedire le guerre che uccidono principalmente i nostri figli.

La storia di Hans e di Virginia sono realmente accadute?

Lao – La storia di Virginia e della sua famiglia, sì, è realmente accaduta. Ne ho raccolto, anni fa, la testimonianza direttamente dalla protagonista che nel romanzo ha chiaramente un altro nome come il resto delle persone con cui si rapporta. L’evoluzione della storia ovvero la conoscenza con Hans è però frutto di fantasia, ma nulla toglie alla consistenza del dramma. Tutto parte da alcuni episodi di guerra accaduti in Calabria, nelle campagne di Davoli, un comune alle porte di Soverato (in provincia di Catanzaro), nel settembre 1943, durante la ritirata dell’esercito tedesco incalzato dagli Alleati che risalivano dalla Sicilia lungo la costa jonica per ricacciare oltre le Alpi l’invasore e occupante nazi-fascista.

Quindi hai preso spunto da altri fatti realmente accaduti?

Lao – Sì. Ad esempio, la storia del maestro di musica malmenato dai partigiani all’indomani dell’otto settembre è vera, così come la tragedia dei figli della contadina … un bambino ucciso dall’esplosione di una mina lasciata nei campi dai soldati in ritirata e l’altro bambino ferito … inoltre la storia del figlio maggiore confinato ad Ustica per aver fischiettato “Bandiera rossa” al passaggio del treno di Mussolini.

Purtroppo la popolazione civile e specialmente i bambini sono le prime vittime di un qualsiasi conflitto, come constatiamo pure nella guerra in Ucraina. Hai svolto studi sul contesto storico e sociale in cui è ambientato il romanzo?

Lao – Certo, in particolare, ho approfondito un aspetto, spesso trascurato, forse perché troppo doloroso da affrontare, e che riguarda l’eliminazione dei disabili mentali sotto la dittatura nazista. Come attestano i documenti storici e le testimonianze, anche del processo di Norimberga, medici nazisti effettuavano ogni sorta di esperimenti sulle persone, specialmente su bambini e disabili. Questo è uno degli aspetti più atroci e disumani nelle già tanto orrende modalità di una qualsiasi guerra, specie se moderna e attuale.

Descrivi di capacità speciali che attribuisci ai disabili. Questo è frutto di fantasia?

Lao – Solo in parte, gli studi sul cervello dell’uomo fanno emergere nuove conoscenze rispetto alle capacità che le persone possono sviluppare e che attualmente ci viene difficile da credere. Nel romanzo ho affrontato le problematiche delle persone con disabilità psichica dalla prospettiva nazista fino alle rivoluzionarie idee di Franco Basaglia.

Altro tema importante del romanzo è l’amore. C’è qualcosa di autobiografico? E i disegni che hai messo tra le pagine sono tuoi?

Lao – L’amore è un sentimento universale, attraversa tutti noi, in un modo o nell’altro; pertanto ho rappresentato la trasfigurazione dello stesso sentimento, nelle diverse forme in cui è vissuto e nei diversi personaggi. Il romanzo analizza la nascita del sentimento dell’amore, dai tempi degli sguardi fino ai tempi dei click, in tutte le sue meraviglie e contraddizioni. Per quanto riguarda i disegni che nella prima edizione non c’erano … sì, sono miei, mi sono divertita a farli, ma niente di impegnativo!…

Parliamo di Massimo e Brigitte, i due giovani protagonisti-amanti …

Lao – Sono due ragazzi degli anni settanta i quali, in un mondo che cambia troppo vorticosamente, si pongono degli interrogativi sulla vita, sul tempo, sulla felicità. Massimo, il protagonista, è un uomo visto in tutta la sua fragilità che, però, poi si affranca con il forte altruismo verso le persone ancora più fragili di lui. Un uomo che piange, si dispera, tenta il suicidio. Brigitte, invece, è una donna battagliera, sa quello che vuole e lotta fino in fondo, realizzando i suoi desideri. Per i due non c’era un futuro insieme, anche se è stato grande l’amore che li aveva uniti. Sono comunque entrambi perseguitati dal passato della guerra.

A proposito, come stai vivendo questa dell’Ucraina?

Lao – Con molta preoccupazione specialmente come giovane mamma, poiché, ripeto, c’è il rischio che sfugga di mano e possa davvero trasformarsi in un conflitto nucleare. I Popoli e gli Stati devono decidere di giungere al più completo disarmo, altrimenti ci sarà sempre il prepotente o il dittatore di turno (come Hitler) che imporrà la sua violenza, procurando a tutti lacrime e sangue con tante e tali conseguenze che i tragici effetti potranno durare addirittura secoli prima di tornare ad un accettabile equilibrio. E’ questo uno dei tanti messaggi valoriali che cerca di dare il mio romanzo. Non vorrei proprio che questo mio libro “Il mare di Marsiglia” fosse una storia che avviene tra la seconda e la terza guerra mondiale!

Cosa proponi oltre al disarmo, che mi sembra troppo difficile da realizzarsi?

Lao – Il disarmo non è una utopia ma una impellente necessità, perché altrimenti il mondo si auto-distruggerà. E sarà colpa di tutti, pure mia e tua, non soltanto dei potenti di turno. Spetta soprattutto alla società civile intervenire con maggiore efficacia nella progressiva riduzione delle armi.

Inoltre, tutta la Comunità dovrebbe educare alla pace e a contrastare la prevalente cultura che incita in vari modi alla guerra, alla concorrenza spietata nella globalizzazione e persino tra gli adolescenti. La vera rivoluzione culturale è proprio quella contro la guerra, perché è la più orribile tra tutte le odiose tragedie umane.

 Ecco, l’educazione alla pace … lancia un messaggio convincente…

Lao – Non sono io che devo lanciare un messaggio convincente per la pace e contro la guerra. Basta guardare le raccapriccianti immagini che ci provengono dall’Ucraina, un paese sempre più raso al suolo. E nonostante ciò nei salotti televisivi assistiamo continuamente al penoso spettacolo della tifoseria dei sempre più inquietanti personaggi per questo o quell’esercito, per uno o l’altro contendente invece di condannare tutte le armi e la guerra “senza se e senza ma”.

Non è forse sufficiente constatare che decine di milioni di persone stanno perdendo tutto e, spesso, purtroppo anche la vita e, a volte, proprio mentre scappano?… Mi sembra un genocidio premeditato e di proporzioni enormi e noi non riusciamo a protestare abbastanza da spegnere questo immane incendio che può travolgerci pure qui in Italia.

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