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“LE VIE DEL GRANO” A FALERNA QUARTO APPUNTAMENTO COL FESTIVAL DELLE ERRANZE E DELLA FILOXENIA


Occasione irripetibile per rivivere le atmosfere delle campagne calabresi di un secolo fa

di REDAZIONE 

FALERNA (CZ) – 17 LUGLIO 2021 –  Domani, domenica prossima 18 luglio, si svolgerà nella campagne di Falerna paese (CZ), il quarto evento del Festival delle Erranze e della Filoxenia.

Alle ore 16 appuntamento in Piazza Monumento a Falerna paese.

Ci si sposterà poi in auto sino ai campi di grano. Alle 17 avrà inizio la mietitura a mano. Alle 18,30 trebbiatura e pesatura. Alle 19,00 molitura. Alle 20,30 degustazione di prodotti tipici. Obbligatoria la prenotazione: telefonare al numero 347/1192418 (Luca Mendicino).

I posti saranno limitati per ragioni di sicurezza. L’evento è organizzato dall’associazione “I Briganti del Mancuso”.

In perfetta aderenza al tema dell’edizione 2021 del festival (“Civiltà rurali: uniche e plurali”) l’evento costituirà un’occasione irripetibile per rivivere le atmosfere delle campagne calabresi di un secolo fa, quando ancora il grano veniva prodotto in loco usando sementi autoctone, si lavorava a mano, la mietitura era un rito collettivo.

Ripercorreremo le varie fasi della lavorazione del grano, impiegando, tecniche e strumenti d’epoca. Il tutto sarà allietato da cibi e musica tradizionale. L’evento si svolgerà coinvolgendo gli spettatori in tutte le tappe della produzione della farina: dalla mietitura a mano alla molitura.

Il grano è – nelle sue tante varietà – la pianta edibile per eccellenza della cosiddetta “triade mediterranea”: grano, olivo e vite, che nel Sud Italia – e in particolare in Calabria – sono state la base della dieta umana. Al grano sono legate antichissime tradizioni religiose.

La dea greca del grano e dell’agricoltura era Demetra, succeduta alla “Terra madre” la più antica divinità del Mediterraneo, artefice del ciclo delle stagioni, della vita e della morte, protettrice del raccolto e delle leggi sacre. Naturalmente il grano incarna l’idea della fertilità e della fecondità. I contadini eseguivano la mietitura con gioia per la certezza che avrebbero avuto di che sfamare le loro famiglie per tutto l’anno.

Ma alla festa si aggiungeva il lutto, che il grande antropologo e storico delle religioni Ernesto De Martino chiamava “la messe del dolore”. Una volta falciato il grano occorreva infatti, confidare nella semina, nella crescita ed in un nuovo raccolto. E poiché le carestie erano sempre in agguato, era necessario propiziarsi gli dei. Da qui i molti riti che seguivano alla mietitura.

Ma il grano era la base del sostentamento di intere comunità, le quali – come nel caso di quelle dell’area dei monti Reventino e Mancuso – riuscirono a far prosperare specifiche varietà di grano anche in montagna, nelle zone in piano o in leggero declivio.

Allora non si poteva contare sulle importazioni di grano e farina come avviene oggi. Sicché il grano e la farina dovevano essere prodotti in loco, in modo autarchico. Ogni paese aveva i suoi “granai”, generalmente in montagna.

Da pochi anni, anche in Calabria e in particolare nell’area del Reventino-Mancuso la coltura del grano è ripresa, per rispondere al desiderio di cibi sani, a chilometro zero, che rappresentano una delle risorse economiche con maggiori possibilità di sviluppo in territori, come il nostro, che hanno avuto, della modernità, solo le conseguenze negative senza beneficiare di un proporzionale miglioramento della qualità di vita.

Da qui la necessità di agganciare la domanda di attività economiche tradizionali in grande espansione su tutti i mercati, con le innovazioni necessarie ma anche recuperando la memoria dell’importanza sostanziale e simbolica che quelle tradizioni ebbero per la gente del sud.

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