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LETTERE A TITO N. 375. SPECCHIO DELLA CALABRIA LO SPOPOLAMENTO DELLA SARDEGNA IN MARCO MILANESE E GABRIELE FRONGIA


Biddas, allestito in un piano del Palazzo Baronale di Sorso, illustra il caso sardo con un percorso a ritroso nel tempo, a partire dai processi di spopolamento d’età contemporanea delle aree interne dell’Isola, fino ad arrivare al villaggio medievale abbandonato di Geridu, il primo in Sardegna ad essere stato scavato in estensione

di Domenico LANCIANO (www.costajonicaweb.it)

BADOLATO (CZ) – 14 DICEMBRE 2021 –  Caro Tito, due settimane fa, quando si è trattato di scrivere<<https://www.costajonicaweb.it/badolato-cz-potrebbe-essere-prima-sede-del-bams-biblioteca-archivio-museo-dello-spopolamento/>> che tu mi hai pubblicato il 06 dicembre 2021, ho fatto una breve ricerca su internet per appurare se ci fossero già “biblioteche, archivi o musei dello spopolamento”.

Nulla ho trovato con tale esatta dizione. Però, mi sono imbattuto in <<https://www.sardiniapost.it/cronaca/un-museo-contro-lo-spopolamento-cinque-giovani-protagonisti-a-mores/>>.Una notizia poi vista nel lancio ANSA del 13 giugno 2020 ore 18.45 e in altri siti web della Sardegna. Per saperne di più ho chiesto un contatto con gli organizzatori di questa bella iniziativa.

1 –  BIDDAS MUSEO DEI VILLAGGI ABBANDONATI DELLA SARDEGNA

Nell’attesa che da Mores (Sassari) qualcuno mi potesse rispondere, per telefono o email, ho cercato ancora nel web … fino a trovare<<https://www.beniculturali.it/luogo/biddas-museo-dei-villaggi-abbandonati-della-sardegna>> … un museo voluto, realizzato nel 2010 e diretto dal prof. Marco Milanese, Ordinario di Archeologia,  Metodologia della Ricerca Archeologica, Archeologia Medievale 1 e 2,Archeologia Professionale e Archeologia Pubblica, Archeologia Postmedievale nel Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università degli Studi di Sassari.

Questo “Biddas museo dei villaggi abbandonati della Sardegna” mi sembrava una cosa molto interessante e, perciò, mi sono attardato a leggere su tale struttura culturale davvero assai originale e preziosa, sita nel Comune di Sorso (15mila abitanti circa, a 8 chilometri da Sassari, affacciato sul Golfo dell’Asinara) in spaziosi ambienti del palazzo baronale. “Bidda” – ho saputo poi dal prof. Milanese – significa “Villa” … come la “Villa Canale” di Agnone, paese di mia moglie, qui, in Alto Molise da cui ti scrivo … o la nostra reggina Villa San Giovanni e i tanti altri paesi che in Italia hanno questa prerogativa (Villa Santa Maria, Villa Vicentina, Villa Literno, ecc.). Qui di séguito, ti riporto quanto ho letto nella prima informazione presente nel sopracitato sito del Ministero della Cultura.

<< Il Museo Biddas è il primo museo in Italia dedicato al tema dello spopolamento e dell’abbandono dei centri abitati. Questo fenomeno è un filo rosso della storia della Sardegna e di molte altre regioni mediterranee, oggi come nel Medioevo, nel Settecento e nel Trecento.

I centri abitati stabili e vincenti da un lato – capaci di sopravvivere e di prosperare – e gli altri perdenti, che soccombono e dai quali gli abitanti si allontanano. Biddas, allestito in un piano del Palazzo Baronale di Sorso, illustra il caso sardo con un percorso a ritroso nel tempo, a partire dai processi di spopolamento d’età contemporanea delle aree interne dell’Isola, fino ad arrivare al villaggio medievale abbandonato di Geridu, il primo in Sardegna ad essere stato scavato in estensione.

