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IL ‘CANTICO DELLE CREATURE’ SPERANZA PER UN MONDO MIGLIORE


È una sorta di esaltazione della natura, un inno ecologico che nell’attuale frangente storico dell’umanità deve rappresentare la stella polare per salvaguardare i beni della terra, sperperati per arricchire le multinazionali e le oligarchie senza scrupoli

 di Salvatore CONDITO (Giornalista)

PRESERRE (CZ) –  6 LUGLIO 2022 –  Da Francesco, malato e sconfitto, emerge il cantico più sublime della spiritualità cristiana, il più sublime in quanto privo di funzionalità, di richiami alla dottrina  di intenzioni didascaliche o catechistiche, privo persino del desiderio di salvezza personale, in quanto l’ego è del tutto assente se non per dire “mi Signore”; un componimento del tutto gratuito in cui la lode raggiunge il vertice della purezza.

Allo stesso modo anche da noi, malati e sconfitti nel nostro modello politico ed economico e così ciechi da non riconoscerlo, può emergere la possibilità di una spiritualità autentica, genuina, non funzionale, non più asservita al potere e alla conformazione che esso esige, una spiritualità che neppure tende alla salvezza personale (spesso vissuta come ultimo atto della volontà che cerca la preservazione dell’io), una spiritualità come pura lode.

Se prendiamo coscienza che anche noi, come Francesco, siamo malati e sconfitti, e tuttavia, come Francesco, continuiamo a credere all’amore, può sorgere da noi qualcosa di nuovo, di inedito, di veramente vitale.

Il “Cantico delle Creature” è una sorta di esaltazione della natura, un inno ecologico che nell’attuale frangente storico dell’umanità deve rappresentare la stella polare per salvaguardare i beni della terra, sperperati per arricchire le multinazionali e le oligarchie senza scrupoli. La bellezza di Dio rifulge nel Creato e solo a Lui si deve la lode “cum tucte le tue creature”.

Il problema è che l’ideologia ambientalista non ha sempre preso questa strada. Accanto a un ambientalismo corretto, teso a riparare gli indubbi disastri dovuti allo sfruttamento del mondo, esiste un ambientalismo estremo, quello che afferma che “la cosa migliore che gli uomini possano fare per creare un ecosistema sano è di lasciare la natura a se stessa”. 

Oggi, com’è evidente, l’uomo è un ospite sgradito dell’ambiente, anzi un parassita, un nemico, l’uomo è estraneo alla natura.

 I nostri comportamenti ‘consumistici e aggressivi’ denotano una mancaza di rispetto per noi stessi ed il mondo che ci circonda.

 Credo che occorre avere una visione pacifica e inclusiva della natura, sentirsi partecipi e inclusivi di un eco sistema in cui noi quotidianamente siamo i difensori ed i soggetti attivi.

I piccoli gesti costruiscono  le vere intenzioni, per cui cerchiamo di lasciare ‘segni’ di bellezza di costruzione di un mondo migliore; meno consumo più condivisione, diventiamo i  ‘vigili’ del mondo che ci circonda.

 Difendiamo siamo puliti con noi ed il mondo che ci circonda , piantiamo un albero, doniamo semi e piante per i giardini pubblici, rendiamo più belli i nostri paesi.

 Uniamo forza sapienza e passione per rendere questa nostra società più  giusta libera pulita armonica, condividiamo le nostre risorse con chi soffre chi vive nell’emarginazione e povertà spirituale e materiale.

Non avremmo dovuto sentirci i padroni indiscussi della Terra, dominando su tutti gli altri esseri viventi; inventando le palizzate, gli steccati, i recinti, i confini, le proprietà private, le spiagge a pagamento, gli appezzamenti di terra, il mio, il tuo … senza freni, senza ritegno. E se i veri dominatori dell’universo fossero gli uccelli e noi non lo sapessimo?

 La lettura del Cantico, magari potrà renderci più consapevoli di quello che ci circonda e farci sperare che a “rimirare” la bellezza del Creato non siano rimasti soltanto i poeti, gli artisti e i bambini.

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