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IL RECUPERO DEL SENSO DI COMUNITÀ E DI PARTECIPAZIONE

La partecipazione diventa essa stessa un obiettivo da perseguire attraverso le attività connesse a questa funzione, e diventa obiettivo primario attraverso il quale perseguire azioni preventive realmente incidenti sul tessuto sociale della comunità interessata

di Salvatore CONDITO, Giornalista

PRESERRE (CZ) –  13 AGOSTO 2019 –  Ogni discorso inerente la pratica dell’animazione risulterebbe indeterminato, privo di un autentico significato operativo, se non si precisasse l’obiettivo politico principale, identificabile nel processo di partecipazione attiva degli utenti .

“Ovviamente non tutte le ‘parti sociali’ possono essere disponibili fin dall’inizio ad un processo di collaborazione, attivazione e partecipazione; l’importante per chi si accinge a lavorare in questi ambiti è tenere sempre presente e tentare di coinvolgere queste ‘parti’ nel processo che si pensa di sviluppare o che si sta sviluppando.

Intesa in questa accezione la partecipazione diventa essa stessa un obiettivo da perseguire attraverso le attività connesse a questa funzione, e diventa obiettivo primario attraverso il quale perseguire azioni preventive realmente incidenti sul tessuto sociale della comunità interessata”. 

 “Il concetto di ‘partecipazione’ è relativamente recente. Di esso si avvalgono differenti discipline: se ne è occupata la sociologia, per indicare il ruolo spettante ad un individuo nello svolgimento dell’attività in un gruppo; la scienza politica, per designare il concorso dei singoli all’esercizio del potere politico; la scienza giuridica, per individuare la posizione che l’ordinamento giuridico accorda ai cittadini nella gestione della cosa pubblica.

Comune denominatore è il diritto generalmente riconosciuto agli uomini di prendere parte ai processi decisionali che, direttamente o indirettamente, li riguardano”. 

L’esigenza crescente di una democrazia partecipativa diretta a sbloccare la situazione di immobilismo, di segregazione tra politica e società, creata dalle tradizionali forme di gestione pubblica indirette, puramente rappresentative, sorrette da una struttura burocratica piramidale, si è rivelata come fenomeno dilagante tra l’opinione pubblica, motivato dal crescente processo di acculturazione. 

 “Partecipare significa, nello stesso tempo, ‘prendere parte’ e ‘far parte’, e cioè, tanto ricevere che dare. Fondamentalmente sussiste l’idea di uno scambio”. 

“La partecipazione consiste nell’istituzionalizzazione del concorso dei cittadini nella gestione politico-amministrativa della cosa pubblica per democraticizzare l’amministrazione e per tentare di modificare quel rapporto di separazione tra società civile da una parte e organi di governo dall’altra”.

Il problema della partecipazione, non solo a livello territoriale specifico, ma soprattutto su scala nazionale, implica un’azione culturale finalizzata alla formazione di una nuova e più consapevole coscienza individuale e collettiva a riguardo, in termini, non solo di sviluppo di presupposti soggettivi, ma nella considerazione di un diverso rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione, tra pubblico e privato, chiamando in causa la questione del decentramento, sopra trattata .

 “L’animazione socioculturale è anche il luogo dell’ambiguità, e i dibattiti e i conflitti che si sviluppano al suo interno sono il riflesso di dibattiti che agitano il sistema sociale nel suo insieme. Essa è partecipe dello sviluppo culturale di una società, cioè degli individui e dei gruppi che la compongono, (…) essa si basa su una concezione della partecipazione e della creazione che” trovano “la loro fonte nel popolo stesso”. 

 In sostanza, occorre un rinnovato sistema che integri le tradizionali forme di partecipazione indiretta con quelle dirette, così da garantire una tangibile e concreta distribuzione del potere e, contemporaneamente, la valorizzazione delle spinte aggregative provenienti dal basso, dalla collettività di base. Per quanto riguarda l’approccio metodologico della partecipazione locale. 

 “Innanzitutto i portatori di un contenuto problematico non sono identificabili in una sola categoria di popolazione, di operatori e di strutture locali: alcuni di tali problemi possono essere maggiormente presenti o diversamente percepiti da alcuni rispetto ad altri; ma un problema locale in quanto tale è un carico di tutta la collettività: incide al positivo e al negativo sulla vita di tutti.

Di qui la necessità che la lettura del problema ‘in situazione’ venga fatta attraverso e da tutti i suoi portatori locali; così pure il suo uso didattico e politico per l’innalzamento dei livelli di conoscenza e dei livelli di vita della popolazione non può non investire, in termini e in modi differenti, i diversi soggetti locali”.