 A Geridu è dedicata una sala del museo, dove sono illustrati i principali risultati delle ricerche ad oggi condotte in questo villaggio. Il case-study di Geridu rappresenta un modello del potenziale informativo dei villaggi abbandonati della Sardegna. Biddas mira a diventare anche una porta, capace di generare attenzione per la tutela del patrimonio archeologico dei villaggi abbandonati della Sardegna ed a sottolineare l’urgenza di una pianificazione territoriale di questo patrimonio diffuso.

Nonostante si tratti di un Museo largamente basato su una prospettiva archeologica del tema dei villaggi abbandonati, Biddas – Museo dei Villaggi Abbandonati della Sardegna, non è un museo di reperti.

Piuttosto che come luogo di contemplazione delle cose, Biddas vuole porsi come luogo dove leggere diversamente la realtà dello spopolamento delle aree rurali dell’interno della Sardegna e di scoprirne l’ampia dimensione diacronica >>.

Sociologia, Antropologia ed Archeologia si intrecciano strettamente nell’esposizione, che mira alla costruzione di un articolato ambiente di apprendimento, che coinvolge il visitatore con suggestioni, parole chiave, ricostruzioni, suoni ed un contatto diretto con i materiali.

 Biddas utilizza un apparato comunicativo moderno ed efficace, con una particolare attenzione alla didattica scolare e dell’infanzia, offrendo spazi ludici ed un percorso ideato per i piccoli visitatori >>.

 2 – VILLAGGI SCOMPARSI IN CALABRIA 

Caro Tito, pure la nostra Calabria ha i suoi villaggi abbandonati.

Ad esempio, in antiche carte geografiche del 1500 e 1600 ne avrò contati alcuni attorno al mio paese, Badolato, quasi tutti in piena montagna o in alta collina. Altro esempio, Agostino Gennaro ne elenca tre per la montagna del Poro vibonese: Aramoni, Bordonadi e Rodonadi (https://www.vibonesiamo.it/wordpress/2014/11/14/paesi-del-poro-scomparsi-bordonadi-rodonadi/).

Solitamente la nostra storiografia li indica come “casali” ovvero raggruppamento di famiglie (quasi tutti imparentati tra di loro, probabilmente e prevalentemente boscaioli e carbonai). Ma, alcuni di questi casali avevano una propria piccola chiesa, probabilmente pure come parrocchia (bisognerà verificare nell’Archivio diocesano).

3 – IL PROF. MARCO MILANESE

Per sapere di più sul Museo Biddas, sui villaggi abbandonai della Sardegna e sullo spopolamento in genere, ho inviato una email al prof. Milanese, promotore e direttore di tale Museo di Sorso. Un appuntamento telefonico per le ore 12.30 di sabato 04 dicembre, quando abbiamo conversato per oltre 39 minuti.

Innanzi tutto, mi sono congratulato con Lui per il prestigioso “Premio Riccardo Francovich” per il miglior museoitaliano sul medioevo, ricevuto nel 2013, dopo appena tre anni dall’apertura.

(segui il video del premio <<https://www.youtube.com/watch?v=Ew41jdYsGW4>>- durata 12 minuti circa). Poi abbiamo parlato di spopolamento e ci siamo scambiati le nostre esperienze. Probabilmente troveremo un modo per collaborare in qualcosa. Per avere almeno un’idea dell’enorme mole di lavoro che il prof. Milanese sta facendo da decenni puoi vedere la piccola rassegna presente in <<https://www.facebook.com/groups/92121838067/media>>.

Ti invito pure a leggere l’interessante articolo di pagina 115 della rivista ARCHEOLOGIA MEDIEVALE (anno XIL – 2014) che qui ti propongo come ALLEGATO  1 – Prof. Marco Milanese sul Museo Biddas di Sorso (alle porte di Sassari).

4 – IL GIORNALISTA GABRIELE FRONGIA

Poi, martedì sera 07 dicembre dalle ore 18.48, ho avuto una conversazione di quasi 18minuti con Gabriele Frongia, direttore del sito web <<www.sardegnagol.eu >> (testata delle politiche giovanili della Sardegna – redazione@sardegnagol.eu ), il quale mi aveva chiamato quale riscontro cercato per i ragazzi di Mores  (di cui avevo letto sul citato <<https://www.sardiniapost.it/cronaca/un-museo-contro-lo-spopolamento-cinque-giovani-protagonisti-a-mores/>>  e sull’ANSA).

