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“LA VITA DELLA PAROLA”. ECCO LA SECONDA EDIZIONE DEL LIBRO DI BONIFACIO VINCENZI


I segnali di un libro, nelle sue infinite voci, i suoi ritmi, accostano le labbra e gli occhi del lettore ad una distesa di antichi sogni. I poeti potrebbero essere paragonati a bambini con i grandi occhi: accarezzato il capo, una lacrima cade. Cascate

di Antonio VANNI

PRESERRE (CZ) –  30 MARZO 2021 –  Spesso lo ricordo nei miei scritti, sono importanti anche i luoghi dove si legge la poesia.

Fossi nato uccello avrei vissuto in uno spazio celeste, portando con me La vita della parola di Bonifacio Vincenzi (Macabor Editore, 2021 – seconda edizione).

Ora, sulla Terra, ci sono troppi colori. Zone gialle, zone rosse, zone arancioni, forse bianche. Un pochino ci si confonde.

È nello spazio celeste che il verso di Bonifacio Vincenzi implode, la delicatezza di un colibrì in equilibrio assente, tra cielo e mare: “Spesso un bianco di pagina accoglie/ la sera nel canneto e tu torni/ come una brezza lieve: ad occhi chiusi/ senza voce né tempo (…)”

Il vento non può mai tornare indietro, allora ecco il sogno, magari, di qualche passo del papà del poeta, perduto tra gli alberi senza ombre, attraversare il suo cuore: “Bastò poco, un soffiare di vento gelido/ nell’aranceto, altri movimenti senza peso, questa e/ quella vita, una visibile l’altra no (…)”

I segnali di un libro, nelle sue infinite voci, i suoi ritmi, accostano le labbra e gli occhi del lettore ad una distesa di antichi sogni. I poeti potrebbero essere paragonati a bambini con i grandi occhi: accarezzato il capo, una lacrima cade. Cascate.

Sarà perché riconoscono gli antichi mondi, pregando la nascita ed il compimento nella creazione: “C’era quel bambino/ ladro di ciliegie/innocente/ per curiosità e stupore/ nel segreto macchiato/ d’azzurro e di sole./ C’era/ mentre il pettirosso/ sbucava dall’ulivo/ e il timore viaggiava/ nel tuo grido”.

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