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LA STORIA DI ÈTIENNE, PROFUGO A SQUILLACE, CHE SOGNA DI DIVENTARE SACERDOTE


Dalla Nuova Guinea, passando nei terribili centri di detenzione della Libia dove ha visto morire un suo amico, al centro accoglienza gestito da “Città Solidale Onlus”. La comunità locale lo ha accolto come un fratello

di Salvatore TAVERNITI (Gazzetta del Sud)

SQUILLACE (CZ) –  23 GENNAIO 2020 –  Negli occhi e nella mente ha ancora impressa quella scena orribile.

Un amico ucciso davanti a lui in un centro di detenzione in Libia. Étienne Marcel Dramou purtroppo ricorda e trema quando racconta questo e altri episodi vissuti in uno dei centri di detenzione in Libia, prima di giungere in Italia. Ci ha messo tanto tempo per arrivare da noi dalla Guinea.

È giunto da minore non accompagnato e da pochi giorni ha compiuto 18 anni. Ora è ospite nel centro d’accoglienza “Catanzaro Minori” di Squillace, gestito dalla Fondazione “Città Solidale Onlus”. Dalla Repubblica di Guinea è andato via da solo a 14 anni, lasciando la famiglia, dopo che il sacerdote africano che se l’era cresciuto è morto.

A sua mamma disse che sarebbe andato via, in un Paese vicino, per trovare lavoro; invece, la sua intenzione era quella di giungere in Europa. Ed allora ha attraversato il Mali e l’Algeria, percorrendo migliaia di chilometri anche nel deserto, fino a giungere in Libia, dove, si sa, ci sono i centri di detenzione, in cui i migranti subiscono ogni tipo di trattamento inumano e degradante.

Qui l’esperienza per Étienne è traumatica. «Ci trattavano come bestie – racconta – ci torturavano. Se avevamo dei soldi con noi dovevamo consegnarli ai nostri aguzzini. Io non ne avevo, il ragazzo che era vicino a me, sì. Ma ha negato di averne, poi glieli hanno trovati e lo hanno ucciso. Io sono stato spesso picchiato senza motivo».

Étienne è riuscito, comunque, a lavorare per comprare il viaggio della speranza: quello sostenuto a bordo di un barcone, con il quale ha raggiunto la Sicilia. Prima è stato ospite in un centro d’accoglienza a Ragusa, poi ad Agrigento.

Nel novembre 2018 è stato trasferito a Squillace, dove vive tuttora e dove la comunità lo ha accolto come un fratello. «Qui – sottolinea – ho trovato una famiglia, mi vogliono tutti bene. Sono convinto che Dio mi ha sempre protetto».

Ed è proprio al servizio di Dio e della Chiesa che Étienne vuole porsi. Ora frequenta la scuola per conseguire la licenza media e un corso di formazione per “operatore amministrativo-segretariale”; apprezzata da tutti è stata la sua recente esperienza al complesso monumentale del San Giovanni, a Catanzaro, dove ha fatto da guida ai visitatori alla scoperta della mostra sul Bernini.

Ma la sua intenzione è di diventare sacerdote. Nei giorni scorsi ha ricevuto il sacramento del battesimo e della cresima, nella cattedrale di Squillace, scegliendo come madrina Eleonora Pietropaolo, una signora del luogo, che lui chiama “sorellina”.

Con un altro sogno nel cassetto: tornare un giorno in Guinea per riabbracciare la sua famiglia. 

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