Gabriele (ci siamo dati subito del “tu” da colleghi giornalisti) mi ha detto che è presidente della <<www.associazioneabici.eu/>> la quale progetta e realizza interventi di promozione della salute, promuove lo sviluppo delle competenze personali e professionali dei giovani, realizza interventi finalizzati a supportare l’inclusione sociale dei giovani con disabilità. E come tale fa parte del “CASMI – Comitato delle Associazioni Sarde per la Mobilità Internazionale”. Mi ha poi rilasciato la seguente dichiarazione:

<<In una regione, come la Sardegna, dove i principali parametri sulla dispersione e disoccupazione giovanile risultano essere sopra la media italiana ed europea (dati Eurostat e Istat) e dove è assente qualsiasi buona pratica istituzionale atta ad arginare il fenomeno dello spopolamento dei giovani nell’Isola, le attività della nostra organizzazione giovanile, membro del comitato CASMI Sardegna, provano a creare le condizioni per un riscatto della gioventù sarda.

Si deve uscire dall’autoreferenzialità delle conferenze e tavole rotonde istituzionali e iniziare seriamente un percorso di audizioni con i portatori di interesse della popolazione giovanile sarda per creare programmi a contrasto del fenomeno del “brain drain” (fuga dei cervelli) e a sostegno dell’inclusione dei giovani.

Personalmente reputo che le ‘salvifiche’ risorse inserite nella missione giovani del PNRR(Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) non risolveranno gli atavici problemi della gioventù italiana. Leggendo le misure previste per i giovani imprenditori e per il sistema educativo, giusto per citarne alcune, è abbastanza facile capire che saranno reiterati schemi e processi fallimentari” >>.

5 – “LITTERAS ANTIGAS” DI MORES

In tale veste, Gabriele Frongia (in concorso con il “Corpo Europeo di Solidarietà” dell’Unione Europeae della “Agenzia Nazionale per i Giovani”)ha aiutato alcuni ragazzi di Mores a realizzare nel 2021 l’associazione culturale <<https://litterasantigas.it/>> (Lettere antiche) la quale mira a valorizzare, divulgare e promuovere la cultura e il territorio del proprio paese.

Come? Preservando e donando nuova luce alla memoria, alla cultura popolare e al patrimonio linguistico-letterario di Mores che, col tempo, rischiano di andare perduti, ma soprattutto nel cercare di creare un polo culturale e turistico di riferimento. Il gruppo di tale progetto è composto da giovani con varie competenze. Ovviamente, lo scopo è pure quello di evitare lo spopolamento di questo amenissimo paese di 1800 abitanti, già falcidiato abbondantemente dall’emigrazione.

6 – A.N.C.I. – LO SPOPOLAMENTO E’<<ITALIA A PERDERE >>

A corona di questa “lettera n. 375” sullo spopolamento della Sardegna (dell’Italia e dell’area euro-mediterranea) mi sembra opportuno inserire l’ottimo ed illuminante intervento che hanno fatto alcuni Sindaci durante la trasmissione televisivadi Rai 2 “Tg2 Italia” andata in onda il 06 giugno 2019 (ancora assai attuale).

E lo faccio riproponendo l’articolo scritto Giuseppe Pellicanò pubblicato lo stesso 05 giugno 2019 nel sito web dell’ANCI (https://www.anci.it/castelli-su-raidue-lotta-allo-spopolamento-e-piu-importante-opera-pubblica-per-italia/) e intitolato:  Castelli su Raidue: “Lotta allo spopolamento è più importante opera pubblica per Italia”.Poi sarebbe molto utile cercare di seguire i 27 minuti del filmato di tale trasmissione sui piccoli comuni, cliccando nel web sullo spazio messo in calce all’articolo, che qui trascrivo:

<<La lotta contro lo spopolamento delle aree marginali e dei piccoli Comuni è la prima e più importante opera pubblica necessaria al nostro Paese. Le politiche dei singoli Comuni da sole non bastano, ci vuole una strategia nazionale che sia in grado di riconnettere l’Italia dei piccoli Borghi con quella del Frecciarossa”.

