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IN VIAGGIO NEL “SILENZIO” DI CUBASINA


Tra resti monastero S.Elia Pochi visitatori, alla ricerca di contemplazione

di REDAZIONE 

GALATRO (RC) – 30 LUGLIO 2019  – Cubasina ai più non dirà nulla.

É una località sui monti tra Giffone e Galatro, nella Piana di Gioia Tauro. Un posto quasi isolato, difficile da raggiungere, dove sorgono i resti di un monastero intitolato a Sant’Elia e realizzato da monaci greco-bizantini fuggiti dalla distruzione di Taureana nell’XI secolo dopo Cristo.

Una leggenda narra che fuggirono portandosi i resti di S.Elia lo Speleota. Nei mesi estivi è possibile ogni tanto incontrare visitatori che ancora conservano il valore della memoria e della storia.

Gente alla ricerca del silenzio e della contemplazione. Se ne stanno quasi oranti dopo ore di cammino immaginando i fasti antichi e la santità del luogo, ormai abbandonato. É la Calabria delle bellezze nascoste o dimenticate, delle pietre oranti, che ancora costituiscono, come piccoli scrigni, luoghi della bellezza.

Qui nel silenzio più assoluto c’è chi giura di sentire tra le vecchie e possenti mura i canti greci degli antichi monaci, in particolare in prossimità del crepuscolo.

Ricchezze e storia, fede e cultura nei monti della Calabria dimenticata che continua errante una ricerca di sé. Nel convento di Cubasina visse per un periodo di tempo anche il monaco Baarlam di Seminara (1290-1348), maestro di latino e greco di Petrarca, matematico, filosofo, vescovo di Gerace, teologo e studioso della musica bizantina. Scrisse, anche, di aritmetica, musica e acustica.

Fu uno dei più convinti fautori della riunificazione fra le Chiese d’Oriente e Occidente. La sua figura emerge nel bisogno della ricerca di Dio anche in questi mondi, distrutti dall’incuria dell’uomo moderno e dal consumismo nel quale si è ormai adagiato.

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