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LE SEDIE VUOTE


Se per un attimo pensassimo alle numerose persone che mancheranno di sedere al tavolo dei propri cari perché cadute vittime del Covid, allora forse riusciremo ad essere meno egoisti

di Rossella NASSO

PRESERRE (CZ) –  21 DICEMBRE 2020 –  Il mese più magico dell’anno da qualche settimana ha fatto il suo timido ingresso nelle nostre vite.

Timido sì, perché mai come quest’anno il Natale è stato tanto discusso e tanto messo in discussione. Il Natale 2020 sarà ricordato come il Natale più triste quasi della storia per le numerose vittime cadute nei precedenti mesi.

Già tutto il 2020 sarà ricordato come l’anno della pandemia da Covid-19 e a quasi una settimana dalla nascita dell’Emmanuel si contano più di 70 milioni di vittime nel mondo.

Eppure questa tristissima realtà non ci insegna ad esser responsabili per noi e per i nostri cari, tutt’altro; a pochi giorni dal Natale ancora si discute sui divieti imposti per salvarci la pelle.

Eppure non ci viene chiesto di imbracciare un fucile e andare al fronte senza certezza alcuna di far ritorno a casa, ci chiedono solo di vivere con più intimità al caldo delle nostre case il Natale e le altre festività, sacrificando i ricongiungimenti familiari e le feste allargate.

Certo, sono imposizioni che spiazzano e ci intristiscono come se non ci fosse nulla da festeggiare, ma se per un attimo pensassimo alle numerose persone che mancheranno di sedere al tavolo dei propri cari perché cadute vittime del Covid, allora forse riusciremo ad essere meno egoisti.

 Il mondo sta attraversando una catastrofe economica, sociale, culturale e sanitaria senza eguali, perciò riflettiamo prima di pretendere, perché la vita non è una garanzia men che meno scontata.

Mi chiedo ‘vale una cena la vita di una persona anche se Natale?’. Pensiamo piuttosto che il governo e i governi del mondo hanno pensato a tutto tranne che riuscire a non far morire da sola la nostra gente.

Gente che esce di casa sofferente per entrare in un ospedale dove un comune dottore che prima guardava negli occhi, oggi sembra un alieno sceso dallo spazio.

Un paese civilizzato come il nostro non ha scusanti sul fatto che non si sia riusciti a trovare una soluzione sul diritto di poter salutare e congedarsi da un proprio congiunto anziché spegnersi in solitudine.

È inaccettabile che non si sia riusciti a trovare una soluzione a tale sofferenza per chi se ne va in silenzio e per chi invece rimane urlando tutta la propria rabbia, indignazione, tutto il dolore che un lutto comporta.

Dunque reclamiamo il diritto a non esser lasciati soli anche in simili condizioni pandemiche, non abituiamoci alla solitudine, non polemizziamo su cose futili, ma concentriamo la nostra attenzione sulle tante sedie vuote che la sera di Natale vedrà protagoniste, perché da sempre nei giorni di festa le assenze diventano mancanze che sanguinano e mai come quest’anno le assenze si possono quantificare.

Il Natale non si concretizza intorno ad un tavolo imbandito e ad una cena prelibata. Natale è gioia di poter condividere ciò che si è e ciò che si ha, rimanendo vigili e attenti verso la povertà altrui.

La parte anziana e con essa anche molti giovani che hanno costruito con fatica la comodità odierna, sta morendo e scomparendo non con la dignità che avremmo voluto riservargli.

Cerchiamo allora di essere meritevoli delle fatiche spese e soprattutto responsabili e non lamentosi, perché in questa pandemia tutti ci abbiamo rimesso, ma di fronte alla vita dobbiamo arretrare più passi e più pensieri.

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