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I BANCHI VUOTI


Si sta verificando uno spopolamento dei luoghi di culto: difatti, le chiese non sono più frequentate come un tempo per pregare e avvicinarsi a un Dio in cui si crede

di Rossella NASSO
Foto: LOSPIFFERO.COM 

PRESERRE (CZ) –  15 GENNAIO 2022 –  Da un pò di tempo si sta assiste ad uno smarrimento collettivo riguardante la fede di ogni singolo individuo.

Gradualmente si sta verificando uno spopolamento dei luoghi di culto: difatti, le chiese non sono più frequentate come un tempo per pregare e avvicinarsi a un Dio in cui si crede, ma fungono da museo per turisti curiosi degli ultimi affreschi magari sfuggiti all’attenzione dei passanti di turno.

 I sacerdoti si ritrovano sempre con meno fedeli a cui evangelizzare la parola di Dio, smarriti anch’essi da tale indifferenza, tale crisi di valori.

Non a caso, nel giorno dell’Epifania anche Papa Francesco ne rimarca tale concetto asserendo di essere “parcheggiati in una religione che non scalda il cuore”.

Una frase durissima che però afferma come la chiesa sia poco dinamica e meno missionaria nel senso più alto del termine, e ancora chiede “A che punto siamo nel viaggio della fede?

Non è vero che si è da troppo tempo parcheggiati dentro una religione convenzionale, che non scalda più il cuore di nessuno?” Parole che scuotono il mondo e che dovrebbero scuotere le coscienze.

Oggi l’individualismo tanto agognato ha prodotto un isolamento senza pari ed eguali. Difatti non si pensa più al plurale come un tempo, ma al singolare sempre e comunque.

Si va avanti come treni in corsa senza programmi, né fermate elo stop obbligato arriva quando ci si ammala o si cade nello sconforto.

Opportunismo religioso? Forse si, poiché ci si ricorda che qualcuno superiore a noi o divino regoli la nostra vita come ogni cosa solo quando il controllo sfugge di mano.

Eppure si potrebbe fare a meno di accorgersene che ci si sente soli e smarriti visto che giornalmente non si fa più caso e si gioca a fare gli onnipotenti. La verità però, è che quando si sta male mille persone intorno non fanno la differenza poiché si ha bisogno di mettersi in relazione con se stessi, in preghiera, in atto di consolazione.

Dunque, perché si tende a spegnere la luce della stella cometa che indicano Re Magi, se poi quando meno lo si aspetta la si vorrebbe accendere per non avvertire quel buio che tanto si affanna a costruire?

Occorre che si torni al mondo della condivisione considerando l’altro come prossimo a noi stessi, non un estraneo da cui fuggire o scansare.

 Occorre che si torni ad occupare un banco in chiesa per porsi in comunione con Dio riaccendendo il wi- fi  della spiritualità di cui ogni essere vivente ha bisogno, quello di credere che un Dio misericordioso illumina ancora la vita come i passi! 

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