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LAMEZIA E CULTURA, RIAPERTA L’ABBAZIA BENEDETTINA DI S. EUFEMIA


Uno dei cuori pulsanti della città, è stata definita la “Pompei del Medioevo”

di REDAZIONE 

LAMEZIA TERME (CZ) –  30 GIUGNO 2020 – E’ stata definita “la Pompei del Medioevo”.

In questo giugno 2020 dell’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia si intravede la planimetria – sebbene non tornino ancora i conti sulle proporzioni delle navate; si ammira una teoria di santi affrescata nell’abside minore, ma ancora non ne è stata decifrata l’iconografia; si potrebbe camminare sul pavimento di tarsie marmoree policrome dell’abside centrale, se non si corresse un serio rischio di vederlo cedere; si passeggia nel chiostro, intercalato da recenti calcare e riconoscibile in pianta anche se non ancora visibile in tutte le sue articolazioni.

Le grandi arcate che connotano il muro perimetrale della chiesa, in parte tamponate, non sono porte ma finestre. Basta questo per comprendere che conosciamo meno del 5% della prima grande Abbazia Benedettina in Italia, voluta dal conte normanno Roberto il Guiscardo per enfatizzare la potenza della chiesa di Roma in un territorio in cui veniva era profondamente radicato il rito cristiano greco.

L’imponente struttura del 1062 sorge sulle fondazioni, non ancora indagate, di un luogo di culto tardoantico, dedicato alla martire sedicenne alla quale la piana e l’intero golfo devono il nome: Eufemia di Calcedonia in Bitinia. Si racconta che reliquie del suo cranio e una ciocca di capelli fossero custodite nell’Abbazia normanna, insieme ad altre di San Giovanni.

Certo è che intorno all’Abbazia – specialmente nei vent’anni alla guida dell’abate Robert de Grandmesnil – si costituì un borgo, del quale oggi non è stata ancora trovata traccia, dotato anche un porto, citato dal geografo arabo Idrisi.

I ruderi che oggi vediamo risalgono al 1638, quando un terribile terremoto fece collassare l’intero edificio, che in parte venne lentamente spoliato in parte resta coperto da una fitta coltre di terreno.

Queste e molte altre le narrazioni che hanno accompagnato la visita ai ruderi dell’Abbazia Benedettina il 27 giugno: il Comune di Lamezia, guidato dal Sindaco Paolo Mascaro, ha fortemente voluto restituire alla città uno dei suoi cuori pulsanti.

La concomitanza con le Giornate Nazionali FAI all’aperto è stata l’occasione perché la riapertura dell’Abbazia – restituita al suo splendore e interamente fruibile – prendesse anche un respiro nazionale. Due giorni prima della chiusura delle prenotazioni, dalla Delegazione catanzarese del FAI è stato diffuso il comunicato che i posti disponibili alle visite erano già esauriti: la risposta della cittadinanza – insieme a tanti appassionati giunti dall’intera Calabria – ha dimostrato l’attenzione e la passione con cui la città di Lamezia risponde alle proposte e alle novità del mondo culturale, anche quando deve sfidare il solleone di questo inizio d’estate.

Il Sindaco, la Giunta e una parte di consiglieri hanno partecipato alle visite guidate degli Apprendisti Ciceroni del Liceo Classico, mentre i volontari del Servizio Civile Universale e delle principali associazioni cittadine offriranno gratuitamente le visite guidate all’Abbazia e agli scavi di Terina – per tutta l’estate, preferibilmente su prenotazione all’indirizzo scculturalamezia@gmail.com.

Il Sindaco ha dichiarato: “Durante la quarantena, il lavoro dell’Amministrazione non si è fermato: questo è uno dei primi risultati che portiamo a beneficio dei nostri concittadini; dopo la riapertura del Museo Archeologico e della Biblioteca Comunale, torna alla città l’Abbazia Benedettina, dopo anni di degrado e abbandono.

A stretto giro verrà aperto il parco archeologico di Terina e, appena le condizioni di sicurezza saranno garantite, anche il Castello di Nicastro, che sarà anche interessato dai finanziamenti dell’Agenda Urbana”. 

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