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“LA VITA LÀ FUORI”, NELLE POESIE DI MARIAPIA L. CRISAFULLI LO SPESSORE TRAGICO E PERSCRUTABILE DELLA DEPOSIZIONE


Nei suoi versi canta lo spiazzamento dell’uomo sulla storia e sul suo tempo

di Josè RUSSOTTI

PRESERRE (CZ) –  8 DICEMBRE 2021 –  Pier Paolo Pasolini a suo tempo aveva eliminato dal proprio vocabolario la parola speranza.

Allo stesso modo sembrerebbe agire Mariapia L.Crisafulli nei suoi testi, in quest’ultima raccolta di poesia, “La vita là fuori” (Macabor Editore, 2021).

Ma dietro questa apparente rinuncia di spinta, si cela la spinta a scandagliare, all’interno di una scrittura che sia e mantenga lo spiazzamento dell’uomo sulla storia e sul suo tempo.

Il timore fondato di andarsene senza aver vissuto l’amara esperienza dell’esistenza, e non per superbia o vanità infantile ma per la semplice paura di non riuscire a raccontare, s’impone con la forza delle sue emozioni.

Si dice che l’arte in ogni forma espressiva è l’orazione del viandante senza dimora tramortito dall’ipocrisia degli stolti, istupidito dalla lucidità degli avidi; anima pura, comunque tradita, ingannata nello spirito.

È col grido nell’udito che Mariapia L. Crisafulli vive la sua normalità nutrendosi di poesia. E seppur ancor giovanissima, i suoi testi hanno lo spessore tragico e perscrutabile della deposizione di una voce di grande potenza evocativa.

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