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“IL BORGO IN ARTE”, RIVIVE IL CENTRO STORICO DI MONTEPAONE


Conclusa  IX edizione del progetto curato dall’Associazione Culturale Ri…Vivi…Amo

di REDAZIONE

MONTEPAONE (CZ) –  2 LUGLIO 2021 –  Si arricchisce di un’altra opera d’arte, l’itinerario artistico/turistico permanente fortemente voluto dall’Associazione Culturale Ri…vivi…amo Montepaone e dalla sua presidente Anna Migliano, che nell’ambito del progetto il Borgo in Arte si propone l’intento di valorizzare le enormi ma inespresse potenzialità del luogo e di rendere omaggio, attraverso il linguaggio dell’arte, alla sua storia, alla sua identità e alla sua gente.

Sono ben undici i murali che si snodano lungo la Via Roma, arteria principale che attraversa il centro storico e lungo la quale si possono ammirare, quasi come cartoline uscite fuori dal cassetto dei ricordi, queste imponenti opere.

Come vere e proprie sentinelle si stagliano davanti agli occhi del visitatore, guidandolo in quella che a tutti gli effetti può essere definita una pinacoteca a cielo aperto. L’undicesima opera, protagonista della nona edizione, è stata realizzata dall’artista romana Giovanna Alfeo su una superficie muraria pari a metri 3,80 X 2,50. Il soggetto immortalato nell’opera è una donna, di altri tempi, intenta ad infornare il pane.

Viene ritratta nell’ambiente del cocipana, ovvero del forno, presente una volta in tutte le case delle famiglie montepaonesi. L’ambiente viene riproposto con tutti gli utensili in uso all’epoca, la maggior parte dei quali erano adoperati nell’attività della panificazione: la majida, i crivi con i canovacci in lino, dove l’impasto aveva lievitato, le brocche dell’acqua in terracotta, la fascina di rami secchi per alimentare costantemente il fuoco.

L’intento non è solo quello di far conoscere e divulgare la storia e le tradizioni di un passato che è ormai scomparso e che si mantiene in vita nei racconti degli anziani del paese, ma mira a trasmettere, attraverso lo sguardo della protagonista, la sacralità e la solennità rinchiusi in un gesto rituale, quale l’atto di infornare il pane.

Si vuole trasmettere, in sostanza, l’insieme dei valori che caratterizzava la società contadina, quando ogni gesto, anche domestico, veniva caricato di significati e di simboli. Il pane nella società contadina montepaonese era accostato al corpo di Cristo, ed è molto probabile che la donna prima di infornare i panetti lievitati, ne avesse inciso la superficie con un coltellino riproducendo una croce e subito dopo baciato le forme.

Il gesto serviva a sugellare l’importanza per quella provvidenza che la donna con orgoglio aveva saputo trasformare in cibo per sfamare l’intera famiglia per giorni e giorni. Conferisce importanza e dignità al lavoro della famiglia: la coltivazione del grano nei campi in località Maglia, la mietitura, la macinazione del grano nel mulino ad acqua in funzione nel paese; rappresenta la chiusura di un ciclo.

La protagonista sembra trasmetterci tutto ciò, il suo sguardo cattura l’attenzione e rimanda a sentimenti non tanto di fatica, ma di tenacia, di forza, di sapienza riposta nei gesti quotidiani, di ritualità, ma anche di nostalgia, di consapevolezza del proprio ruolo.

La donna, come le altre protagoniste delle ultime due opere murarie, è al centro della vicenda e non è un caso. Forse l’intento è proprio quello di celebrarla, di metterne in rilievo il ruolo assunto nel corso della storia montepaonese e non solo, una storia di emigrazione e di lontananze; quando gli uomini erano costretti a partire per trovare fortuna altrove, erano le donne che restavano, che si ergevano a capi famiglia, che educavano i figli e che lavoravano tenacemente nei campi, che tramandavano usi e costumi e che hanno in qualche modo contribuito al riscatto della società dell’epoca.

Le donne, mamme, nonne, lavoratrici, hanno trovato la giusta celebrazione nelle ultime opere murarie fortemente progettate e volute dall’Associazione Culturale Ri…vivi…amo Montepaone, la cui attività si è anche condensata nella ricerca di fonti storiche e fotografiche, in modo tale da riproporre attraverso i dipinti, spaccati di vita quotidiana quanto più aderenti alla realtà di una volta.

L’invito dell’Associazione, pertanto, non può essere che quello di visitare il centro storico di Montepaone, di ritornare a riappropriarci dei territori, di viverli, soprattutto da chi ha scelto di restare.

Restare è la forma più estrema del viaggio, e ancora che senso ha restare se non quello di rendere più abitabili i territori?

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