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LAMEZIA TERME (CZ) – SANT’ANTONIO, RINNOVATO RITO CERO VOTIVO


Come da tradizione, comunità si è affidata al suo protettore

di REDAZIONE 

LAMEZIA TERME (CZ) –  13 GIUGNO 2017 –  In occasione della celebrazione della festa di Sant’Antonio da Padova, protettore della città, come è tradizione, alla vigilia della Processione del Santo tra le vie di Nicastro, ieri mattina, il primo cittadino di Lamezia, Paolo Mascaro, si e’ recato sul colle per offrire il cero votivo.

Il primo cittadino dopo avere letto la tradizionale lettera-promessa di devozione a Sant’Antonio, patrono della Città, ha acceso il cero votivo. Il corteo è partito come tradizione dalla vecchia sede del Comune di Nicastro percorrendo Corso Numistrano e raggiungendo, poi, il colle di S’Antonio. Una cerimonia molto significativa alla quale hanno presenziato diverse autorità civili e militari. Sono stati numerosi i fedeli che in questi giorni hanno partecipato alla “Tredicina” di preparazione alla festa in onore del Santo che si celebra il 13 giugno.

Numerose le iniziative organizzate dai frati cappuccini. Il legame tra Sant’Antonio e la città si perde nei secoli ed è fortemente radicato, anche tra chi da anni, non vive in città. La festa di Sant’Antonio infatti rappresenta il momento del ritorno per molti emigrati che tornano in città per rendere onore al loro Santo. Una sorta di filo indistruttibile che nasce secoli fa, come l’offerta del cero votivo da parte del sindaco che avviene ogni 12 giugno, la cui origine altro non è che un “ringraziamento” per gli scampati pericoli e per richiedere protezione per il futuro.

Questa, comunque, la storia-leggenda che racconta come nasce il legame tra il Santo di cero-votito-1-60x400Padova ed un piccolo centro del sud, la Nicastro dell’epoca. L’allora padre guardiano, Lorenzo da Gimigliano, si ammalò in modo irreversibile ma guarì dopo che Sant’Antonio, di cui prima di ammalarsi aveva fatto dipingere un’immagine su tela, gli apparve in sogno. Una volta guarito, padre Lorenzo decise di ringraziare il Santo taumaturgo dando vita ad una novena del tutto particolare, della durata prima di dodici martedì e poi di tredici. In seguito, in occasione della festa di Sant’Antonio, pensò alla Tredicina (che fece iniziare il 31 maggio e finire il 12 giugno), caratterizzata dalla recita di tredici strofe, composte da canto e controcanto, che i fedeli intonano in chiesa dopo il Rosario e prima della messa.

A rafforzare il legame con la città, poi, ci pensarono quattro terremoti che colpirono Nicastro per ben quattro volte: 1638, 1783, 1905, 1908. In particolare, nel 1638, nonostante l’elevata intensità, il terremoto non distrusse la città, e ciò venne attribuito alla protezione di Sant’Antonio. Da qui la costruzione di una cappella adornata di tredici lampadine in argento che ardevano giorno e notte. Proprio a ciò, si fa risalire l’esposizione sulle pareti esterne di balconi e finestre dei quadri di Sant’Antonio “incorniciato” da tredici lampadine accese, tanti quanti sono i giorni della Tredicina.

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