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I “PANUZZEDHA DI SANTA BARBARA”, AD AMARONI RIVIVE UN’ANTICA TRADIZIONE


Una devota e fervente parrocchiana del posto, prima di passare a miglior vita, quest’anno ha fatto in tempo a riproporli in segno di antica devozione

di Rossella NASSO 

AMARONI (CZ) – 1 AGOSTO 2021 – Tradizioni sopite e mai dimenticate.

Passato gelosamente custodito nel cuore.

Memorie che, al momento opportuno, rivivono nella loro straordinaria bellezza.

Basta la stimolo giusto. Santa Barbara Vergine e Martire lo è.

Oggi Amaroni ne celebra la festa solenne. Tante le “devozioni” che fanno (e facevano) da cornice alla ricorrenza.

Alcune hanno soverchiato l’inesorabile vortice della modernità. Altre, invece, si sono arrese all’avanzare della storia.

Ma le usanze di un popolo,  quelle radicate nell’humus che lo identifica, non si fanno incatenare da niente e nessuno.

Come i “Panuzzedha di Santa Barbara”: una devota e fervente parrocchiana del posto, prima di passare a miglior vita, quest’anno ha fatto in tempo a riproporli in segno di antica devozione.

«Ci hanno tramandato i nostri anziani  – racconta il parroco don Roberto Corapi, tra l’altro appassionato di costume e antiche usanze – che in tempi remoti, già agli inizi del ‘900, quando non esistevano le figure e i santini con le immagini della protettrice, alcune famiglie creavano questi piccoli quadratini (con un impasto di acqua e farina, successivamente impresso con uno stampo dedicato) che venivano distribuiti in chiesa ai fedeli nei giorni di festa, in segno di benedizione.

Ognuno sceglieva di portarli sempre con sé, come un’odierna medaglia, o di esporli nelle proprie case per invocare l’aiuto e la protezione di Santa Barbara».

Tradizioni sopite e mai dimenticate: come i “Panuzzedha di Santa Barbara”.

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