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L’AMORE NON È UN LIVIDO


Come può un amato trasformarsi così ferocemente in un ottuso violento? Dunque uomini, non diventate carnefici, ma ricordate che a generarvi è stata una donna

di Rossella NASSO

PRESERRE (CZ) –  25 NOVEMBRE 2020 –  Da un pò di anni esiste nel nostro calendario una ricorrenza piuttosto triste, il venticinque novembre, che celebra la violenza sulle donne, ponendo l’attenzione su questo fenomeno ancora molto diffuso, sensibilizzando l’unione pubblica a far si che tale scempio venga eliminato.

Purtroppo tale eliminazione sembra essere ancora lontana, difatti molte sono le donne che ancora ne cadono vittima. Gli abusi vengono spesso vissuti e consumati dentro le mura domestiche e i carnefici non sono altro che i propri amati. Strano verrebbe da dire! Come può un amato trasformarsi così ferocemente in un ottuso violento?

Forse perché ancora la donna è considerata inferiore all’uomo e quindi merce, un’identità che non può avere un ruolo autonomo e attivo nei vari settori della vita.

È un dato di fatto considerando le discriminazioni che ancora ci sono a livello normativo, economico, politico, sociale e culturale. Eppure la donna nella vita di un uomo o per la famiglia è un vero collante per chi sceglie questa condizione, ma forse ad un certo punto si perde la rotta riducendo i sentimenti d’amore in bestialità umana.

Da sempre identificate con il colore rosa, ora vengono imbrattate con efferata barbaria di un colore rosso vivo, non quello di un rossetto da sempre espressione di seduzione, ma di fermento nelle carni, le stesse che per un po sono appartenute amorevolmente al carnefice.

Spesso tutto questo si consuma sotto gli occhi innocenti dei figli, spesso increduli, feriti in modo indelebile nell’animo, privati del loro cordone ombelicale più intimo e importante in cambio di un ricordo disumano.

Sebbene tutto questo continui ad accadere sopprimendone la vita, loro continuano ad urlare e vivere simbolicamente attraverso un tacco a spillo, magari indossato nella vita, ma del colore uguale per tutte, il rosso.

La loro è un’arma silenziosa per urlare la violenza subita e il senso di rivalsa a cui le donne devono mirare per non cadere nella trappola di un amore malato, denunciandolo.

Dunque donne, amatevi, amiamoci, ricordando che dietro ad un corpo bellissimo spesso spettacolarizzato dalla triste notizia fin nei minimi dettagli c’era un vita, una persona, un’anima, che l’amore è libertà di esprimere se stesse, non possesso, che questo è forse il male di una società moderna, costruita su un egoismo che genera distruzione, perché un uomo che toglie la vita in modo feroce forse, e dico forse, una vita non ce l’ha mai avuta e mai amata veramente.

Dunque uomini, non diventate carnefici, ma ricordate che a generarvi è stata una donna.

Non siate complici nel rendere orfani i vostri figli dell’amore più grande che si possa provare, ovvero l’amore materno, poiché l’amore non si baratta ma si offre e ancor più non deve produrre lividi ma vita nel donarsi all’altro.

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