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L’ANGUSTA GABBIA DELL’IPOCRISIA


L’uomo ama complicarsi la vita, fingere di essere quello che nemmeno lontanamente è. Trasmettere un’immagine completamente differente da ciò che realmente sente

di Salvatore CONDITO (Giornalista)

PRESERRE (CZ) – 16 GENNAIO 2021 –  E’ sempre stato difficile in un mondo dominato dall’ipocrisia, in cui la stessa storia è sempre scaduta nella cronaca asettica di una quotidianità avvilente, parlare di un problema che ha sempre afflitto l’uomo, o meglio, quei pochi esseri umani che si sentono soffocare da un vizio appartenente alla sola specie umana e al quale spesso ci si rassegna, oppure si sfugge, cercando la solitudine o la compagnia di quella sparuta minoranza di persone che ne è esente.

Dell’ipocrisia (dal greco ὑποκρίνομαι «fingere», Ypòkrisis era l’attore e l’ipocrisia indicava la finzione dello spettacolo teatrale) si parla molto poco: forse ancora oggi è un argomento tabù, perchè molte sono le persone che dicono di detestarla, pur praticandola dalla mattina alla sera.

Si respira ovunque. Ma se ne parla poco, anche se apparentemente molto: non è raro infatti sentire persone affermare con ostentato orgoglio di non essere ipocrite. Facebook – il contenitore di links volti ad esaltare anche il più bieco degli esseri umani, con pensieri preconfezionati sulla sincerità e l’avversione alla falsità – ne è un esempio.

Pirandello avrebbe avuto molto materiale a disposizione, oggi più di ieri, per parlare di maschere ed ipocrisie; gli sarebbe bastato scorrere la sua home, per poter scrivere trattati infiniti su quei travestimenti indossati volutamente dagli esseri umani, per crearsi volontariamente delle prigioni. Come se non bastassero tutte le altre gabbie, anche quelle da noi ideate, per rendere la vita ancora più difficile di quella che è.

Ma si sa. É storia vecchia. L’uomo ama complicarsi la vita, fingere di essere quello che nemmeno lontanamente è. Trasmettere un’immagine completamente differente da ciò che realmente sente. E per quale ragione? La risposta è lapalissiana. In un mondo ipocrita, per ottenere dei vantaggi, o più semplicemente per permettere alla propria vita di scorrere in modo più agevole, senza scossoni e colpi di scena, bisogna fingere.

E già da quando sei bambino t’insegnano a farlo. O meglio. Ti dicono che mentire è “peccato”, ma se dici quello che pensi realmente e questo non è conforme a quel pensiero unico, che ha caratterizzato qualsiasi epoca storica, ti lanciano dei messaggi per nulla velati, volti a farti chiudere velocemente la bocca, o ad edulcorare ciò che, in molti casi, dovrebbe essere sbattuto in faccia senza esitazione.

E’ sempre stato così. E la sorte di vivere veramente, è da sempre toccata solo a pensatori, scrittori, filosofi e poeti che, quasi sempre ostracizzati dalla società del periodo in cui vissero, ci lasciarono opere letterario-filosofiche grandissime, con la speranza che un giorno qualcosa sarebbe cambiato.

Si legge, si medita e poi ci si rassegna per quieto vivere a seguire l’andazzo generale. In fondo l’uomo cerca la tranquillità e pensa che adeguandosi al comportamento altrui, tutto andrà meglio, salvo poi ritrovarsi, magari solo in punto di morte, in un disorientamento tormentato, a riflettere sulla propria insignificante vita e su come l’ha sprecata.

Inutile cercare di girarci intorno. Una persona non ipocrita sarà costretta ad affrontare un’esistenza non priva di asperità e ostacoli e spesso destinata alla solitudine. Il non ipocrita è pericoloso; riesce con il suo semplice “essere se stesso” a mettere in seria difficoltà chi si nutre di falsità. Meglio allora allontanarlo da sé e seguitare a vivere nella beata tranquillità di una vita uguale a quella degli altri.

L’essere diversi non è conveniente. Meglio fingere. Fingere di essere in possesso di buone qualità, non dire quello che si pensa realmente e non prendere posizione di fronte ad un’ingiustizia, se la vittima non può recare alcun vantaggio a noi, al nostro lavoro o alla nostra vita sociale, è allegramente accettato.

E chi viene accusato di ipocrisia, ama difendersi dicendo di essere semplicemente una persona “diplomatica“. Strano, però, che l’ipocrita sappia prendere sempre le difese del più forte e confonda consapevolmente la diplomazia, indispensabile per una serena convivenza civile, con l’ipocrisia.

L’ipocrita è una persona generalmente pragmatica e opportunista, che trascina stancamente la propria esistenza, per compiacere quelle persone da cui può ottenere eventuali favori. Dall’arte della menzogna ha plasmato la propria esistenza.

Qualche volta anche una persona profondamente insicura, che cerca consensi e si adegua al pensiero altrui, solo perché teme di non essere accettata, viene definita ipocrita. Ma in quel caso si tratta di un’ipocrisia che reca danno solo a se stessi, perché non riuscire a fare emergere la propria interiorità o a far valere le proprie idee, annienta il loro essere.

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