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LA MAGIA DEL TEATRO GRECO CONTAMINA PETRIZZI


Il folto pubblico dell’anfiteatro conquistato dalla tragedia di “Eschilo, 7 Contro Tebe” realizzata da Makrós

di Franco POLITO

PETRIZZI (CZ) –  20 AGOSTO 2019 – Quando si alzano le luci sulla spianata ciò che appare agli occhi dello spettatore ha qualcosa di maestoso: un telo grandissimo, mai visto no a ora, sorretto da due torrette bianche ha fatto da scenograa visuale a uno spettacolo teatrale particolare, contaminato, come dicono gli autori, e di eccellente fattura.

Il pubblico è salito sulle alture di Petrizzi per assistere alla tragedia greca di “Eschilo, 7 Contro Tebe” realizzata da “Makrós”, perché è raro che vengano proposte opere classiche.

Nell’ anfiteatro, gremito di gente in religioso silenzio per tutta la durata dello spettacolo,  gli spettatori sono stati testimoni della magia del teatro.

Scenograe potenti, video altamente graci, interamente realizzati da Antonio Pasquale, hanno marcato i punti salienti della tragedia creando parallelismi ed intersezioni con la storia recitata.

Una storia nella storia che già da sola avrebbe raccontato una visione completa dello scontro dei gli di Edipo.

Il silenzio è stato interrotto dall’entrata in scena del Custode del Tempo, maestoso e ieratico che, con vera maestria ha raccontato gli avvenimenti che hanno portato alla guerra Eteocle e Polinice, fratelli maledetti da un destino disegnato dagli dei.

Un prologo che ha ceduto il passo ad attori, davvero tutti molto bravi e capaci, che si sono mossi sulla scena manifestando le paure di una città assediata insieme alla drammaticità di uno scontro fratricida.

Un insieme di particolari ben studiati hanno reso la scena carica di pathos: balli, luci emozionali ed eetti inaspettati (come l’originale rito di ornitomanzia), costumi, davvero originali, hanno aiutato gli spettatori ad immergersi con forza e consapevolezza in una storia lacerata da clamori di guerra e nitriti di cavalli che sembravano provenire da ogni parte.

Un coro di donne pregava invocando gli dei e ben rappresentava gli umori di un popolo in preda al terrore e alla rassegnazione per una sorte già segnata.

Eteocle ottimamente interpretato e ben reso potente e fragile allo stesso tempo, ha guidato allo scontro la città di Tebe mentre l’eccellente interpretazione di Antigone ha fato toccare con mano il dramma della tragedia, regalando momenti di pura emozione.

La regia accurata ed attenta di Miriam Santopolo ha ben amalgamato il tutto rendendolo fruibile a qualsiasi tipo di spettatore.

Alla fine ognuno è andato via con la consapevolezza che, grazie a “Makrós”, ha respirato a pieni polmoni cultura e bellezza. 

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