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“LE SERVE”, VACANTIANDU PORTA IN SCENA IL TEATRO DELL’ACCADENTE


Al Grandinetti di Lamezia lo spettacolo di Jean Genet, regia di Luca Brozzo

di REDAZIONE

LAMEZIA TERME (CZ)   –  13 MARZO 2020 –  Undicesimo appuntamento con la V edizione del Gran Premio del Teatro Amatoriale Italiano che ha portato in scena, al Teatro Comunale Grandinetti di Lamezia Terme il Teatro dell’Accadente (Toscana) con lo spettacolo Le serve, di Jean Genet, regia di Luca Brozzo.

Il Gran Premio del Teatro Amatoriale Italiano, organizzato a livello nazionale dalla Federazione Italiana Teatro Amatori (FITA) e ospitato per la prima volta in Calabria, è inserito nella rassegna teatrale Vacantiandu 2019.2020 con la direzione artistica di Diego Ruiz e Nico Morelli e la direzione amministrativa di Walter Vasta.

Le serve è un dramma basato su un fatto di cronaca realmente accaduto negli Anni ’30 a Le Mans, in Francia, dove due sorelle massacrarono selvaggiamente una madre e una figlia presso le quali prestavano servizio come cameriere.
Claire e Solange.

Due serve, due sorelle che odiano la loro padrona ma durante la sua assenza “giocano” ad impersonarla indossando i suoi abiti e i suoi gioielli. Con una lettera anonima fanno arrestare il suo amante però, quando questi viene liberato, per paura di essere scoperte decidono di avvelenare la Signora con una tisana al tiglio…
La lettura di Luca Brozzo alleggerisce il testo di alcuni anacronismi rendendolo più fruibile al pubblico.

Sulla scena pochi elementi: un letto circolare,metafora perfetta del gioco ripetitivo che le due serve mettono in scena ogni giorno, una toilette, uno specchio verticale, dei fiori. Due pesanti cortine rosse, che incorniciano una finestra sulla quinta di fondo, suggeriscono un sipario aperto a virgolettare i giochi di ruolo di Claire e Solange che si cristallizzano intorno al desiderio di morte della Signora e doppiano la finzione: Claire è la falsa Signora, Solange la falsa Claire.

A questo interno ricercato fanno da contraltare gli ambienti delle serve che sono soltanto evocati: la cucina con il suo acquaio di cui un paio di orrendi guanti gialli ne sono il “segno” visibile e la misera camera nel sottotetto con due letti in ferro e l’altarino della Vergine laddove ai raffinati abiti da sera della Signora esse contrappongono l’austerità della loro divisa nera con colletto bianco.

“Uno straordinario esempio di continuo ribaltamento fra essere e apparire, fra immaginario e realtà”, con queste parole Jean-Paul Sartre descriveva l’opera di Genet.

Un drammache oscilla tra parodia e tragedia con scambi di ruoli e di personalità tra le due serve che mettono in atto una continua fuga dal reale, esibendo malessere e rifiuto per la loro condizione.

Gabriella Ghilarduccidà prova di grande capacità attoriale passando dal ruolo di Claire a quello della Signora in una sorta di schizofrenia interpretativa che va da una dominazione provocante ad una servitù ribelle e poi accettata.

Lucia Menapace è una superba Solange attraversata da una follia controllata mentre il ruolo della Signora elegante e algida è affidato a Patrizia Pucciarelli.

Una pièce ad alta densità teatrale con i suoi temi sul doppio e sul travestimento che richiama i giochi dell’infanzia delle bimbe che si divertono a indossare i vestiti della mamma. Ma qui il gioco è portato alla massima potenza drammatica: il desiderio osmotico di Claire e di Solange di identificarsi con la loro padrona rivela il suo limite sociale.

La Signora – per quanto (fintamente) magnanima e comprensiva – non appartiene al loro mondo e loro, nell’impossibilità di alzarsi al suo livello, in un continuo delirio bipolare, accanto a sentimenti di adulazione e riconoscenza nutrono un odio feroce e mortale che porterà all’omicidio metaforico della Signora attraverso il suicidio reale di Claire nelle vesti della Signora.

Questo va oltre il mero conflitto di classe e la relazione servo-padrone, la loro ossessione di uccidere la Signora non è dettata da un movente politico o da una rivendicazione sociale quanto da un incontrollabile bisogno narcisistico di uscire dall’anonimato, di lasciare una traccia ai posteri, di essere conosciute e ricordate.

E proprio nella sublimazione del Male risiede la grandezza dell’opera di Genet che, scritta nel 1946, offre più piani di lettura riuscendo ancora a parlare all’uomo contemporaneola cui esistenza è ormai improntata ad una doppia vita, quella reale e quella virtuale, dove ognuno può rifugiarsi e aspirare al proprio quarto d’ora di celebrità.

Il Teatro dell’Accadente con Le serve rappresenta la Toscana, undicesima tra le 14 regioni italiane selezionate a partecipare alla 5° edizione del Gran Premio del Teatro Amatoriale Italiano.

Lo spettacolo è stato valutato da una giuria composta da sette giurati con competenze specifiche a diverso titolo nel settore.

La Compagnia Teatro dell’Accadente nasce a Lucca nel 1993 per volontà di Gabriella Ghilarducci. Nel 2004 la sede viene trasferita a Forte dei Marmi. In repertorio sono presenti molti allestimenti pluripremiati, sia di autori italiani che stranieri, in cui prevalgono le tinte drammatiche: “La governante” di Vitaliano Brancati,“Maria Stuarda” di Dacia Maraini, “A porte chiuse” di Jean Paul Sartre,“Improvvisamente l’estate scorsa”e “La rosa tatuata” di Tennessee Williams,“Chi ha paura di Virginia Woolf?” di Edward Albee.

Tanti i premi e riconoscimenti ottenuti da Gabriella Ghilarducci, attrice e presidente del Teatro dell’Accadente.

Al termine della rappresentazione, il consueto omaggio della tradizionale maschera, simbolo della rassegna Vacantiandu, ideata dal graphic designer Alessandro Cavaliere e realizzata dal maestro Raffaele Fresca, che il direttore artistico Nico Morelli e il direttore amministrativo Walter Vasta hanno consegnato alla compagnia.

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