Lo ha sottolineato Massimo Castelli, coordinatore nazionale dei piccoli Comuni dell’Anci e sindaco di Cerignale, ospite questa mattina alla rubrica Tg2 Italia su Rai 2, tutta incentrata sui problemi e le potenzialità dei piccoli Comuni. Con lui hanno partecipato in collegamento anche i sindaci di Esino Lario, Pietro Pensa, e di Lecce nei Marsi, Gianluca De Angelis.

Castelli si è presentato con il braccio listato a lutto per evidenziare l’emergenza nazionale dello spopolamento delle aree marginali. “Mentre noi parliamo, un piccolo Comune muore per spopolamento, e lo dimostra il fatto che negli ultimi 40 anni sono stati ben 2000 i piccoli centri che hanno perso l’80% popolazione, e tra questi 120 tra dal 60 all’80%. Se perdiamo questi borghi – ha ribadito – perdiamo di fatto l’Italia”.

Secondo il coordinatore Anci bisogna ripartire da una fiscalità di vantaggio per il rilancio economico e la lotta allo spopolamento. “Serve una vera e propria flattax territoriale per le aree marginali. Chi avvia attività economiche in queste zone rende anche un servizio alla propria comunità e va aiutato con una fiscalità differenziata. Solo creando lavoro– ha spiegato – si ferma la fuga dai territori, non basta costruire le scuole se poi le aule restano senza bambini”.

Castelli ha poi fatto cenno all’Agenda Controesodo lanciata dall’Associazione, “come surroga alla carenza di politiche nazionali mirate ai piccoli Comuni”, il cui obiettivo è rimettere in connessione le due Italie. “Nei piccoli borghi abbiamo quasi due milioni di case inutilizzate, mentre le periferie urbane sono in grande difficoltà.

Dobbiamo renderci conto che alle spalle delle grandi città abbiamo un nuovo Ovest, ricco di risorse naturali e fonti rinnovabili. Se raccordiamo queste due parti – ha concluso – diamo vita ad una nuova idea di società e convivenza evitando di perdere l’Italia”.

Da parte sua il sindaco di Esino Lario ha ricordato come il borgo comasco, con appena 750 abitanti, abbia ospitato il raduno mondiale di Wikipedia, battendo la concorrenza di numerose capitali mondiali. “Tutto il paese ha contribuito a realizzare questo evento, accogliendo persone da 74 paesi, circa 1300 congressisti con rispettive famiglie ospitate nelle case di Esino”.

Mentre il suo collega di Lecce nei Marsi, Gianluca De Angelis, ha illustrato la strategia aree interne che nel comprensorio abruzzese coinvolge 12 Comuni dislocati in tre distinte valli. “Il nostro obiettivo – ha spiegato il sindaco aquilano – è di innescare un progetto di sviluppo locale sostenibile, per invertire la tendenza allo spopolamento e all’abbandono garantendo i servizi essenziali ai cittadini, dall’istruzione e dalla formazione, alla salute, alla mobilità ed alla comunicazione digitale ad alta velocità >>. Fin qui l’ANCI.

ITALIA A PERDERE 

Storicamente, si sa, la classe dirigente italiana ha sempre giocato a perdere. La sua aristocrazia (rimasta feudale) si è sempre illusa di poter essere autosufficiente, bella e ricca, schiacciando le periferie.

Le stesse grandi città, come Roma o Milano, sono lo specchio di tale situazione: trombe e fanfare per chi è già ricco, biasimo e abbandono per chi è povero soprattutto a motivo dello sfruttamento del “Centro”che non riconosce le potenzialità e il diritto di vivere al resto d’Italia.

