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LE “VERE LUCI” DEL NATALE


Gli occhi che non sanno guardare non vedono e il cuore che non vuole donare è un cuore non pronto a Gesù che viene

di Rossella NASSO

PRESERRE (CZ) –  22 DICEMBRE 2019 –  A pochi giorni dal Natale, si può sentire l’allegria di questo magico periodo: dalle luci che illuminano i paesi, ai presepi sparsi, alla gioia dei più piccini, i quali riaccendono i nostri cuori di speranze e d’amore.

Purtroppo il Natale non per tutti i bimbi o per tutte le persone in generale è un periodo di festa, ma di malinconia e impotenza, soprattutto quando sotto l’albero non si può riporre nulla di materiale.

A questo proposito mi viene in mente un episodio nei corridoi di un ospedale.

In quel reparto tutti aspettavamo le visite dei parenti che arrivavano puntuali e soventi. Quando la visita finì, sulla porta della camerata una giovane donna incrociò il mio sguardo chiedendomi se avessi potuto badare al suo bimbo per il tempo di una sigaretta ed un caffè.

Mi disse che suo figlio era in quella stanza da solo perché affetto da una rarissima  malattia e mi pregò di non entrare perché deturpato nel viso e nel fisico dalla patologia e non avrebbe voluto rovinarmi il Natale.

Attonita feci cenno che poteva andare e stetti sull’uscio senza fare un passo. In quel lasso di tempo i pensieri si accavallarono e neanche il tempo di pormi domande che lei ritornò.

Le chiesi se aspettasse qualcuno e lei con un sorriso rassegnato mi disse che era sola con il suo bimbo: nessuno le avrebbe fatto visita perché lontana da casa.

Prima che le rivolgessi qualsiasi domanda mi raccontò che il suo giovane marito era morto d’infarto e non aveva avuto il tempo di comunicargli che aspettavano un bimbo.

Dopo un primo sconforto affrontò la gravidanza e alla nascita scoprì che il bimbo è affetto da una rarissima patologia. Le crollò il mondo addosso, ma non si dette per vinta e si occupò di lui, ricorrendo anche ai militari dell’esercito per trasportarlo a Roma perché bisognoso di cure e lei economicamente impotente per farne fronte.

Così spiazzata le chiesi come facesse a sopportare tutto ciò e a non sentirsi sola.

Mi rispose dicendo che dopodomani sarebbe stato Natale, ma lei nel suo cuore lo “sentiva” tutti i giorni attraverso la carità della gente incontrata nei vari corridoi e stanze, i vestiti puliti, un pasto caldo, una carezza d’incoraggiamento. ‘questo il mio, il nostro natale.

Quando si soffre non si sente il calore delle luci colorate, ma i gesti inaspettati che scaldano il cuore. Spero abbia acceso il tuo Natale’ continua la giovane mamma.

Da quel giorno,  ad ogni Natale,  non posso fare a meno di ripensare a quella giovane donna, al suo destino, consapevole oggi più che mai che gli occhi che non sanno guardare non vedono e il cuore che non vuole donare è un cuore non pronto al Natale.

Apriamo dunque la nostra mente e il nostro cuore, il Natale potrebbe essere pane quotidiano, basta riconoscerlo e non ignorarlo.

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