Manon regge l’illusione che il 20% del territorio possa bastare a trainare, nemmeno succhiando e prosciugando il restante 80% della nazione. Ne ho scritto brevemente lo scorso primo ottobre in <<https://www.costajonicaweb.it/italia-a-perdere-a-35-anni-di-badolato-paese-in-vendita/>>. Alla lunga, o ci salviamo tutti o non si salva nessuno!

7 – ZIA SARDEGNA 

Caro Tito, ho girato e mi piacciono davvero molto tutte le regioni italiane, specialmente alcune parti di esse come il Salento della Puglia o il Cilento della Campania. Tanto è che le chiamo “zia” o “zio”. Per avertene parlato e scritto (pure in queste Lettere) sai bene quanto preferisca andare da “zia Sicilia” e quanto porti nel cuore “zio Lazio”.

Ma una devozione particolare ho per “zia Sardegna” che sento come la più vicina alla mia natìa Calabria, la quale è pur’essa un’isola a modo suo, nonostante fisicamente appartenga ed è esilmente attaccata al “continente”. Ma ha un che di primordiale proprio come zia Sardegna. Mi sembra che siano l’una lo specchio dell’altra.

Verso la fine degli anni Novanta, ho concotto una piccola ricerca sul nome “Badolato” per come presente in altri luoghi. Ho scoperto (tramite la sempre gentilissima e signorile amica biologa Carla Pepe) che in Cilento esiste un fiume-torrente che si chiama proprio Badolato.

Quando sono andato a fare un sopralluogo … di fiumi-torrenti “Badolato” ne ho trovati addirittura due, il Maggiore e il Minore. Poi, guardando la cartina geografica della Sardegna, caso ha voluto che mi siano caduti gli occhi proprio su “Bauladu”. Ho intuito che potesse avere attinenza al nome del mio paese. Cosa che mi fu confermata dalla allora bibliotecaria di tale Comune sardo in provincia di Oristano.

Poco fa, rivisitando in Wikipedia la pagina dedicata a Bauladu ho riletto la definizione della denominazione che è del tutto simile a quella della mia Badolato di Calabria:<<Il nome Bauladu, in sardo “guado ampio”, ha un’etimologia latina: Vadum (“guado”) e Latum (“ampio/largo”), che si riferisce probabilmente al rio Cìspiri che ne attraversa il territorio >>. 

Leggendo su “La Radice” tale report su Bauladu, il grande Antonio Piromalli (docente universitario, scrittore e autore, tra tanto altro, della “Letteratura calabrese”) ci volle comunicare i suoi ricordi di giovinezza, quando, ha trascorso, da militare, un lungo periodo proprio nei pressi di Bauladu.

 8 – SALUTISSIMI

Caro Tito, ho notato, in questo pur breve approccio con la Sardegna dello spopolamento, che in tale regione c’è un maggiore fermento culturale nel tentativo di arginare l’esodo migratorio rispetto, ad esempio, alla nostra Calabria o al Molise (le due realtà che conosco meglio). Le lodevoli attività del prof. Marco Milanese e del collega Gabriele Frongia ne sono due emblematici esempi.

Tuttavia, la Cultura da sola non basta a frenare la fuga in “Continente” … però è un forte segnale di speranza. Infatti, per trattenere giovani e famiglie ci vuole la dignità del lavoro (come hanno ricordato prima i Sindaci ANCI), cosa che né lo Stato né l’Europa intendono concedere o tanto meno assicurare. Da sempre.

Il lavoro è un “privilegio” che le regioni-colonie interne di uno Stato non possono avere! E, intanto, la fuga di braccia e cervelli continua … A CHI GIOVA TUTTA QUESTA SITUAZIONE ???…

Giunti alla conclusione di questa “Lettera n. 375”, ringraziamo il prof. Marco Milanese e il collega Gabriele Frongia per la loro gentile e preziosa collaborazione, ed auguriamo loro il massimo del massimo per le rispettive attività e realtà territoriali.

E, mentre lasciamo ai nostri Lettori le considerazioni del caso, noi ci salutiamo con un appuntamento alla prossima “Lettera n. 376”.

Grazie e tanta cordialità

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